Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 12:30

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Da domenica 2 ottobre l'assemblea generale del Sinodo dei Vescovi: fra i partecipanti, l'Arcivescovo di Bari, mons. Cacucci

CITTÀ DEL VATICANO - Inizierà domenica prossima 2 ottobre l'assemblea generale del sinodo dei vescovi. Il via ai lavori dell'importante assise promossa dalla Chiesa avverrà con una messa che sarà celebrata in San Pietro da Benedetto XVI. I lavori si protrarranno per tre settimane, dal 2 al 23 ottobre. Tema dell'assemblea è: «L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa». Bari - L
Ratzinger ha introdotto alcune novità rispetto alla prassi precedente. Intanto ha accorciato la durata, non più un mese ma tre settimane, quindi ha ridotto la durata degli interventi da 8 a 6 minuti; ma quest'ultima modifica è stata compensata dall'introduzione di una significativa novità: ogni giorno ci sarà un'ora di discussione libera affinché i padri sinodali possano entrare più familiarmente nel merito delle questioni.
Dai 12 gruppi di lavoro in cui si dividerà il sinodo emergeranno una serie di proposizioni che verranno successivamente votate dall'assembela generale e quindi consegnate al Papa il quale le dovrà tradurre in un'esortazione post-sinodale.
Ratzinger ha poi aumentato la presenza dei rappresentanti delle altre chiese cristiane quale segno concreto della propria proposta ecumenica. Per definire alcuni particolari e informarsi sulla preparazione dei lavori, la scorsa settimana il Papa ha incontrato il segretario generale del Sinodo, mons. Nikola Eterovi, arcivescovo titolare di Sisak.
Un documento di circa 90 pagine poi, l'«Instrumentum laboris», è servito da base di discussione preparatoria in questi mesi. Il Sinodo di ottobre rappresenta un appuntamento particolarmente importante per la Chiesa e per lo stesso pontefice. Nell'occasione infatti Ratzinger avrà modo di affrontare le questioni che giudica come priorità: dall'ecumenismo ai rischi della secolarizzazione e del relativismo culturale, dalla riaffermazione di una fede vissuta con forte intensità spirituale, al rapporto della Chiesa di fronte alle sfide del nostro tempo.
Il sinodo è però anche occasione importante per avviare una riflessione - e forse prendere delle decisioni - in merito a temi delicati come quelli della riforma della Curia e della collegialità episcopale.
Il relatore generale dell'assemblea dei vescovi sarà il patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola. I presidenti delegati del sinodo cui prenderanno parte presuli di tutto il mondo, sono i cardinali Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Juan Sandoval Iñiguez, arcivescovo di Guadalajara (Messico) e Telesphoro Placidus Toppo, Arcivescovo di Ranchi (India).
Il segretario speciale sarà invece mons. Roland Minnerath, Arcivescovo di Dijon (Francia). Il Papa ha poi nominato membri del sinodo una serie di personalità della Chiesa, di vescovi e cardinali - 36 in tutto - che si aggiungono alle delegazioni scelte dalle varie chiese nazionali. Fra questi spiccano i nomi del leader spirituale di Comunione e liberazione, padre Julian Carron, e il Preposito generale dei gesuiti padre Peter Hans Kolvenbach.
Erano stati invitati anche quattro vescovi cinesi, tre riconosciuti anche da Pechino e dalla Chiesa patriottica e uno appartenente alla Chiesa clandestina. Ma le autorità cinesi non hanno fino ad ora concesso il permesso di venire a Roma a nessuno di loro.
Il presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini, guiderà la delegazione italiana al sinodo. In tutto i vescovi italiani presenti ai lavori saranno 6. Quattro sono stati eletti dall'assemblea generale della Cei e compongono la delegazione ufficiale che è stata approvata da Benedetto XVI.
Si tratta appunto del cardinale Camillo Ruini, vicario del pontefice, di mons. Rino Fischella, rettore dell'Università lateranense e vescovo ausiliare di Roma, di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e teologo di fama, di mons. Renato Corti, vescovo di Novara. A loro vanno aggiunti il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, che sarà relatore generale del sinodo, e Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, nominato membro del sinodo dal Papa stesso.

Alcune modifiche sono state introdotte da Benedetto XVI nella gestione del prossimo sinodo generale di ottobre. Innanzitutto, il Papa ha accorciato la durata dell'assemblea rendendola più breve delle precedenti: durerà infatti tre settimane (dal 2 al 23 ottobre) e non un mese intero, come aveva previsto in un primo momento Giovanni Paolo II. Questa decisione, secondo quanto ha spiegato lo scorso luglio durante la presentazione ufficiale dell'assise di ottobre mons.
Eterovic, è stata presa dal nuovo Papa non solo per «favorire la permanenza dei vescovi nelle loro sedi», ma anche «per concentrare maggiormente i lavori».
Fra le novità più rilevanti è da notare che ogni padre sinodale potrà intervenire in aula sinodale per 6 e non più per 8 minuti come era la prassi precedente. Il motivo principale di tale riduzione è dovuto all'introduzione di uno spazio di interventi liberi per la durata di un'ora, dalle 18 alle 19, ogni giorno al termine della Congregazione generale.

