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Francia - Per i vescovi cattolici le istituzioni spiazzate perché non è una rivolta politica

CITTÀ DEL VATICANO - «C'è un dato che impressiona, nelle violenze metropolitane scatenate in Francia: l'assenza di politica. Non hanno una prospettiva politica le bande di "rompi-tutto", ma non sembrano avere una capacità di interlocuzione, cioè di iniziativa politica neppure le forze di governo e di opposizione transalpine». Con queste parole il Sir, l'agenzia stampa della Cei, commenta in una nota diffusa oggi, la situazione critica che si è venuta a creare in Francia. I fatti della banlieue di Parigi, per l'agenzia informativa della Chiesa italiana, «al di là dei gravissimi problemi di ordine pubblico e di integrazione che mettono in evidenza, avvertono anche di una nuova stagione». Si tratta di «rivolte non politiche, ma identitarie o nichiliste, quando gli estremi di una identità caricaturale e di un nichilismo pratico si congiungono nel disegnare un orizzonte privo di speranza». Per questo la politica ufficiale è spiazzata, secondo il Sir.
«La politica delle maggioranze e delle opposizioni, di un bipolarismo che in Francia forse più che in altri Paesi europei sopravvive e si auto-alimenta solo come simulacro». L'agenzia stampa dei vescovi ricorda che siamo di fronte a una rivolta segnata dalla presenza di immigrati di terza generazione, cioè di giovani cui mancano prospettive e speranze di vita.
Nella nota si mette in guardia dai due grandi rischi che si corrono in questi casi, quello del sociologismo e del moralismo. Quindi il Sir precisa che la condanna più netta della violenza deve essere accompagnata da misure che affrontano le grandi emergenze sociali.
Ma, si legge ancora nel testo, c'è qualcosa di più. «Il presidente dei vescovi francesi, riflettendo a caldo sugli avvenimenti - afferma la nota - ha ricordato il lavoro quotidiano "di tante associazioni e istituzioni al fine di creare dei legami di solidarietà per un vivere insieme fraterno". Ha sottolineato "quanto può essere preziosa la presenza di piccole comunità religiose nei quartieri», perché «è vitale aprire a queste nuove generazioni, spesso in debito di speranza, un avvenire di libertà, di dignità, di rispetto per l'altro». «Ecco allora - conclude la nota del Sir - perché la politica è in affanno. Perché non ha coraggio di aprire registri nuovi».

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