Sabato 15 Dicembre 2018 | 11:55

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I tagli della Finanziaria rischiano di «accendere» anche in Italia le periferie

ROMA - I tagli agli enti locali rischiano di accendere anche il Italia un allarme periferie. Alla vigilia della fiducia sulla Finanziaria, Cgil, Cisl e Uil dichiarano guerra al Governo, e, di fronte a una Finanziaria che definiscono «iniqua e antisociale», promettono di non fermarsi allo sciopero generale del 25 novembre, «oramai inevitabile». E che nel pubblico impiego non sarà di quattro ore ma per l'intera giornata.
«Il Governo umilia i sindacati e gli enti locali, negando il loro ruolo e la loro funzione», tuona il leader della Cisl, Savino Pezzotta, denunciando ancora una volta «l'inaccettabile assenza di dialogo» e lanciando l'allarme periferie anche in Italia, con gli enti locali messi sempre più in difficoltà dagli ennesimi tagli ai trasferimenti. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parla quindi di «slealtà del Governo» che non mantiene gli impegni presi e mette a rischio almeno 90.000 posti di lavoro pubblici.

Critiche anche da parte di Confindustria, che chiede di cambiare il decreto fiscale collegato alla Finanziaria, varato ieri dall'aula del Senato: le nuove norme sull'ammortamento, infatti, si tradurranno per le imprese in una vera e propria stangata da 3,5 miliardi di euro in tre anni.
Lunedì l'incontro tra i leader di Cgil, Cisl e Uil e quello degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo per ricucire il rapporto sul fronte della Finanziaria. Almeno sul terreno del Mezzogiorno che, per i sindacati, «è stato cancellato dal Governo».
Intervenuti alla manifestazione delle autonomie locali contro i tagli della Finanziaria, Epifani e Pezzotta hanno lanciato un vero e proprio affondo contro l'Esecutivo: sia per i contenuti della manovra sia per il metodo adottato dal Governo. «Prudentemente avevamo fissato lo sciopero a fine novembre, proprio per dare all'Esecutivo il tempo di aprire un confronto con noi», spiega Pezzotta, che con rabbia constata l'assenza di qualunque risposta da parte del Governo. «E quando si nega il ruolo di sindacati ed enti locali - afferma il leader della Cisl - si fa male al Paese e alla democrazia». Anche perchè «se nelle periferie italiane non siamo ancora arrivati alla situazione francese è proprio per la presenza di un sistema diffuso di autonomie locali e di un sociale organizzato». Ma tutto ciò, per Pezzotta, è messo a rischio dall'atteggiamento del Governo e dai tagli a Regioni, comuni e province: «Sbaglieremmo a pensare che il malessere sociale riguarda solo la Francia. Perchè anche in Italia ci sono periferie cariche di tensione, con le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, taglieggiate dai prezzi, dal caro energia, dagli affitti. E con le migliaia di giovani senza alcuna prospettiva ed emarginati».

Un altro allarme è quello sui posti di lavoro a rischio: almeno 90.000 solo nel pubblico. «Nel settore della ricerca e dell'università - spiega Epifani - a rischiare sono 10.000 lavoratori a tempo indeterminato e 17.000 con contratti a progetto o di collaborazione. Nel settore enti locali sono almeno 50.000, tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato». Per il leader della Cgil, poi, il Governo non mantiene gli impegni, a partire da quelli presi con i due accordi per il rinnovo dei contratti pubblici. «Siamo di fronte a una cultura della slealtà che mina la credibilità del complesso del nostro Paese». «E' chiaro - aggiunge - che serve un altro metodo di governo». Anche per il numero due della Uil, Adriano Musi, auspica un cambiamento di politica economica e sociale: «Qualcuno dice di cambiare il Governo. L'importante, comunque, è che si cambi».
Per l'Esecutivo si apre però un altro fronte, con Confindustria visibilmente preoccupata per il decreto fiscale. Per questo la Giunta di viale dell'Astronomia chiede di cambiare il nuovo trattamento per gli ammortamenti relativi all'avviamento, previsto nel provvedimento approvato ieri dal Senato. «L'aggravio derivante alle imprese - spiega Confindustria - rappresenta indubbiamente un disincentivo alla loro crescita dimensionale». La norma contenuta nel decreto fiscale prevede maggiori versamenti tributari e ha un impatto sulle imprese di 3,5 miliardi in tre anni, di cui 1,7 nel 2006.
Ugo Caltagirone

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