Sabato 15 Dicembre 2018 | 23:28

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Inferno Niger: un bimbo su quattro muore prima dei cinque anni

fame e povertà in Africa NIAMEY (NIGER) - Aishatù ha al massimo una ventina d'anni ed ha già partorito quattro volte. I suoi primi tre bambini sono morti appena nati. Il quarto, gravemente malnutrito è riuscito a sopravvivere, ma è ora al suo fianco in un lettino dell'ospedale di Niamey, la capitale del Niger, il paese più povero del mondo.
La storia di Aishatù rispecchia più o meno fedelmente le drammatiche statistiche che i funzionari delle organizzazioni umanitarie hanno riferito al sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver, da due giorni in Niger per fare il punto sull' aiuto italiano al paese africano e che questa mattina ha visitato anche un ospedale.

Le donne in Niger cominciano a partorire intorno ai 17 anni.
Un bambino su dieci muore appena nato, un terzo degli altri non arriva ai cinque anni. Se il bambino di Aishatù riuscirà a superare questa fase il destino che l'attende non è dei migliori: rachitismo, deperimento, carenze di vitamine fondamentali, malattie come la malaria e la febbre gialla non gli danno una speranza di vita superiore ai 42 anni. Di bambini come questo nell'ospedale di Niamey, il cui reparto pediatrico ha una sessantina di letti, ne passano a centinaia.
Arrivano da tutto il paese, grande quattro volte l'Italia, accompagnati dalla mamma o più spesso da una nonna, spiega al sottosegretario italiano la pediatra Maiaki Alkassoum, e hanno tutti le stesse patologie: paludismo, anemia, malnutrizione grave, problemi respiratori. Sono pelle e ossa, l'addome gonfio, gli occhi sembrano enormi. Non giocano, cercano solo disperatamente il seno vuoto della mamma, molti hanno il corpo coperto di piaghe, la pelle inaridita. Sembrano neonati ma non è così. Gli occhi spenti che solo di tanto in tanto si illuminano rivelano un'età diversa che la cartella clinica conferma. Molti hanno già più di due anni.

L'ospedale fa quello che può anche con l'aiuto dell'Italia che tramite il Pam contribuisce alla distribuzione dei viveri e che ha recentemente donato apparecchiature radiologiche. La permanenza media dei bambini è di circa un mese, poi devono lasciare il posto ad altri e non c'è nessuna certezza che tornati nei villaggi potranno trovare ciò che occorre loro per crescere più o meno sani.
A una quindicina di chilometri da Niamey c'è un'altra struttura che si occupa dei bambini del Niger alla quale sempre attraverso il Pam lItalia contribuisce. E' il Centro recupero nutrizionale di Saga, lo gestiscono le missionarie della carità, quelle di madre Teresa di Calcutta.
Una giovane religiosa tedesca dolce ed efficiente, suor Loraine, spiega a Margherita Boniver come questa struttura ordinata e pulita abbia consentito da aprile di salvare più di 1.600 bambini e tuttora ne arrivano 200 a settimana, ogni martedì, che attendono pazientemente all'aperto il loro turno. Uno per uno vengono pesati, controllati, nutriti a seconda delle necessità. Poi ripartono per i loro villaggi di origine con una scorta di cibo: una provvista per una settimana per loro ed un consistente aiuto alimentare per la famiglia. Per evitare, spiega la suora, che le ferree gerarchie familiari facciano sì che il poco nutrimento disponibile vada agli uomini di casa, condannando definitivamente i più piccoli e deboli. Di strutture così in Niger ce ne sono tante, ma sono gocce nel mare in uno stato dove i bambini a grave rischio sono più di 800mila. Salvare la vita di ognuno di loro non costa più di 80 euro.

Il primo ministro Hama Hamadou, dal cui ufficio dipendono i problemi umanitari, ha spiegato a Boniver che la crisi è endemica e ciclica: vuoi per le cavallette, vuoi per il cattivo raccolto che arriva puntuale ogni due-tre anni. Sono eventi che si aggiungono ad una situazione già oltre il limite per cause strutturali, ma anche sociali e culturali. Oltre agli aiuti di emergenza servono quelli per costruire strutture, per irrigare i campi e favorire l' allevamento, ma occorrerà molto tempo per rimuovere le cause culturali della tragedia.
Le donne delle ong nigerine, che Margherita Boniver ha incontrato ieri, hanno confermato l'analisi: mancanza di contraccezione (la media è di otto figli e il tasso di morte di parto elevatissimo) e una situazione di semi-schiavitù per le donne, il dramma di centinaia di migliaia di donne abbandonate nei villaggi con i figli e prive di mezzi di sostentamento sono tra le cause sociali del dramma del Niger.
Le organizzazioni umanitarie anche con l' aiuto dell' Italia stanno mettendo mano ovviamente anche a questi aspetti del problema, stimolando lo sviluppo di microprogetti soprattutto per le donne. Il Governo ha cercato di introdurre qualche riforma. Ma molte delle tappe faticosamente raggiunte, hanno detto le donne delle Ong nigerine a Margherita Boniver, sono state di fatto vanificate nei villaggi dalla resistenza di capi religiosi musulmani.
Francesco Bonfiglio

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