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Difesa Giorni, uccise in preda a raptus e non ci fu violenza sessuale

PERUGIA - Giorgio Giorni uccise la piccola Maria Geusa in una sorta di raptus, scaricando su di lei il rancore accumulato nei confronti della madre, Tiziana Deserto: è la tesi sostenuta dai difensori dell'imprenditore edile di Sansepolcro, Giancarlo Viti e Vittorio Betti, nella loro arringa davanti al gup di Perugia.
I legali hanno chiesto per il loro assistito la derubricazione dell'accusa di omicidio volontario in preterintenzionale e l'assoluzione con la formula «perchè il fatto non sussiste» dall'accusa di violenza sessuale. In subordine hanno sollecitato attenuanti che gli possano consentire di proseguire nel processo di recupero.
L'avvocato Viti ha tra l'altro detto che l'atteggiamento di Giorni nei confronti della bambina è spiegato nelle perizie psichiatriche alle quali è stato sottoposto. Secondo il legale l'omicidio venne provocato da una situazione di discontrollo e transfer. In particolare l'imprenditore avrebbe scaricato su Maria il rancore accumulato nei confronti della madre. Il 5 aprile 2004 Giorni avrebbe poi accumulato ulteriore stress legato - ha sostenuto ancora l'avvocato Viti - al fatto che la Deserto quella mattina gli aveva affidato la figlia. Circostanza negata però dalla donna, secondo la quale sarebbe invece avvenuto il contrario: era stato lui ad andare a prendere la piccola. Nell'imputato si sarebbe quindi sviluppata una reazione - ha spiegato il legale - «non in linea con la personalità di Giorni». L'imprenditore ha inoltre sempre negato l'accusa di aver violentato la bambina.
Dopo le repliche delle parti, ora in corso, il gup Claudia Matteini entrerà in camera di consiglio. La sentenza è attesa in serata.
Per Giorni i pm Giuseppe Petrazzini e Andrea Claudiani hanno chiesto la condanna all'ergastolo.

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