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Sale la tensione fra i governi della Gran Bretagna e dell'Iran: duro scambio di accuse

TEHERAN (Iran) - Le tensioni sotterranee tra Iran e Gran Bretagna che andavano montando da alcune settimane sono balzate oggi sotto i riflettori dell'attenzione internazionale con un duro scambio di accuse e contraccuse sulla situazione in Iraq.
Il premier britannico Tony Blair ha chiamato in causa Teheran per una serie di attentati che da maggio hanno fatto otto morti tra le truppe di Londra nel sud dell'Iraq. «La natura particolare dei congegni esplosivi - ha affermato il primo ministro - ci conducono o ad elementi iraniani o all'Hezbollah», cioè il Partito di Dio sciita libanese alleato della Repubblica islamica.
Pur ammettendo che non esistono prove certe in proposito, Blair non ha escluso che si possa trattare di una reazione di Teheran alla dura posizione assunta dalla Gran Bretagna sul programma nucleare della Repubblica islamica. In tal caso, ha avvertito il primo ministro, «non ci faremo intimidire».
A mitigare in parte le dichiarazioni del governo britannico in serata si è registrato un cenno di apertura da parte del ministro degli esteri, Jack Straw, che ha sollecitato Teheran a discuterne insieme a Londra: «Vogliamo che il governo iraniano si sieda con noi, ascolti ciò che noi abbiamo da dire e prenda misure appropriate», ha detto il titolare del Foreign Office.
Le dichiarazioni di Blair hanno confermato ufficialmente quanto detto da un responsabile britannico non identificato ieri durante un briefing con i giornalisti, alle cui accuse Teheran aveva già risposto oggi. Si tratta di «menzogne», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hamid Reza Asefi, sfidando il governo britannico a presentare le prove di quanto affermato.
«Sicuramente - ha aggiunto Asefi - non c'è alcuna prova, perché gli stessi britannici sono causa della continuazione dell'insicurezza e dell'instabilità in Iraq».
Pronta la smentita anche degli Hezbollah libanesi. Ma anche il primo ministro iracheno, Ibrahim Jaafari, ha parlato di «accuse senza fondamento» che trovano il governo di Baghdad «in assoluto disaccordo». «I rapporti tra Iran ed Iraq - ha detto ancora Jaafari, che è sciita, come la maggioranza dei suoi connazionali e della popolazione iraniana, governata da un regime teocratico di questa confessione - sono al momento molto amichevoli, forti e si stanno allargando».
Dal Kuwait, tuttavia, il quotidiano "Al Anbaa" riporta dichiarazioni contrastanti del presidente del Parlamento iracheno, il sunnita Hajem Al Hassani, che invece chiama in causa proprio Teheran addirittura per l'uccisione di due importanti guide religiose sciite in Iraq, avvenute nel 2003: gli ayatollah Mohammad Baqer al Hakim e Abdel Majid al Khoi.
Le tensioni tra Gran Bretagna e Iran si accompagnano a quelle tra una parte del mondo arabo sunnita e la Repubblica islamica sciita proprio in merito all'Iraq. Il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, Saud al Faisal, si è anch'egli lamentato di una crescente influenza dell'Iran sciita negli affari iracheni. Il risultato è stato che il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha cancellato una visita a Riad. Ma ieri sera, ha reso noto oggi l'agenzia iraniana Irna, lo stesso al Faisal ha telefonato a Mottaki per invitarlo in Arabia Saudita, sottolineando «la necessità di continuare le consultazioni sulle questioni di comune interesse».
Intanto a Damasco il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, è stato ricevuto dal presidente siriano Bashar al Assad. I due, secondo la stampa, hanno parlato del «coordinamento di fronte alle pressioni internazionali sulla Siria e sull'Iran». E proprio oggi il presidente americano George W. Bush è tornato ad accusare questi due Paesi di avere protetto e incoraggiato il terrorismo internazionale.
I rapporti tra Londra e Teheran, invece, si sono fatti tesi dopo che l'organismo esecutivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha approvato una risoluzione proposta da Gran Bretagna, Francia e Germania che condanna le «dissimulazioni» della Repubblica islamica sul suo programma nucleare e apre la strada ad un eventuale trasferimento del caso al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per possibili sanzioni. Da allora sono riprese le manifestazioni ostili di miliziani islamici davanti all'ambasciata britannica a Teheran, come altre si erano avute nel 2003 per protestare contro la guerra in Iraq. Il 28 settembre c'è stato un fitto lancio di petardi e pietre contro la sede diplomatica, che ha mandato in frantumi alcune finestre.
Contemporaneamente la stampa conservatrice ha pubblicato notizie secondo le quali Londra sarebbe coinvolta in qualche modo nelle violenze etniche e negli attentati terroristici avvenuti tra aprile e giugno scorsi nel Khuzistan, provincia sud-occidentale iraniana al confine con l'Iraq abitata in prevalenza da popolazione di etnia araba, che è minoritaria nel resto del Paese. Ieri, con una nota di insolita durezza, l'ambasciata di Londra in Iran ha respinto tali accuse, che ha definito «scorrette e irresponsabili».
Alberto Zanconato

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