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Quando all'Università contesto Togliatti, sino al processo per il delitto Calabresi concluso con la condanna a 22 anni di reclusione

Adriano SofriROMA - Adriano Sofri, che dalla notte scorsa è ricoverato in rianimazione nell'ospedale di Pisa dopo un intervento all' esofago, è nato a Trieste il primo agosto 1942. Iscritto alla facoltà di Lettere della Scuola Normale di Pisa, nel 1963 ne venne espulso perchè sorpreso nella stanza del collegio con la ragazza che poi divenne sua moglie in un'epoca in cui il prestigioso istituto aveva al suo interno collegi rigorosamente separati. Allo stesso anno risale un celebre botta e risposta tra Sofri e l'allora segretario del Pci Palmiro Togliatti che era alla Normale per una conferenza. Sofri prese la parola contestandolo. Il segretario del Pci, indispettito, si rivolse allora al giovane dicendogli: «Provateci voi, allora, a fare la rivoluzione». «Ci proverò, ci proverò» fu la risposta di Sofri.
Nonostante l'espulsione Adriano conseguì la laurea l'anno successivo, nel 1964.

La stagione del 1968 lo vide protagonista: fondò «Il potere operaio» a Massa rivendicando nell'articolo Il la distinzione da un altro movimento della sinistra extraparlamentare, «Potere Operaio», che aveva ai vertici Franco Piperno, Oreste Scalzone e Toni Negri, con i quali fu in polemica. L'anno successivo, il 1969, quello dell'autunno caldo, fondò a Torino «Lotta Continua», di cui fu naturale leader. In quel periodo Sofri e gli altri capi del movimento, Guido Viale a Roma, Mauro Rostagno, Alex Langer e Marco Boato a Trento, furono molto attivi nella divulgazione di inchieste di controinformazione sull'ordine pubblico e sul terrorismo nero. Nel 1972, l'uscita del quotidiano «Lotta Continua» diede al movimento uno strumento in più per amplificare le proprie battaglie.
Una delle più importanti fu quella contro il commissario Luigi Calabresi, accusato di essere il responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano dopo essere stato fermato dalla polizia nelle ore successive alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Da alcuni settori del servizio d'ordine di «Lotta Continua» e dal movimento dei proletari detenuti, nato nelle carceri, derivarono frange terroristiche, in particolare quella dei «dannati della terra», che, espulsi da «Lotta continua», crearono i Nap (Nuclei armati proletari).
La posizione di Sofri fu di netta condanna per gli atti di terrorismo. Sua è la definizione di «vocazione al suicidio» dei terroristi. Nelle polemiche con il partito armato sostenne che il terrorismo era responsabile dell'arretramento del movimento del '68.

Nel 1976 sciolse «Lotta Continua», il movimento da lui stesso fondato. Da allora si dedicò agli studi e all'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Firenze, in un seminario dedicato ai mass media.
Nei primi anni Ottanta firmò il supplemento culturale del quotidiano «Reporter», fondato da Enrico Deaglio, ultimo direttore del giornale «Lotta Continua», che aveva cessato le pubblicazioni nel luglio del 1982.

Nel 1988 venne coinvolto, con Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, nel caso giudiziario che prenderà il suo nome, accusato di essere il mandante dell'uccisione del commissario Luigi Calabresi, ucciso a Milano il 17 maggio 1972. Esce ed entra dal carcere in base agli esiti alterni della vicenda processuale. Durante l'assedio di Sarajevo è nella città bosniaca ed i suoi reportage (che saranno racchiusi poi nel libro «Lo specchio di Sarajevo») sono pubblicati dall'Unità. Tra le sue collaborazioni, anche dal carcere, quelle con La Repubblica, Panorama e Il Foglio. Il 24 gennaio del 2000, al termine dell'ottavo processo per l'omicidio, la Corte d'Appello di Venezia rigettò l'istanza di revisione del processo e confermò la condanna a 22 anni di reclusione per Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Da allora Sofri è rientrato nel carcere di Pisa. Dal 21 giugno scorso, avuta l'autorizzazione al lavoro esterno, svolge l'attività di bibliotecario alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Ha suscitato polemiche la controversa questione della grazia per Sofri, da più parti sollecitata, ma che lui stesso non ha mai chiesto in quanto si è sempre professato innocente.
Adriano Sofri ha due figli: Nicola e Luca, che è stato fra l'altro conduttore con Giuliano Ferrara del programma «Otto e mezzo» su La7.

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