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Chagall il sogno, fiaba e destino

2/2/2004  Con una attenta selezione di 100 opere, visibili dal 3 dicembre 2005 al 5 febbraio 2006, la mostra racconta lo stile fantastico e l'umanità di Chagall attraverso le acqueforti che il grande artista russo esegue fra il 1924 e il 1939 per il illustrare Le anime morte di Gogol', Le Favole di La Fontaine e La Bibbia. Il ciclo delle illustrazioni commissionate a Chagall da Ambroise Vollard negli anni venti-trenta è considerato uno dei cicli di incisioni più importanti di tutto il secolo passato, e l'intensità espressiva delle opere basterebbe da sola a giustificare il progetto espositivo ed editoriale realizzato.

La mostra documenta, infatti, la cosiddetta "Trilogia" di Marc Chagall, comprendendo tutte le tavole debitamente più famose da L'arrivo di Cìcikov, al fiabesco Paesaggio, al Gogol' e Chagall delle Anime morte; dalla suggestiva serie degli animali delle Favole, fino a capolavori come La colomba dell'Arca, Abramo piange Sara e La scala di Giacobbe ispirati da La Bibbia.
La Trilogia, nel suo insieme, compone un'opera ormai inscindibile, che perde il messaggio forte che contiene se viene considerata solo nelle sue singole parti, staccate fra loro. Chagall, infatti, svolge in essa una meditazione circolare. Nelle tavole delle Anime Morte riflette sull'uomo, sulle sue meschinità, sul suo limite. Nei fogli delle Favole compie un viaggio nella natura, nella sua bellezza e nella sua impronta originaria. Nella Bibbia torna a meditare sull'uomo, ma in una luce ben diversa rispetto a quella delle Anime Morte. L'uomo rimane quello che è: imperfetto, segnato in modo indelebile dal limite e dal peccato. Ma la sua finitezza viene rischiarata dalla realtà di Dio. La grandezza dell'uomo, come appare nelle tavole della Bibbia chagalliana (che assumono ancora più rilievo accanto ai fogli grotteschi delle Anime morte) non consiste tanto nelle sue qualità, quanto nella sua capacità di affidarsi a qualcosa di più grande e riconoscerlo. In questo senso la Bibbia non solo conclude la Trilogia, ma rappresentando una risposta agli interrogativi posti dalle sue prime due parti, ne racchiude il senso ultimo.

Le incisioni per le Anime morte sono datate fra il 1924 e il 1926. Commissionate da Vollard, esprimono per intero l'anima russa di Chagall, che restituisce un'immagine della patria lontana (l'artista vive in questi anni a Parigi), carica di umori surreali e grotteschi, e insieme di toccante umanità.
Successivamente, sempre su sollecitazione di Vollard, Chagall prepara, fra il 1927 e il 1930, le tavole per Le favole di La Fontaine, che interpreta con vena allucinata e visionaria: gli animali diventano simboli filosofici, pur mantenendo intatta tutta la loro vitalità.
Tra il 1931 e il 1939, infine, mette mano alla serie di acqueforti de La Bibbia, in cui si confronta con la propria cultura ebraica. Nell'apprestarsi all'opera sente il bisogno di compiere un viaggio in Palestina, anche se le sue tavole si alimenteranno soprattutto della sua tensione fantastica. "Io non vedevo la Bibbia, la sognavo" dichiara lui stesso.
Tutte e tre le opere avranno un iter tormentatissimo e riusciranno a essere pubblicate solo nel dopoguerra.

L'esposizione è accompagnata dalla riedizione del catalogo Medusa, che, per la prima volta in Italia, ha riprodotto la "Trilogia" nella sua interezza, con un'ampia introduzione e schede di Elena Pontiggia e un saggio di Luigi Tavola.

Marc Chagall (Vitebsk 1887-St Paul de Vence 1985), pittore russo di origine ebraica, è uno dei grandi maestri dell'arte contemporanea. Dopo aver studiato con Leon Bakst a Pietroburgo, si reca a Parigi nel 1910. Si avvicina quindi al cubismo, che però interpreta in chiave onirico-fantastica. Le sue opere, per la loro vena visionaria (fantasie popolari, scene di vita dei villaggi russi, figure volanti), anticipano il surrealismo. Nel 1914 ritorna in Russia dove rimane fino al 1922. Rientrato a Parigi, affianca alla ricerca pittorica quella grafica, creando una serie di tavole che fanno di lui uno dei più significativi incisori del ventesimo secolo. Dagli anni quaranta si stabilisce nel Sud della Francia, dove continua instancabilmente a dipingere. Muore a novantotto anni a St.Paul de Vence, nel 1985.

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