Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 16:14

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Scontro diplomatico fra Teheran e la Farnesina

Maremoto - Unità di crisi Farnesina con il ministro Fini ROMA - Alla Farnesina si osserva che le affermazioni del portavoce del ministero degli Esteri iraniano vanno respinte al mittente, perché il ministro degli Esteri Gianfranco Fini non può certo accettare lezioni di comportamento provenienti da un portavoce estero. Il signor Hamid Reza Asefi sembra non aver compreso il pur chiaro messaggio espresso da Fini: nessuno vuole isolare l'Iran, anzi tutti noi auspichiamo che Teheran, adottando comportamenti responsabili, voglia giocare un ruolo di stabilizzazione nella sua regione, ma è l'Iran che inevitabilmente isola se stesso nel momento in cui nega il diritto all'esistenza di un altro Stato e di un altro popolo (Israele - n.d.r.).
Questa mattina, nel corso del consueto briefing settimanale con la stampa, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano aveva nuovamente e duramente attaccato Fini, accusandolo di usare «un linguaggio non compatibile» con la sua carica di responsabile della diplomazia e di aver «perso il senso della sua posizione nella realtà». Il riferimento è alla decisione del titolare della Farnesina, giovedì scorso, di non partecipare alla fiaccolata in solidarietà con Israele per evitare «conseguenze lesive dei nostri interessi nazionali e della sicurezza dei nostri connazionali» in Iran.
Già lo scorso 2 novembre, all'indomani della sollecitazione di Fini all'Aiea perché deferisca al più presto il dossier nucleare iraniano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, lo stesso Assefi aveva bollato la posizione del ministro degli Esteri come «un'emanazione della propaganda israeliana». «Le dichiarazioni di Fini fatte nel "territorio occupato palestinese" (Israele, n.d.r.) - aveva detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano - sono un esempio dell'indifferenza nei confronti del massacro dei palestinesi indifesi da parte di Israele e del terrorismo di stato e sono al di fuori dei criteri e delle regole diplomatiche».

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