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Elezioni in Germania - Il Partito Liberale di Westerwelle il vero vincitore

BERLINO - Si è giocato il tutto per tutto e alla fine ha vinto: Guido Westerwelle, leader del partito liberale Fdp, è risultato il vero vincitore delle elezioni oggi in Germania, ma a causa dell'aritmetica elettorale potrebbe anche finire per rimanere col cerino in mano.
Da un 7,4% raggiunto alle ultime elezioni nel 2002, la Fdp ha conquistato oggi oltre il 10% dei suffragi, un risultato considerato sensazionale da tutti i commentatori.
Un esito nella direzione opposta, per il leader Fdp, che nel partito non aveva finora una posizione del tutto incontrastata, avrebbe significato la sua fine politica. A un'altra batosta come quella di tre anni fa, quando l'obiettivo dichiarato era un fantascientifico 18%, planato a meno della metà, non avrebbe potuto sopravvivere politicamente. Avrebbe significato con ogni probabilità il ritorno nel suo studio legale a Bonn, dove aveva cominciato come avvocato anni fa.
A 43 anni (è nato il 27 dicembre 1961 a Bad Honnef), Westerwelle è uno dei politici più dotati per oratoria nel panorama politico tedesco. Ma è anche uno di quelli che maggiormente polarizza: c'è chi ne rimane affascinato e chi lo detesta.
Da circa un anno è anche uscito allo scoperto con la sua omosessualità: non ne fa una bandiera ma non si nasconde e si fa vedere in pubblico quasi sempre assieme al suo compagno.
Nel 1980 era fra i fondatori dei Giovani Liberali. Poi è entrato nella direzione Fdp divenendone nel '94 segretario generale. Nel 2001 scalzò Wolfgang Gerhardt da leader per diventarlo lui. Gerhardt è rimasto capogruppo al Bundestag.
Questa volta, imparata la lezione delle elezioni di tre anni fa, ha fatto tutto il contrario e ha fatto bene. Nel 2002 si era rifiutato in campagna elettorale di dire con quale partito la Fdp avrebbe voluto allearsi in caso di vittoria, per potersi tenere così aperta sia l'opzione con la Cdu che con la Spd.
Inoltre l'aveva sparata grossa, per un partito che si è sempre a mala pena tenuto a galla sopra il 5%-6%, con l'obbiettivo elettorale del 18%. Poi c'era stato il disastro del caso Juergen Moellemann, il popolare leader Fdp del Nord-Reno-Vestfalia, che a seguito di scivoloni verbali in odore di antisemitismo, di uno scandalo finanziario e di un crescente isolamento nel partito, si era suicidato lanciandosi durante un volo col paracadute.
Questa volta in campagna elettorale ha detto subito che la sola opzione per i liberali era una coalizione con la Cdu, altrimenti meglio restare all'opposizione. Come obiettivo si è tenuto basso, attorno all'8, massimo 10% e l'ha centrato. Il rischio però ora è che, in barba allo strepitoso risultato, resti a bocca asciutta perché la Cdu, in mancanza di numeri sufficienti, è costretta a cercarsi altri alleati.

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