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Prodi: «Ascolto le parole del cardinale con assoluto rispetto, ma senza commentare»

Romano ProdiTORINO - «Ascolto le parole di Ruini con assoluto rispetto»: così il leader dell' Unione Romano Prodi a Torino ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la posizione espressa dal cardinale sui Pacs.
«Non voglio commentare le affermazioni di Ruini, affermazioni che vengono da un alto responsabile della Chiesa, e che - ha affermato - semplicemente ascolto con assoluto rispetto».
«Voglio però unirmi a Ruini - ha aggiunto - nelle critiche che ha fatto sulla poca valorizzazione e sul poco sostegno della famiglia che è stato fatto fino a questo momento. La famiglia - ha spiegato - la si sostiene con la legislazione con una politica generale, con gli aiuti. E soprattuto la si sostiene veramente - ha concluso - con una politica della famiglia che non è stata fatta e che mi impegnerò in modo del tutto prioritario a portare avanti in caso dovessi assumere la responsabilità di governo».

MAI PENSATO A MATRIMONI GAY, NON METTO IN DISCUSSIONE FAMIGLIA
«Non ho mai sostenuto l'opportunità e la possibilità di matrimoni tra persone dello stesso sesso, nè è mia intenzione proporre provvedimenti che mettano minimamente in discussione la famiglia». E' quanto scrive Romano Prodi in una lettera a Famiglia Cristiana, spiegando: sui pacs mi «sono state attribuite posizioni non corrispondenti al mio pensiero e che ho giudicato offensive».
«Nessuno vuole e può, non io certamente, conformare i nuovi modelli di convivenza all'istituto familiare», scrive Prodi nella lettera a Famiglia Cristiana, che sarà pubblicata sul prossimo numero e di cui è stata data un'anticipazione.
Prodi ha spiegato di aver «sempre ritenuto che la famiglia fosse la prima più originaria e fondamentale comunità naturale. E ciò si accorda con lo spirito attuale della nostra Costituzione repubblicana».
«La mia ispirazione religiosa - ha aggiunto - ha argomentato e sostenuto questa convinzione. Essa si accompagna anche, ad un tempo, con il rispetto e la comprensione che debbo, e che tutti dobbiamo, a milioni di famiglie che ogni giorno fanno fatica eppure ricreano per propria virtù il tessuto umano, sociale e morale del nostro paese».

Quanto alle unioni tra persone dello stesso sesso, Prodi ricorda al direttore del settimanale, don Antonio Sciortino, che «in tempi non sospetti ho pubblicamente dichiarato che ero contrario al loro riconoscimento nella forma del matrimonio e dell'unione coniugale. Nelle sedi nazionali e internazionali mi sono espresso pubblicamente perchè si seguisse una linea diversa da quella seguita da Zapatero in Spagna».
«Questo - ha sottolineato - non significa che anche nei casi di unioni tra persone dello stesso sesso non vi siano ingiustizie da sanare, affinchè si abbia un completo rispetto delle scelte individuali che non possono essere socialmente discriminate. Su questi problemi così complessi e delicati le critiche sono ben accette ma non si devono creare fraintendimenti. Si deve invece tenere aperto un confronto rispettoso e costruttivo con tutti, senza strumentalizzazioni che si pieghino alla competizione politica del giorno».

Nel testo, Prodi ribadisce di non essere «tra i detrattori della famiglia. Sono tra coloro che sono attenti, responsabilmente attenti, tanto all'evoluzione positiva della famiglia, quanto alla proliferazione di diversi modelli familiari o di convivenza non familiare. Nè sono tra coloro che hanno sostenuto in questi anni che la famiglia esce malconcia dai mutamenti della società. Ritengo invece che essa abbia resistito, si sia adattata attingendo proprio alle risorse morali e affettive delle quali è essa stessa custode e fautrice».
«Penso - ha detto pensando anche al futuro - che la famiglia sia anche la più grande istituzione economica del nostro Paese, quella su cui il Paese è andato avanti, in silenzio, anche nei momenti difficili, anche quando aveva governanti non all'altezza del loro compito. E tra le riforme che il mio futuro governo dovrà fare - se gli italiani me ne conferiranno la responsabilità - vi è certamente in primo luogo quella di un progetto famiglia, a più livelli con più strumenti, da quelli sociali a quelli fiscali, da quelli diretti a quelli che di fatto incidono anche indirettamente sulla vita delle famiglie italiane».
«Abbiamo bisogno di un progetto famiglia che agisca sia sull'ordine economico-monetario, sia in quello dei servizi che attengono alle politiche di welfare, per fare fronte alla crisi di denatalità e alle molte situazioni difficili nelle quali le famiglie si trovano. Dai servizi sociali, alle scuole, alla casa, al lavoro tutto va pensato non solo in termini individuali, ma anche in termini di dimensione familiare, a misura di famiglia».
«Oggi - ha concluso Prodi - lo sviluppo di nuovi modelli familiari e di nuovi modelli di convivenza, in particolare le unioni di fatto, ma anche le unioni tra persone dello stesso sesso, interpella il legislatore, stretto tra l'esigenza di difendere e promuovere l'istituto familiare e la necessità di fare i conti con tali trasformazioni e con i nuovi bisogni che da esse derivano. Nessuno vuole e può, non io certamente, conformare i nuovi modelli di convivenza all'istituto familiare».

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