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Terremoto in Asia - Partono gli aiuti italiani

ROMA - A 36 ore dal terremoto che ha colpito le appendici dell'Himalaya interessando Pakistan, India e Afghanistan, partono dall'Italia gli aiuti destinati alle popolazioni rimaste senza casa e senza assistenza. Il via libera, dopo l'appello in cui il presidente pakistano Pervez Musharraf ha chiesto alla comunità internazionale aiuti e medicinali, è arrivato in mattinata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini, che hanno incaricato il capo del Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso di coordinare l'operazione. In realtà già da ieri la macchina dei soccorsi si era messa in moto, predisponendo quegli interventi necessari per non farsi trovare impreparata all'arrivo della richiesta, ma bisognava attendere che il Pakistan facesse le mosse ufficiali.
Così questa mattina si è riunito il comitato operativo del Dipartimento ed è stato approntato il piano di intervento: un primo C-130 dell'Aeronautica Militare partirà stanotte dall'aeroporto di Villafranca a Verona. Nella pancia porterà tende, coperte, brandine e tutto il necessario per allestire una tendopoli per un migliaio di persone. E medicinali di prima necessità. Il materiale è stato messo a disposizione dalle protezioni civili regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Marche.
La destinazione finale degli aiuti italiani, però non è ancora stata decisa. Proprio per questo, da Roma, decollerà in serata un Falcon con a bordo un team avanzato del Dipartimento della Protezione Civile, coordinato dalla responsabile del settore sanitario Marta Di Gennaro e composto da personale logistico e tecnico. Spetterà a loro, una volta a destinazione, individuare con le autorità pachistane l'area migliore dove concentrare gli aiuti italiani. La zona interessata dal terremoto è infatti molto vasta e alcuni villaggi del Kashmir sono irraggiungibili per via delle strade distrutte. Senza contare i problemi connessi alla guerra che da anni contrappone il Pakistan e l'India per il controllo della regione.
Ma l'aiuto dell'Italia prevede anche l'invio di un vero e proprio ospedale da campo che, una volta a pieno regime, ha attrezzature e medicinali per curare 15mila persone. La struttura, messa a disposizione dalla Croce Rossa, partirà domani mattina con un cargo. Il personale medico e paramedico sarà composto prevalentemente da donne: le autorità pachistane, seguendo i precetti della religione islamica, hanno infatti chiesto esplicitamente che l'aiuto italiano fosse indirizzato a donne e bambini.
E come avvenne per lo tsunami che il 26 dicembre scorso devastò tutto il sud est asiatico, il nostro Paese non invierà team di search and rescue. Non perché non ne avesse a disposizione - gli uomini erano già stati allertati - ma semplicemente perché il Pakistan non ne ha fatto richiesta, considerando in questo momento più importanti gli aiuti di carattere sanitario e di assistenza alla popolazione sopravvissuta.

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