«Una scoperta emozionante»

MONOPOLI - «L’emozione è pari a quella del 3 ottobre 1993, quando durante un’esplorazione nel complesso carsico della Grotta Lamalunga rinvenni casualmente l’Uomo di Altamura». Così parla Lorenzo Di Liso, 46 anni, professione ascensorista, dal 1989 la passione viscerale per le cavità sotterranee. È lui il «papà» di «Ciccillo», il più antico abitante della Puglia, un esemplare arcaico di Homo Neandertalensis». 
Di Liso, all’epoca componente del gruppo speleologico Vespertilio di Bari, adesso che è il presidente del Gasp (Gruppo archeologico e speleologico di Gioia del Colle), è anche uno dei padrini della Grotta Rotolo. 

Signor Di Liso, si ipotizzava che lì, a Canale di Pirro, potesse esserci una grotta così interessante? «La grotta era censita come inghiottitoio chiuso, nella classificazione che a suo tempo ideò Franco Orofino, il padre della ricerca speleologica pugliese, collaboratore di Franco Anelli lo scopritore delle Grotte di Castellana. Non venne esplorata perché lo sprofondamento era di un metro e mezzo, troppo poco per classificarlo come grotta e inoltre chiuso da massi». 

Insomma, quella classificazione antica è stata smentita dai fatti? «Esattamente. Noi speleologi non ci siamo mai dati per vinti. Abbiamo seguito l’intuizione del proprietario del fondo, Pierluigi Rotolo. A febbraio del 1996, 16 anni fa, dopo un nubifragio, in quel punto si raccolsero delle acque che stazionarono a lungo ma poi pian piano filtravano in basso. Mi accorsi che creavano un mulinello». 

Che cosa segnala il vortice? «Indica che lì sotto c’è un vuoto. Io non immaginavo, però, quanto potesse essere grande. Quindi ho chiamato un mio cugino di Alberobello, Luca Benedetto, anche lui speleologo del Gasp, e dal primo maggio scorso abbiamo cominciato a scavare con pala e piccone per svuotare il cumulo di pietre. Lo abbiamo fatto nei ritagli di tempo, ma già 5 giorni dopo ci siamo accorti che, spostando le macerie, le pietre più piccole cadevano verso il basso». 

La costanza, quindi, è la prima dote dello speleologo? «Direi di sì. Abbiamo lavorato l’intera estate, fino al 27 settembre, giorno dei Santi Medici, quando abbiamo superato lo strato di depositi alluvionali e ci si è aperto davanti l’ingresso. I primi ad esplorare la grotta sono stati Luca Benedetto, poi Nico Masciulli e Marisa Zaccaria. Ma inizialmente non avevano le corde per superare il pozzo che poi abbiamo scoperto essere di 60 metri e che, visto il giorno, abbiamo battezzato “dei Santi Medici”». [eustachio cazzorla]
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