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Processo All Iberian, assolto Berlusconi - Botta e risposta tra Unione («Berlusconi si è fatto una legge ad personam») e Forza Italia («Vogliamo parlare di Prodi?»)

ROMA - «Il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Nella breve formula usata dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, le parole che assolvono il presidente del Consiglio e tre manager Fininvest dall’accusa di falso in bilancio, raccolgono l’opposta adesione dei due schieramenti. Con una differenza non da poco.
La Casa della Libertà sottolinea il "non" della frase, per sottolineare che «il fatto non è reato». L’Unione si affeziona invece al «non più», e grida alla legge ad personam dalla quale si origina la sentenza di oggi. Ora il falso in bilancio non è reato - è il ragionamento della sinistra - ma nel 1998, quando iniziò il processo, lo era. Tra ieri e oggi c’è stata una legge che ha riformato i reati societari. L’ha varata il governo nel 2002.
I Ds precisano che non intendono "commentare le sentenze" (Chiti e Passigli), ma anche di non volere lasciare campo aperto a chi, nel fronte opposto, dia luogo ad "esternazioni di giubilo" o abbia "l’impudenza di parlare di assoluzione" ("pilotata" o "esito di legge ad personam"). Oscillazione meno evidente nel fronte socialista. Il vicepresidente dello Sdi Roberto Villetti afferma che intende muoversi solo su un piano "rigorosamente politico", e non giudiziario, per pronosticare poi che il destino politico di Berlusconi è "inesorabilmente avviato sul viale del tramonto", assoluzione o nò.
In ordine sparso, ma concordi, i «piccoli» dell’Unione: si tratta di una sentenza possibile grazie ad una legge ad personam. Durissimo il commento di Antonio Di Pietro che parla di "una vera indecenza, un fatto scandaloso, uno scandalo nello scandalo", e indica Berlusconi e i manager Fininvest non come innocenti, ma solo come "non perseguibili". Berlusconi si è "autoassolto", sintetizza Pecoraro, e ha usufruito di una "giustizia creativa", aggiunge Marco Rizzo dei Comunisti italiani. Fioroni della Margherita punta sulla sostanza politica della vicenda: «E adesso nessuno neghi che le leggi ad personam non esistono». Sull’altro lato della barricata c’è Forza Italia. Tutte voci, quelle degli azzurri, impegnate a ricordare che finalmente «la verità è emersa», mentre «il castello accusatorio contro il premier si sgretola"(Tajani, Scajola), e «la persecuzione giudiziaria viene a cadere come un castello di sabbia», con gran delusione della sinistra che sperava o ancora spera di conquistare il potere tramite la leva giudiziaria (Leone, Martusciello), simbolo di ’una delle pagine più buie della nostra Repubblicà (Bertolini). E che la sinistra non abbia perso il vizio, aggiunge Martusciello, lo dimostrano proprio le scomposte reazioni alla sentenza di Milano.
Rompe in parte lo schema il ministro Enrico La Loggia, per il quale la sentenza conferma «la correttezza» del Berlusconi imprenditore, che giustifica la fiducia degli italiani». Un altro fronte di attacco lo apre il vice-coordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto, il quale rinfaccia: «Ma Prodi non usufruì di una valida legge dello Stato quand’era imputato nel processo per la svendita della Cirio-Bertolli-De Rica? Quando il centrosinistra modificò il reato di abuso d’ufficio e ciò valse il blocco dell’azione giudiziaria?». E poi, constatato l’ancora «fortissimo giustizialismo della sinistra», Cicchitto coglie l’occasione per seminare dubbi nei socialisti che stanno con Prodi: «Cosa pensano i socialisti che adesso corrono nella braccia dei loro vecchi carnefici?». Dagli alleati di An, i ministri Matteoli e Landolfi, intanto vengono gli auguri al premier, e si compiace della conclusione del processo anche il segretario della Dc Gianfranco Rotondi.

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