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L'omicidio della ragazza il 28 settembre di tre anni fa

Desiree Piovanelli scompare sabato 28 settembre 2002. Il padre, Maurizio, alle 20.30 di quel giorno va dai Carabinieri di Leno, in provincia di Brescia, e denuncia la scomparsa degli figlia minore, 14 anni, studentessa al primo anno al liceo scientifico di Manerbio.
Nessuno sa ancora della tragedia che a quell'ora ormai si è già consumata. Solo sei giorni dopo, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, tutta la macabra verità viene a galla con il ritrovamento del corpo della ragazza nella cascina Ermengarda, a poche decine di metri dalla sua abitazione.
Desiree è stata uccisa con quattro coltellate, mentre altre due, una alla gamba e una alla gola sono i segni, secondo gli inquirenti, della volontà dei suoi assassini di sezionare il corpo per poi farlo sparire.
Gli inquirenti arrivano sul luogo del delitto grazie alla testimonianza di Nicola, muratore di 16 anni e vicino di casa di Desiree, che racconta di aver ucciso da solo la ragazza.
Verità, però, che da subito scricchiola.

I carabinieri risalgano agli altri due componenti del terzetto che ha messo in atto il massacro.
Nico e Mattia. Il primo si chiude nel silenzio, mentre Mattia, 14 anni il più giovane del terzetto, inizia a parlare di una presenza adulta nella cascina Ermengarda. Si tratta di Giovanna Erra, operaio di 36 anni e, anch'egli, vicino di casa della giovane Desiree.
Le indagini rivelano un piano inquietante. Questa la ricostruzione degli inquirenti: Desiree viene attirata nella cascina da Nicola con la scusa di farle vedere dei gattini. Il piano dei tre, sostenuto e stimolato da Erra, prevedeva una punizione esemplare: «fargliela pagare» per averlo respinto. La giovane doveva essere stuprata, umiliata, ma sapendo che Desiree avrebbe parlato, l'atto finale sarebbe stato l'omicidio.

I tre minori vengono condannati, ma solo uno, Nicola, viene ritenuto colpevole di omicidio premeditato. Fu Nicola, infatti, a vibrare le coltellate, a comprare il coltello del delitto e ad attirare la giovane nella cascina.
Erra, viene condannato all'ergastolo. Nel luglio dell'anno scorso la Cassazione conferma le pene comminate dalla Corte d'Appello di Brescia a Nicola, Nico e Mattia, rispettivamente 18, 15 e 10 anni. Nel maggio dello stesso anno la Corte d'Assise d'Appello di Brescia riduce la condanna a Giovanni Erra, dall'ergastolo a 20 anni. La Cassazione, invece, accogliendo un ricorso della Procura Generale di Brescia, dispone per Erra un nuovo processo d'Appello concluso oggi con la condanna a 30 anni.

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