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Cambio ai vertici del ministero dell'Economia, preoccupata Confindustria, sindacati in allarme

ROMA - Il cambio della guardia al ministero dell'Economia, a otto giorni dal varo della Finanziaria, preoccupa sindacati e Confindustria, che denunciano un paese dalla credibilità «indebolita», fermo per «l'incapacità di decidere», e in cui, per Cisl e Cgil, sarebbe forse meglio andare al voto il prima possibile.

Le prime perplessità di fronte alle dimissioni da ministro di Domenico Siniscalco sono quelle del leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, che a caldo ha espresso la sua «grande preoccupazione». Ribadita poi anche dall'intera giunta di Viale dell'Astronomia: «le dimissioni del ministro dell'Economia - affermano gli industriali - indeboliscono ulteriormente la cedibilità del Paese in coincidenza con un importante appuntamento internazionale e nella fase decisiva per la definizione della legge Finanziaria». La giunta lancia quindi un «forte allarme» per la «sempre maggiore incapacità di decidere che sta paralizzando il Paese».

Il passo ulteriore per fronte a questa situazione di stallo lo propone Guglielmo Epifani: «l'interesse del Paese - afferma il leader della Cgil - chiede che si voti. Le dimissioni di Siniscalco rappresentano un altro pesantissimo danno. Incapace di preparare la Finanziaria, di risolvere la vicenda Fazio, di approvare il decreto sul risparmio, di sostenere i redditi da lavoro e le pensioni, di pensare alla politica industriale di un paese che non cresce più da cinque anni, questa maggioranza - incalza Epifani - dovrebbe trarne ora le conseguenze». E le cose non migliorano con il ritorno di Giulio Tremonti a Via XX Settembre: «tutti i problemi che c'erano restano - sottolinea - e, in più, aggravati».

Le elezioni sono l'unica alternativa possibile anche per il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. Il voto sarà necessario se la Finanziaria non sarà all'altezza della situazione, se cioè, avverte, non sarà «rigorosa, centrata sullo sviluppo, sulla politica industriale, sulla tutela del reddito di lavoratori». E anche di fronte al ritorno di Tremonti, il giudizio non cambia: «le cose - afferma - non vanno bene». Il rischio sempre più concreto, teme il segretario della Uil, Luigi Angeletti, è infatti che il Paese imbocchi la strada di una «deriva incontrollata», soprattutto di fronte a «contrasti e contraddizioni di tale portata» che emergono «proprio quando bisognerebbe pensare solo alla crescita e allo sviluppo». Anche per Angeletti, non sarà Tremonti a cambiare la sostanza delle cose: «o il Governo è in grado di fare una finanziaria capace di affrontare la questione della crescita economica o, se ciò non sarà possibile, è bene che il Governo ne prenda atto subito».

Gli occhi sono insomma tutti sulla Finanziaria, anche quelli di Confcommercio e Confesercenti che chiedono una manovra immediata e risolutiva. Le scelte di politica economica, afferma il presidente di Confcommercio Sergio Billè, «non possono diventare un rompicapo impossibile. Di polemiche se ne sono fatte fin troppe ora è il momento, e non c'è più nemmeno un minuto da perdere, che il governo faccia le sue scelte e dica finalmente al paese o bianco o nero. Il che significa, in primo luogo, decidere quale manovra finanziaria intende realizzare, con quali soldi e per quali obiettivi». Marco Venturi, numero uno di Confesercenti, è ancora più drastico: subito una Finanziaria «d'emergenza» per evitare la «deriva» dei conti pubblici, poi voto anticipato.
Ad esprimere apprezzamento per la scelta di Siniscalco sono infine i sindacati bancari (Falcri, Fica, Fisac, Uilca e Dircredito), che la interpretano come «un gesto di dignità e di censura istituzionale tanto apprezzabile quanto atipico per un Governo che ha dimostrato un senso delle istituzioni scarso o nullo». Le dimissioni, affermano le organizzazioni, «chiamano in causa e censurano rigorosamente l'inettitudine del Presidente del Consiglio che non ha finalizzato in alcun modo la sfiducia preannunciata nei confronti del Governatore Fazio».

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