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Da Dresda un messaggio di pace: nei bombardamenti del 1945 oltre 125mila morti

DRESDA (Germania) - Dodici anni fa era ancora un cumulo di macerie; oggi la FrauenKirche di Dresda, gioiello del barocco di una città così carica di bellezza architettoniche e di storia da essere chiamata la Firenze sull'Elba, torna a svolgere il ruolo che le compete nel centro di Dresda e si arricchisce di nuovi significati. È infatti, ora, simbolo della rinascita della Germania orientale ma anche e soprattutto simbolo di pace.
«La Germania est non aveva forse bisogno soprattutto di strade, di case, di fabbriche, piuttosto che di una costosa chiesa? Eppure molti abitanti di Dresda hanno detto che Dresda aveva bisogno di qualcosa di più. Ora possiamo dire che questa gente aveva ragione», ha detto nel corso della cerimonia ufficiale di riapertura e riconsacrazione della chiesa, svoltasi oggi, il presidente tedesco Horst Koehler.
Il costo è stato consistente - 180 milioni di euro per un lavoro difficile e meticoloso durato dodici anni - ma a ben pochi a Dresda è sembrato eccessivo. La rinata chiesa «è un simbolo della riconciliazione e un messaggio lanciato al mondo perché non vi siano più guerre», ha detto il presidente tedesco. E gli ha fatto eco il vescovo della città Jochen Bohl, il quale ha parlato di una profonda ferita nel cuore della città, che ha sanguinato troppo a lungo e che finalmente ora è stata richiusa. «I nostri cuori - ha detto ancora il vescovo - sono ricolmi di un senso di gratitudine e di gioia» perché quello compiuto è stato «un grande lavoro nello spirito della riconciliazione.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal duca di Kent, che alla cerimonia di oggi rappresentava la corona di Inghilterra: «Ora questa chiesa si erge nel centro dell'Europa a simbolizzare amicizia e pace», ha commentato.
In effetti il ritorno all'antico splendore della FrauenKirche ha un profondo valore simbolico non solo per gli abitanti di Dresda ma anche per i rapporti tra Berlino e Londra. La Chiesa fu distrutta nel terribile bombardamento del febbraio 1945 ad opera delle forze aeree britanniche. In quel bombardamento vennero distrutti i tre quarti degli edifici della città. Morirono molte decine di migliaia di persone, si stima dalle 125mila alle 200mila (il loro numero non è mai stato accertato perché la città ospitava molti rifugiati che la ritenevano un'area sicura). Dresda bruciò per una intera settimana e la stessa FrauenKirche, distrutta dal crollo dell'enorme cupola, collassò non durante ma dopo i bombardamenti.
Non c'erano ragioni militari stringenti per provocare tali danni e una simile carneficina. Si è parlato di una vendetta per quanto i nazisti avevano fatto a Coventry e spesso si è detto che quel bombardamento può essere paragonato a un crimine di guerra. Alan Smith, l'orafo che ha costruito la croce posta sulla cupola e che è figlio di uno dei piloti britannici che parteciparono al bombardamento, ha ricordato che suo padre riteneva quella operazione «moralmente sbagliata».
Non pochi in Gran Bretagna hanno colto questo aspetto. Lo dimostra il fatto che molti cittadini privati, oltre che istituzioni e società di vario genere, abbiano contribuito all' apposito fondo costituito a Londra per collaborare alla ricostruzione della FrauenKirche, che ha raccolto 1,5 milioni di euro. «Si tratta di un importantissimo simbolo della riconciliazione anglo-tedesca», ha detto il presidente del fondo, Alan Russell.
Alla cerimonia di oggi hanno presenziato anche il cancelliere uscente Gerhard Schroeder e Angela Merkel, cancelliere designato. All'interno della chiesa hanno trovato posto 1.700 fortunati. Per gli altri, quasi centomila, erano stati approntati maxischermi nella piazza antistante l'edificio, sorto nel XVIII secolo per volontà della ricca borghesia locale, desiderosa di ringraziare Dio per il buon andamento dei propri affari.
Per Dresda, dice ora qualcuno, è finita un' epoca. Quelle rovine infatti, sono rimaste nel centro della città per 60 anni e non potevano non lasciare il segno tra la gente. Erano un ricordo doloroso, di lutti personali, di glorie ormai tramontate o dell'orrore della guerra. Il regime comunista non aveva fatto nulla per cancellarle sia per mancanza di fondi sia per ragioni ideologiche: aiutavano a tenere vivo il disprezzo per gli errori del nazismo e nel contempo alimentavano un sentimento antibritannico che nei tempi della guerra fredda poteva tornare utile.

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