Giovedì 13 Dicembre 2018 | 13:42

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Iran «accoglie con favore» l'avvio della fase di giudizio

TEHERAN - E' con sentimenti misti di soddisfazione e timore che giustizia non possa essere veramente fatta, che l'Iran ha accolto oggi l'apertura a Baghdad del processo a Saddam Hussein, che con il suo attacco al Paese vicino nel 1980 diede inizio ad una guerra destinata a durare otto anni con un bilancio di un milione di morti complessivamente tra le due parti.
La Repubblica islamica, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hamid Reza Asefi, «accoglie con favore» l'avvio della fase di giudizio, ma si aspetta che tra gli atti d'accusa vengano inserite anche le guerre scatenate proprio contro l'Iran e il Kuwait, che sono «tra i maggiori crimini» dell'ex presidente iracheno. Il portavoce ha ricordato che Teheran ha inviato alle autorità di Baghdad un formale atto d'accusa contro Saddam, che, ha sottolineato, «sarà ufficialmente presentato alla Corte».
«Speriamo - ha detto Asefi - che le ferite dei familiari delle vittime vengano curate (con la celebrazione del processo) e che ciò serva di lezione per tutti coloro che usano la forza. Tra i casi esaminati devono esservi anche le due sanguinose guerre scatenate da Saddam, che sono tra i suoi peggiori crimini. Su questo abbiamo avuto consultazioni con le autorità irachene, e le continueremo». Meno diplomatico è stato il ministro della Giustizia, Jamal Karimi Rad, che, citato dalla televisione di Stato, ha accusato i Paesi occidentali di volere «chiudere in fretta il dossier» Saddam, limitando quindi il processo al massacro di sciiti nella città di Dujail nel 1982. In caso di condanna a morte e di esecuzione a tempi brevi della sentenza, non vi sarebbe modo di parlare delle altre responsabilità dell'ex dittatore. «Non si vuole - ha aggiunto Karimi Rad - che sia rivelato il ruolo degli occidentali nei crimini di Saddam Hussein».
Le massime autorità iraniane accusano l'Occidente di avere spinto l'ex presidente iracheno ad attaccare la Repubblica islamica, che a quel tempo aveva solo un anno e mezzo, e di avere poi sostenuto solo gli iracheni con la fornitura di armi. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto nel 1991 che fu Saddam Hussein a cominciare la guerra. Tuttavia, nel 1982, meno di due anni dopo l'inizio del conflitto, l'Iran rifiutò una proposta di cessate il fuoco con il ripristino del confine ante-guerra e il pagamento di ingenti risarcimenti che i Paesi arabi del Golfo si erano impegnati a pagare al posto dell'Iraq. Il regime islamico, allora guidato dall'ayatollah Khomeini, si propose di continuare la guerra per arrivare a conquistare almeno la città santa sciita di Karbala. Ma nonostante altri sei anni di ostilità, con perdite umane altissime, il fronte non subì più spostamenti di rilievo e Teheran dovette accettare la pace nel 1988. Il ministro della Giustizia iraniano ha detto che nell'atto d'accusa inviato a Baghdad figurano «l'aggressione all'Iran dal 1980 al 1988, i crimini perpetrati contro i soldati iraniani prigionieri attraverso la violazione della Convenzione di Ginevra, l'uso di armi non convenzionali e chimiche contro i militari iraniani».
In un caso, ha sottolineato Karimi Rad, gli iracheni usarono tali armi anche contro la popolazione civile, a Sardasht, nella regione curda iraniana a ridosso del confine. Un'operazione, ha aggiunto, simile a quella compiuta nel 1988 nel villaggio curdo iracheno di Halabja, dove la popolazione fu sterminata con i gas.
«Ci sono prove sufficienti - ha concluso Karimi Rad - per dimostrare la violazione dei trattati internazionali da parte di Saddam».
Alberto Zanconato

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