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Mafia a Trapani - Così funzionava il "comitato d'affari"

TRAPANI - Avevano il controllo sugli appalti indetti da enti locali, decidevano persino le forniture edili e dei conglomerati cementiti. Insomma, avevano il controllo del mercato delle imprese. Ecco l'accusa della Direzione distrettuale antimafia di Palermo a sei insospettabili imprenditori finiti in carcere all'alba di oggi nell'operazione condotta dalla Squadra mobile di Trapani, che ha portato all'esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare.
L'indagine, durata tre anni, «ha consentito - spiegano gli investigatori - di raccogliere molteplici e rilevanti elementi probatori sul condizionamento illecito della fase della aggiudicazione delle gare di appalto, e quindi anche dell'operato della Pubblica Amministrazione, da parte di un gruppo di imprenditori e di pubblici funzionari».
I risultati dell'indagine sono adesso al vaglio della Procura della Repubblica di Trapani, allo scopo di verificare se gli imprenditori ed i pubblici funzionari infedeli abbiano operato autonomamente in un sotto-comitato d'affari al fine di assecondare le direttive dei vertici di Cosa Nostra.
«Proprio Antonino La Spezia - dicono ancora gli investigatori - ha continuato ad operare nel sistema di relazioni finalizzate alla gestione illecita delle gare di appalto, sia in fase di aggiudicazione che in fase di esecuzione, intrattenendo rapporti con pubblici funzionari infedeli e con esponenti mafiosi inseriti nell'attuale organigramma della famiglia mafiosa trapanese».
Gli accertamenti svolti dalla Squadra mobile di Trapani hanno consentito di verificare la sua partecipazione occulta a varie opere aggiudicate, tra cui la realizzazione dei lavori di ristrutturazione della Strada provinciale. «Vita-Domingo-Celso-Inici», aggiudicata il 25 agosto 2000 in favore della Precon s.r.l.
Dalle riunioni intercettate dalla Squadra mobile è emersa un'ulteriore forma di condizionamento diretto che consisteva nell'interposizione, da parte dell'organizzazione mafiosa, in particolare di Francesco Pace di un vero e proprio potere di veto all'esercizio di nuove attività imprenditoriali sul territorio o di mediazione tra i vari portatori degli interessi coinvolti nella gestione dei lavori per la realizzazione delle opere pubbliche.
È quanto si è accertato, per esempio, per le questioni insorte tra gli imprenditori legati alla cosca mafiosa di Trapani e l'imprenditore Calogero Guercia di Torretta, aggiudicatario - con modalità illecite - della gara di appalto bandita dalla Provincia di Trapani per la realizzazione dei lavori di sistemazione e manutenzione straordinaria della Strada provinciale Ericina-Difani.
In quella circostanza, a Guercia, cui non era consentita alcuna possibilità di contestazione poiché, in caso contrario, avrebbe subito le inevitabile ritorsioni, veniva data direttiva di avvalersi delle maestranze e delle forniture di calcestruzzo e di materiale pietroso indicategli dalla famiglia mafiosa trapanese.
Dalle conversazioni intercettate sono emersi inoltre molteplici elementi che documentano «l'incessante interesse dei vertici della famiglia mafiosa di Trapani per il controllo ed il condizionamento delle forniture di calcestruzzo, settore certamente tra i più produttivi e redditizi dell'intero comparto dell'imprenditoria edile».
Questa ingerenza è stata vista sia in relazione ai nuovi impianti per la produzione del calcestruzzo da realizzare a Trapani sia per tentativo di controllo occulto sugli impianti già confiscati alla mafia e passati all'Amministrazione finanziaria quali la Calcestruzzi Ericina s.r.l., per la cui realizzazione si è reso necessario il tentativo occulto di condizionare o rendere del tutto inefficaci i provvedimenti e le iniziative degli organismi governativi finalizzati a promuovere sul mercato l'azienda.
Nel corso dell'indagine gli investigatori hanno così svelato «l'attività impositiva avviata, proprio su direttiva di Pace, nei confronti dei responsabili dell'impresa catanese Ira Costruzioni generali s.r.l.», che risulta aggiudicataria della licitazione privata, indetta dal Genio civile opere marittime di Palermo, dei «lavori di consolidamento ed adeguamento delle banchine operative settentrionali del porto di Trapani», per l'importo netto pari a oltre 16 miliardi delle vecchie lire, bandito dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti .
Per la realizzazione dell'opera la ditta Ira Costruzioni aveva avviato una ricerca di mercato allo scopo di individuare un fornitore di conglomerato cementizio a Trapani, iniziando una trattativa con la Calcestruzzi s.p.a. di Bergamo, con una sede anche a Trapani, e la Calcestruzzi Ericina, un'impresa confiscata al boss Vincenzo Virga, per una fornitura di complessiva di circa due miliardi di vecchie lire.

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