Venerdì 14 Dicembre 2018 | 19:51

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Iraq & petrolio - Intervista al sen. Costa, sottosegretario alla Difesa

Senatore Costa, allora nell'area dove opera il contingente italiano il petrolio lo abbiamo trovato…Parlamentari visitano Camp Mittica
«Mi sembra che non sia necessario essere generali comandanti in Iraq per sapere che in quel Paese ci sono enormi giacimenti di petrolio. Basta conoscere un po' di geografia economica… Ma questo è un dato positivo per l'Iraq e per il futuro della sua popolazione.
Ritengo che l'intervento militare della Coalizione non si sia determinato in funzione degli interessi che alcuni Paesi, compresi gli Stati Uniti e altri della Nato, potevano avere per il petrolio, perché se così fosse stato in molte altre parti del mondo ci sono giacimenti petroliferi e di altre materie prime per l'energia e quindi secondo tale ipotesi saremmo andati a ristabilire l'ordine anche in questi altri Paesi.
L'intervento militare - e questo lo dice anche la Nato - è avvenuto perché in quel Paese c'era la tirannia: mancavano ordine, democrazia. Ed il consorzio civile ha l'obbligo di rimuovere le tirannie negli interessi superiori dei Paesi che le subiscono.
Per quanto riguarda noi italiani, siamo una delle democrazie più avanzate del mondo. Non è possibile che più ha non debba dare, ai fini della democrazia e della pace. L'Italia non poteva esimersi. Dire che l'Iraq poteva rimanere in quelle condizioni significa non capire che ormai viviamo tutti - a livello mondiale - in un "villaggio globale" dove è necessario ristabilire l'ordine lì dove ne esiste la necessità, con la vigilanza di organismi internazionali come la Nato».

Ed invece Rifondazione e l'Unione attaccano il Governo che lei rappresenta sui motivi secondo loro "reali" dell'intervento militare: gli esponenti dell'opposizione parlano di interessi economici e petroliferi piuttosto che umanitari
«Innanzitutto considero l'Unione solo un'intesa elettorale che si va attestando, che vorrebbe essere contrapposta alla Cdl. Ma non vedo in loro un'intesa politica, perché non vedo quale intesa può esserci fra Bertinotti e gli esponenti della Margherita, che sono nostri fratelli in quanto la maggior parte di loro proviene dalla nostra stessa matrice democristiana. Ritengo la loro una critica solo strumentale. Vorrei chiedere a D'Alema quali siano stati motivi in base ai quali - con lui presidente del Consiglio - l'Italia sia intervenuta nel Kossovo. All'epoca erano al governo coloro che oggi dicono queste "inesattezze", Prodi era in quella maggioranza. Noi eravamo all'opposizione ed il dialogo si svolse fra persone serie, ben diversamente da oggi con tutte queste chiacchiere che sono solo propaganda».

Ma allora questi giacimenti non interessano all'Italia?
«Quel petrolio appartiene all'Iraq. La grande quantità esistente in quel Paese può anzi essere un'ottima moneta per dotare gli iracheni dei beni e dei servizi di cui hanno ancora grande bisogno. È una risorsa che se ben sfruttata cancellerebbe il famoso detto secondo il quale "il Padreterno dà le frise a chi non ha i denti". Altro che motivo di scandalo!
Se la Comunità internazionale - compresi noi - aiuta il governo iracheno a costruire o ricostruire le infrastrutture - acquedotti, elettrodotti, strade ferrate - e poi utilizza pure il petrolio, non vedo nessuno scandalo. Anzi, sarebbe uno scandalo il contrario, così come sarebbe scandaloso rubare il petrolio all'Iraq: ma in questo momento nessuno è in grado di dire che si sia rubato petrolio all'Iraq».

Le infrastrutture sono parte nell'agenda della missione "Antica Babilonia?"
«Io sono stato recentemente a Nassiriya. Ho visto di persona che cosa stiamo facendo lì. Stiamo ricostruendo lì la democrazia ed il sistema-Paese, così come fu per noi italiani dopo la 2ª guerra mondiale. Ma questo nostro lavoro va avanti senza paternalismo. A Nassiriya con una delegazione parlamentare rivolsi il saluto al vice presidente della provincia di Dhi Qar dicendo "Noi veniamo da voi in grande umiltà, consapevoli che la vostra è un'antica civiltà, forse più importante della nostra. E veniamo da voi così altri vennero da noi tanti anni fa per far rinascere la democrazia, dopo tanti anni di tirannide così come avvenne per noi italiani. Non è casuale che i nostri uomini in quel Paese abbiano già formato 8000 poliziotti delle nuove forze di sicurezza irachene e 3000 del loro nuovo esercito, che hanno rimpiazzato quelle di un regime tirannico e legato al terrorismo.
Ma noi in punta di piedi siamo arrivati ed in punta di piedi ce ne usciremo.
È auspicabile che le forze politiche della sinistra italiana - specie quelle che assecondarono l'operato del governo D'Alema nella crisi del Kossovo - si comportino nello stesso modo oggi: è importante non fare due pesi e due misure.
Oggi si dice "abbiamo invaso l'Iraq": ma che invaso e invaso!
Lì dove lavora il contingente italiano alle elezioni locali ha votato la gran parte della popolazione - un grosso successo nella costruzione della democrazia - e i nostri militari sono subissati di richieste di infrastrutture da parte della gente della provincia. Noi li aiutiamo ma da sola l'Italia certo non può farcela a fornire agli iracheni tutti gli aiuti di cui hanno ancora bisogno.
Il petrolio? Potrebbero tranquillamente usarlo come contropartita per ricostruire. È chiaro che noi italiani possiamo ricostruire anche "a fondo perduto" con la cooperazione internazionale, ma se sono in programma interventi di grande portata e con la partecipazione di imprese estere, non credo che sia un delitto l'intervento delle nostre imprese nazionali».

Quali sono i tempi del disimpegno militare italiano da quel Paese?
«Stiamo ancora addestrando e formano i nuovi "quadri" delle forze armate e di polizia. Quando avremo finito questo compito, non ci sarà più motivo di rimanere. Voglio ribadire che le nostre Forze armate sono forze di pace e che il loro sforzo è ristabilire la democrazia.
Sono fra le più qualificate al mondo e desidero testimoniare in particolare l'apprezzamento internazionale nei nostri confronti, come avviene per esempio da parte della Gran Bretagna per la nostra Marina. Un settore di eccellenza è il servizio di Telemedicina, secondo nel mondo solo a quello degli Stati Uniti. In accordo con il ministro Martino ed il presidente del Consiglio Berlusconi sto lavorando all'allestimento di un modulo sperimentale di questo servizio per dedicarlo all'assistenza di qualche Missione religiosa. Un modo per dimostrare in ambito internazionale che con la Telemedicina si può fornire uno strumento valido in più alla Cooperazione internazionale. Ed una postazione di Telemedicina opera proprio nell'ospedale da campo del contingente italiano a Nassiriya, lì dove forniamo assistenza medica d'emergenza anche alla popolazione locale».
Armando Fizzarotti

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