Questa metodologia, spiegava Eterovic, «permetterà ai membri di chiedere e di ottenere più informazioni da parte dei padri sinodali che avevano già parlato in aula, riferendo sulla situazione delle rispettive Chiese particolari». «Inoltre, con tale procedimento si spera di approfondire, in un aperto scambio di pareri ed esperienze, le questioni di maggiore attualità». Le discussioni si terranno nelle cinque lingue ufficiali dell'Assemblea sinodale: italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco.
A causa della minore durata dell'Assemblea sinodale inoltre, verrà ridotto anche il tempo delle sedute dei gruppi di lavoro (circoli minori).
«Come di consueto - annunciava l'arcivescovo Eterovic - vi saranno 12 circoli minori, divisi secondo le 5 lingue del Sinodo». I lavori si comporranno dunque di due parti essenziali: l'assemblea plenaria e i gruppi di lavoro.
All'XI Assemblea generale ordinaria parteciperà «un congruo numero di uditori, uomini e donne» e «un gruppo di esperti che con la loro competenza nella materia assisteranno i padri sinodali nei lavori». Nei gruppi di lavoro sorgeranno le «proposizioni», che l'Assemblea dovrà poi approvare e che verranno consegnate al papa. Benedetto XVI si baserà su di esse per redigere l'Esortazione apostolica postsinodale, documento conclusivo dell'Assemblea sinodale.
«Si auspica che le proposizioni non ripetano la dottrina tradizionale della Chiesa, bensì che siano orientate a favorire un articolato rinnovamento nell'applicazione pastorale e nella celebrazione liturgica del sacramento dell'Eucaristia nella Chiesa universale», ha affermato il segretario generale.
Il numero dei partecipanti sarà simile a quello delle Assemblee generali ordinarie precedenti, circa 250, tra le novità dell'importante incontro di ottobre, c'è il numero dei delegati fraterni, cioè dei rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali, che vi parteciperanno.
Se all'ultimo Sinodo hanno preso parte i rappresentanti di 6 Chiese e comunità cristiane, alla prossima assise sinodale sono invitati 12 rappresentanti delle Chiese ortodosse, delle Antiche Chiese d'Oriente e delle Comunità derivate della Riforma, a confermarlo è stato lo stesso mons. Eterovic.
«Parlando con il Santo Padre - ha spiegato a suo tempo mons. Eterovic - egli ha citato subito la proposta di aumentare il numero come uno dei segni di ecumenismo concreto in questo dialogo. Quando si tratta dell'Eucaristia abbiamo posizioni molto vicine con le Chiese ortodosse e con le Chiese antiche d'Oriente». «Si potrebbe dire che si tratta di uno dei gesti concreti di ecumenismo, auspicati dal Santo Padre Benedetto XVI all'inizio del suo pontificato», ha aggiunto.

Oltre ai cambiamenti organizzativi vi saranno anche alcune novità più tipicamente tecnologiche come l'introduzione di diversi apparati video per favorire gli scambi e le comunicazioni fra i padri sinodali e lo stesso Pontefice.
La collegialità verrà insomma favorita dai dispositivi elettronici che saranno parte integrante del prossimo sinodo di ottobre. Mons. Eterovic ha spiegava come le nuove tecnologie permetteranno anche alcune innovazioni come «servizi tele-video; votazione elettronica per questioni di minore portata, ecc.». «Tali modifiche - aggiungeva - sono orientate a rendere ancora più facile e proficuo il dialogo tra i padri sinodali nell'esercizio della collegialità effettiva ed affettiva tra di loro e con il Santo Padre, Capo visibile dell'ordine episcopale».

Il Sinodo dei Vescovi fu istituito da Paolo VI con il Motu Proprio «Apostolica sollicitudo» del 15 settembre 1965. Alla recita dell'Angelus Domini di domenica 22 settembre 1974 lo stesso Paolo VI diede la definizione del Sinodo dei Vescovi.
«È un'istituzione ecclesiastica -disse l'allora pontefice- che noi, interrogando i segni dei tempi, ed ancor più cercando di interpretare in profondità i disegni divini e la costituzione della Chiesa cattolica, abbiamo stabilito dopo il Concilio Vaticano II, per favorire l'unione e la collaborazione dei Vescovi di tutto il mondo con questa Sede Apostolica, mediante uno studio comune delle condizioni della Chiesa e la soluzione concorde delle questioni relative alla sua missione. Non è un Concilio, non è un Parlamento, ma un Sinodo di particolare natura».

Il sinodo sarà peraltro preceduto da un altro importante appuntamento, la riunione dei presidenti delle conferenze episcopali europee (nell'ambito della Ccee, il consiglio delle conferenze episcopali d'Europa) che si terrà sempre a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre.

Un'occasione che il Papa non vorrà lasciarsi sfuggire per fare il punto su uno dei temi che gli stanno più a cuore: quello del rapporto fra cristianesimo e vecchio continente.

Ci saranno anche 12 donne al prossimo sinodo generale dei vescovi. Fanno parte dei cosiddetti «auditores», cioè di un vasto blocco di rappresentanti di differenti realtà ecclesiali e di movimenti cattolici che prederanno parte ai lavori del sinodo.

Sabato scorso, il segretario generale del sinodo, l'arcivescovo Nikola Eterovic ha nominato, con l'approvazione del Pontefice, gli «Auditores secretarii specialis», vale a dire gli esperti. Delle 12 donne 5 sono laiche e 7 sono delle suore. Fra i nomi di spicco presenti frs gli auditores figura quello del fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi.

Ma in generale tutte le principali realtà ecclesiali, dai Focolarini ai neocatecumenali ai movimenti missionari alle istituzioni universitarie cattoliche, saranno rappresentante durante l'importante assise della Chiesa di Roma.

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