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All Iberian, un processo lungo 10 anni

ROMA - La sentenza di oggi, con la quale sono stati assolti tutti gli imputati, chiude una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi anni.
LA VICENDA - La "All Iberian" è una società off-shore attraverso la quale, secondo l' accusa, sarebbero transitati dalla Fininvest al Psi di Bettino Craxi circa 22 miliardi di lire, tra il gennaio del 1991 e il novembre del 1992. Le somme proverrebbero da irregolarità in bilancio. L' inchiesta è partita nel 1995. La difesa ha sostenuto che i miliardi finiti, attraverso la All Iberian, sui conti Northern Holding e Bellhart, non erano un finanziamento al Psi, ma un'operazione commerciale con il finanziere arabo Taraq Ben Ammar, per l'acquisto di diritti televisivi. Lo stesso Ben Ammar, in un' intervista, disse che i soldi non erano un finanziamento al Psi, ma servivano per finanziarie l' Olp.
I PROTAGONISTI - Nel processo "All Iberian 2" gli imputati sono il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest Giancarlo Foscale (cugino di Berlusconi), Ubaldo Livolsi e Alfredo Zuccotti; il pm è Francesco Greco; gli avvocati di Berlusconi sono Gaetano Pecorella, Oreste Dominioni e Filippo Dinacci; presidente del collegio è Maria Rosa Busacca (che nel 2001 ha sostituito Gabriella Manfrin) e giudici a latere sono Monica Fagnoni ed Elisabetta Maier. Da lontano, un altro dei protagonisti è l' avvocato inglese David Mills, che avrebbe avuto un ruolo importante nel presunto sistema di società estere legate alla Fininvest e nello studio londinese del quale sono stati sequestrati molti dei documenti che sono alla base del processo.
IL PROCESSO - Il primo processo è cominciato a novembre 1996 e si è concluso a luglio del 1998 con la condanna di Silvio Berlusconi a due anni e quattro mesi di reclusione e a dieci miliardi di multa per finanziamento illecito ai partiti, di Bettino Craxi a quattro anni. Altri imputati sono condannati a pene minori. Assolti Ubaldo Livolsi, Alfredo Zuccotti, Ania Pieroni, Antonio Craxi e Silvie Sarda. A giugno del 1998 il processo si era diviso in due, perchè il tribunale stralcia la parte riguardante il falso in bilancio. Ad ottobre 1999 la Corte d'Appello di Milano dichiara prescritto il reato di illecito finanziamento ai Partiti per Berlusconi e Craxi. Nel novembre 2000 la Cassazione conferma la prescrizione, ma respinge la richiesta di assoluzione, presentata da Berlusconi. Il processo "All Iberian 2" parte a ottobre 1998 e va avanti con fatica, tra ricusazioni, eccezioni e schermaglie procedurali. Nel frattempo però il Parlamento modifica la normativa sul falso in bilancio.
Il reato diventa perseguibile solo su querela di parte. La Fininvest, che si era costituita parte civile al processo, ha tempo fino al 19 luglio 2002 per presentarla, ma non lo fa. Nei confronti della nuova legge sui reati societari però il pm Francesco Greco solleva un' eccezione di legittimità costituzionale.
L' ECCEZIONE DI INCOSTITUZIONALITA' E LA PRONUNCIA DELLA CORTE EUROPEA: L'eccezione si basa su una convenzione internazionale, il trattato Ocse del 1998, che impone «misure necessarie» «per combattere la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri in modo efficace» e «regolamenti concernenti la tenuta di libri e scritture, la diffusione dei rendiconti finanziari» allo scopo di «vietare l'istituzione di contabilità fuori bilancio». Per la Procura milanese contrastano con il trattato internazionale, tra le altre cose, le soglie di punibilità fissate dalla legge che creano «aree di non rilevanza penale» e la discriminazione tra le persone offese, in quanto la legge dà la possibilità di presentare querela ai soci e ai creditori dimenticandosi, per esempio, dei dipendenti, della società e dei concorrenti. Il pm ha chiesto quindi che vengano dichiarati incostituzionali gli articoli 2621 e 2622 con riferimento agli articoli 117, 3, 24 e 112 della Costituzione. Il 12 marzo del 2004 la Consulta dichiara inammissibili le questioni di legittimità, sostenendo in particolare che le modifiche al codice che hanno di fatto depenalizzato il falso in bilancio non sono norme di favore. Il pm Francesco Greco chiede ed ottiene però il rinvio del processo in attesa della pronuncia della Corte europea sulla legge sul falso in bilancio. Nel maggio scorso i giudici della Corte europea affermano che la direttiva europea sui reati societari «non può avere effetto, di per sè e indipendentemente da una legge interna di uno stato membro» sulla responsabilità penale degli imputati.

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