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Sul Tfr Berlusconi litiga con Maroni: basta regali ai sindacati

ROMA - E' di nuovo scontro all'interno del Governo sulla riforma della previdenza complementare: oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha attaccato i sindacati che, a suo giudizio, sono sostenitori dell'opposizione, affermando che è il momento di dire «stop ai regali» a queste organizzazioni, a partire dalla riforma del Tfr. Contro Berlusconi si sono immediatamente schierati il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sottolineando che il premier è «male informato», e quello delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, che ha ribadito come i fondi contrattuali debbano avere un ruolo «fondamentale» nella riforma. Mentre la Cgil sottolinea che «decenza vorrebbe» che prima di parlare di Tfr Berlusconi «vendesse Mediolanum, risolvendo così un conflitto di interesse che riguarda direttamente le tasche degli italiani». A poco più di due settimane dal nuovo termine di scadenza per l'approvazione del decreto di attuazione sulla previdenza complementare (30 giorni a partire dal 6 ottobre per un nuovo parere da parte delle Camere dopo il rinvio da parte della Presidenza del Consiglio al Parlamento), lo scontro si accende sul ruolo dei fondi contrattuali (quelli gestiti da imprese e sindacati) che, secondo il decreto messo a punto dal ministero del Welfare, beneficerebbero del contributo del datore di lavoro diventando più appetibili per i lavoratori rispetto alle altre forme di previdenza complementare, a partire dalle polizze assicurative.

Maroni ha ribadito che non c'è «nessun regalo ai sindacati» ma solo «ai lavoratori», e ha ricordato che il contributo del datore di lavoro è previsto da accordi tra imprese e sindacati e come tale può essere destinato alle forme previdenziali che gli accordi stessi stabiliscono. Secondo il ministro, l'opposizione al provvedimento delle compagnie di assicurazione (condivisa in parte anche all'interno del Consiglio dei ministri che ha deciso di rinviarlo alle Camere con il voto contrario della stesso Maroni) è dovuta non tanto alla questione della portabilità del contributo del datore di lavoro, quanto al controllo sulle forme di previdenza complementare che dovrà rientrare sotto la Covip. E a questo punto - sottolinea Maroni - sarà più difficile caricare commissioni pesanti sui primi anni di versamenti, come accade adesso per alcune forme assicurative. Intanto stasera è prevista l'audizione della Commissione lavoro della Camera dei sindacati e delle associazioni del Commercio e dell'artigianato sul provvedimento, ma le organizzazioni hanno in gran parte declinato l'invito chiedendo un' audizione unica per le 23 associazioni che hanno firmato l'avviso comune sul Tfr.

«Non bisogna fare altri regali sul Tfr - ha detto Berlusconi - perchè così regaliamo montagne di soldi ai sindacati che sono in opposizione a noi e non li usano per il bene di tutti». E ha aggiunto: «Io credo che ci debba essere libertà vera per tutti i lavoratori di scegliere fin dall'inizio che cosa fare del proprio Tfr». «Non sono d'accordo con Berlusconi - ha immediatamente replicato Maroni - la riforma del Tfr non è un regalo ai sindacati. Il premier è stato male informato e mal consigliato. E' un dovere morale del Governo chiudere la legislatura con l'approvazione della riforma». Secondo il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, «Berlusconi non sa quello che dice» ed «è offensivo inutilmente e stupidamente». Un'opinione condivisa dai Ds, che sottolineano come il premier, con la sua «versione distorta della democrazia», confonda «i regali con i diritti». Sulla necessità di approvare al più presto la riforma della previdenza complementare, infine, si è espresso oggi il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, secondo il quale «è essenziale approvare i provvedimenti di attuazione della legge delega» perchè «le misure a sostegno dello sviluppo della previdenza complementare possono contribuire alla crescita del pilastro a capitalizzazione».

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