Venerdì 14 Dicembre 2018 | 18:25

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I Gesuiti e lo yoga

Yoga e preghiere. Sempre più prelati, infatti, prendono parte ai corsi di questa disciplina, nata in Oriente e organizzata nel nostro Paese da due padri gesuiti che, se praticata con regolarità, aiuta il corpo ma anche lo spirito. «In effetti -spiega padre Giuseppe De Gennaro, gesuita che insegna la disciplina dello yoga all'Università della Preghiera a L'Aquila - si registra una grande adesione da parte di colleghi sacerdoti che grazie allo yoga traggono un grande beneficio non soltanto nel corpo ma anche nello spirito».
Più che ad uno sport, per padre De Gennaro lo yoga va equiparato ad una «preghiera respirata che si abbina alle fasi respiratorie di inspirazione ed espirazione sino ad arrivare all'invocazione dello Spirito Santo». Corsi di yoga rigorosamente in tuta per i sacerdoti che, «almeno una volta la settimana», raccomanda il padre gesuita, per «un'ora e mezza si abbandonano alla preghiera respirata». Anche il luogo dove si pratica è particolare. Senza più bisogno di ritirarsi nel deserto alla ricerca della "esichia", vale a dire della quiete interiore, come facevano gli antichi padri, i prelati arrivano all'università dove insegna padre De Gennaro per assaporare soprattutto i benefici allo spirito.
«Dimentichiamoci le strutture mastodontiche, come sono la maggior parte delle nostre università: i corsi di yoga - spiega il gesuita, che è insegnante di Letteratura mistica all'Università della Preghiera - avvengono in una struttura concepita ad hoc per favorire la meditazione». Preti insieme a laici, tutti concentrati per «arrivare ad invocare lo Spirito Santo. È a quel punto - dice padre De Gennaro - che il corpo raggiunge il massimo del rilassamento». «La cosa fondamentale - spiega ancora il gesuita prof di yoga- è la respirazione, poi deve seguire l'invocazione dello Spirito Santo: il corpo con lo spirito e lo spirito con il corpo».
Stessa filosofia e altrettanta adesione da parte dei presuli anche per quanto riguarda i corsi organizzati nella capitale da padre Mariano Ballester, gesuita che, nella sua lunga esperienza di guida di preghiera e di meditazione, ha messo a punto un metodo di "meditazione silenziosa" che ha battezzato Mpa, «meditazione profonda e autoconoscenza».
Un corso, quello di padre Mariano, che si svolge in tre tappe: ce n'è uno «introduttivo in cui i partecipanti - spiega - sono iniziati a diverse pratiche di pulizia interiore e alla meditazione profonda; un "corso medio" offerto "a chi ha partecipato al corso introduttivo e che si svolge in un clima di silenzio e di meditazione, per approfondire alcuni argomenti e per aiutare alla comprensione degli ostacoli che si frappongono al grande silenzio». Il terzo corso «di approfondimento» è per i più esperti e «viene offerto soltanto a quelle persone che hanno partecipato al corso introduttivo e hanno praticato quotidianamente per alcuni mesi la meditazione profonda».
Il corso che, come spiega il gesuita, «non è vincolato ad una confessione religiosa», oltre a «diversi aiuti di rilassamento integrale ed esercizi di limpidezza psichica» ha il potere di «iniziare i partecipanti alla pratica della meditazione profonda».
«Un semplice esercizio che - spiega ancora padre Mariano - se praticato regolarmente, è garanzia di continuità nel cammino di crescita personale». Una seduta alla settimana, per dirla con l'altro gesuita, padre Giuseppe De Gennaro, «aiuta anche a trovare maggiore concentrazione nella preghiera». E per i più pigri c'è anche la possibilità di stimolare la meditazione stando comodamente seduti sulla poltrona di casa. Esiste, infatti, una rivista, "Appunti di Viaggio", dalla quale è nata l'omonima casa editrice, specializzata in testi di ricerca spirituale, di meditazione silenziosa di radice cristiana e in narrativa di tipo spirituale.

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