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Siniscalco, le tappe del duello con Fazio

ROMA - L'inerzia sul caso Fazio è stata, insieme agli attacchi da parte di alcune componenti della coalizione di Governo sulla finanziaria, la molla che ha fatto scattare le dimissioni del ministro dell'economia Domenico Siniscalco.
Ripercorriamo le tappe principali del tormentato rapporto tra il ministro e il Governatore, iniziato con messaggi di reciproca stima e finito, dopo le vicende Bnl e Antonveneta, in maniera burrascosa.

- 19 LUGLIO 2004 - A soli tre giorni dalla nomina di Siniscalco a ministro dell'Economia, Fazio ne dà un giudizio positivo definendolo «una persona molto competente».
- 2 AGOSTO 2004 - Fazio promuove il Dpef presentato da Siniscalco: con il documento, dice, «si è fatta chiarezza». L'indomani, nel corso di un'audizione alla Camera, il Governatore benedice ufficialmente il Dpef.
- 4 NOVEMBRE 2004 - Alla Camera per un'audizione sulla riforma del risparmio Siniscalco definisce il mandato a termine indeterminato per il governatore di Bankitalia «un'anomalia» ma questo, aggiunge, «non può essere un argomento per licenziare Fazio lunedi».
- 5 NOVEMBRE 2004 - Nel corso della giornata mondiale del risparmio, Fazio e Siniscalco si trovano in sintonia: per l'economia italiana è arrivata l'ora del fare. In una congiuntura che langue, afferma il governatore, «è cruciale l'avvio delle politiche volte a porre le condizioni per una più rapida crescita economica».
- 24 MARZO 2005: di fronte alle offensive di Bbva e Abn Amro su Bnl e Antonveneta, Siniscalco definisce l'italianità delle banche «indifendibile» in sede Ue.
- 24 MAGGIO 2005: la procura di Roma chiede documenti a Bankitalia e Consob sulle quote del contropatto di Bnl che raccoglie alcuni dei protagonisti della scalata ad Antonveneta.
- 4 LUGLIO 2005: nell'inchiesta su Antonveneta la Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati Francesco Frasca, capo della Vigilanza di Bankitalia.
- 14 LUGLIO 2005: I commissari Ue alla concorrenza ed al mercato interno chiedono formalmente spiegazioni alla Banca d'Italia sulla sua posizione nelle scalate Antonveneta e Bnl.
- 19 LUGLIO 2005: In occasione del Cicr, riunito per discutere delle vicende Antonveneta e Bnl, Siniscalco non si dice convinto delle informative di Fazio: «Mi riservo un ulteriore approfondimento».
- 25 LUGLIO: cominciano ad apparire sui quotidiani le intercettazioni telefoniche che mettono sotto accusa fazio per i suoi rapporti con Fiorani ed il suo ruolo nelle scalte su Bnl ed Antonveneta.
- 3 AGOSTO 2005: Nella sua relazione al consiglio dei ministri dopo le intercettazioni pubblicate sui quotidiani e l'esplosione del caso Bankitalia, Siniscalco afferma che la vicenda delle opa su Bnl e Antonveneta pone un «problema di credibilità per il Paese».
- 26 AGOSTO 2005 - Si riunisce ancora il Cicr. Dopo la lettura da parte di Fazio della relazione sulle opa bancarie, Siniscalco ribadisce: «Non è un problema di legittimità degli atti. Il fatto è che ci sono 167 articoli del Financial Times. Il problema è la credibilità del Paese».
- 31 AGOSTO 2005: Siniscalco presenta a Berlusconi, Fini e Follini il progetto di riforma della banca d'Italia.
- 1 SETTEMBRE 2005: il caso arriva alla Bce, a cena i governatori chiedono a Fazio spiegazioni sul suo atteggiamento nelle scalate Antonveneta e Bnl e nella conferenza stampa Trichet annuncia che la Banca centrale europea seguirà la vicenda, anche se per ora non ci sono procedimenti contro Fazio. - 4 SETTEMBRE 2005 - Il 2 settembre il consiglio dei ministri vara la riforma di Bankitalia. Due giorni dopo parla Siniscalco chiedendo indirettamente le dimissioni del governatore: «Abbiamo fatto la riforma venerdì e ieri ci saremmo attesi un atto di sensibilità istituzionale del Governatore che non è venuto».
- 8 SETTEMBRE 2005 - Fazio rinuncia a partecipare all'Ecofin del 9 e 10 settembre a Manchester. Tra gli altri ministri e banchieri centrali europei siede solo Siniscalco.
- 14 SETTEMBRE 2005: Siniscalco in Senato invita al cambiamento: «I tempi cambiano e anche Bankitalia deve cambiare». La riforma del risparmio è «la più importante da terminare» anche perchè, spiega, l'Italia, in assenza del provvedimento, «rischia l'emarginazione» sui mercati. Il ministro torna sulle opa bancarie: «la proprietà delle banche deve essere contendibile senza discriminazione amministrativa delle autorità in base alla nazionalità

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