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Il ministro Martino (Difesa): «Unione europea e Nato i cardini della nostra politica militare»

ROMA - Siamo a ragione soddisfatti per la rapidità con cui le Forze Armate hanno saputo corrispondere pienamente alle nuove esigenze della sicurezza. L'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica restano i cardini della nostra politica militare.
Anche dal punto di vista industriale, scientifico e tecnologico, il rafforzamento della cooperazione con i nostri alleati e partner assicurerà la massima economicità alla spesa consentita dalle nostre capacità di bilancio. Resta vitale la costante innovazione dello strumento militare, in modo che l'efficacia operativa aumenti di pari passo con la protezione del soldato».
Lo ha affermato il ministro della Difesa, Antonio Martino, in occasione della cerimonia di apertura, ieri a Roma, dell'anno accademico 2005-2006 del Centro Alti Studi per la Difesa (Casd).
«Queste sono le finalità dell'Agenzia europea della Difesa, istituzione comune ai Paesi della Ue, varata per migliorare sinergicamente le Forze Armate senza rinunciare alle capacità di cui ciascun Paese europeo dispone. Infatti - ha sottolineato Martino - l'Agenzia concentra la propria attenzione sulla definizione dei requisiti militari collettivi e promuove iniziative programmatiche comuni, consentendo lo sviluppo e l'innovazione tecnologica dei mezzi e dei materiali secondo le possibilità industriali di ciascun Paese».
«L'Efa, il nuovo sommergibile, le fregate Fremm, i sistemi missilistici, la rete net-centrica delle forze terrestri: sono tutte tappe di un processo di ammodernamento certamente faticoso per le difficoltà di natura finanziaria, ma continuo. In una dimensione di collaborazione atlantica si muove invece - ha ricordato Martino - il programma JSF (Joint Strike Fighter - n.d.r.), sempre finalizzato alla condivisione di esperienze e risorse».
«La dimensione interforze è una realtà, non meno dall'acquisita e consolidata capacità di operare in ambienti multinazionali. La stessa dimensione culturale del personale militare è cambiata, attraverso la professionalizzazione e gli impegni all'estero. Ed è realtà la trasformazione delle componenti tecnico-operative, conformemente agli accordi Nato e Ue in ambito formativo, organizzativo, tecnologico», ha proseguito il ministro della Difesa.
«Mi riferisco all'intelligence, alle forze speciali, alle forze anfibie, ai reparti Nbc, alla Msu, alle unità Cimic per la collaborazione civile-militare nei Teatri operativi. Il grande lavoro in questo campo consente - ha sottolineato Martino - ed ancor più consentirà in futuro, di rendere disponibili per la cooperazione internazionale assetti e capacità sicuramente compatibili con quelli di altri Paesi dell'Alleanza e dell'Ue, secondo standard già sperimentati e potenzialmente integrabili, condividendo tecnologie e concetti di gestione appunto "net-centrica", ovvero in grado di esaltare la potenza dello strumento militare».
«Il contrasto al terrorismo ed il supporto a missioni internazionali costituiscono i compiti più rilevanti ma non certo unici delle Forze Armate italiane. Attualmente - ha affermato Martino - più di diecimila uomini operano al di fuori del territorio nazionale in Iraq, in Afghanistan, nei Balcani, in Sudan, nel Mediterraneo ed in altre parti del mondo».
«Altri duemilacinquecento, circa, operano quotidianamente a fianco delle Forze dell'ordine e forniscono un significativo contributo alla sicurezza nazionale; tremilacinquecento sono impegnati in attività di prevenzione, sempre sul territorio nazionale. Ma resta la necessità di disporre di capacità rivolte a minacce di tipo più "tradizionale", anche con funzioni di deterrenza verso ogni minaccia potenziale; e un'aliquota di queste forze deve essere mantenuta in elevato grado di prontezza per fronteggiare possibili emergenze della Nato e dell'Unione Europea», ha concluso Martino.

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