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E sulla Finanziaria i sindacati iniziano ad arrotare le armi

ROMA - Una Finanziaria «confusa», fatta di tagli che andranno a colpire ancora una volta i ceti più deboli. I sindacati bocciano sonoramente il testo della manovra 2006 messo a punto dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, e affilano le armi in vista del confronto col Governo: «Se le misure sono queste non potremo che rispondere», avverte il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Mentre quello della Cisl, Savino Pezzotta, parla di «marasma».
Forti critiche anche dall'opposizione. «La bozza non sembra promettere bene», afferma il leader dell'Unione, Romano Prodi, mentre il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, parla di «finanziaria elettorale» che lascia «stupiti per il buco che lascerà» Intanto - dopo gli incontri di ieri con le delegazioni dei vari partiti della Cdl - Siniscalco ha fatto il punto della situazione col premier Silvio Berlusconi. E in consiglio dei ministri ha rassicurato il collega Francesco Storace sull'assenza di tagli alla sanità: «Le risorse sono state aumentate, non ridotte», ha detto il ministro della Salute per il quale «le Finanziarie valgono quando escono non quando entrano. Per il resto è carta da coriandoli».

IL J'ACCUSE DEI SINDACATI. Se già in estate l'autunno si profilava caldo, oggi se ne è avuta una riprova, con Cgil, Cisl e Uil che hanno usato parole dure verso la manovra prospettata e le scelte di politica economica del Governo. Epifani non fa sconti: «L'unica cosa che si capisce è che non hanno un'idea se non quella di tagliare, tagliare, tagliare ovunque è possibile», accusa, sottolineando come «siamo di fronte ad una manovra peggiore di quella che io, pur non facendomi illusioni, potevo immaginare». Spiega come nella bozza-Siniscalco «ci sono sette miliardi di spese non coperte nè copribili con quegli strumenti» e «una elemosina di 200 milioni per le famiglie». Insomma, per il leader della Cgil «si apriranno buchi nel bilancio dello Stato che finiremo per scontare in parte adesso e in parte con la Finanziaria del prossimo anno». Anche Cisl e Uil vanno all'attacco dell'Esecutivo: «Quella che si sta delineando - commentano dal sindacato guidato da Pezzotta - è una Finanziaria confusa, contraddittoria e senza alcuna strategia di sviluppo per il Paese, che rischia solo di penalizzare i più deboli e il Sud. Un Governo serio e responsabile - spiega il segretario confederale, Raffaele Bonanni - cambierebbe la sua agenda di politica economica. Invece assistiamo alla solita estenuante trattativa all'interno dei partiti sui tagli alla spesa, il cui conto verrà poi presentato alle parti sociali». Per Adriano Musi, numero due della Uil, «purtroppo siamo davanti a una manovra che risente degli errori passati e che riversa sugli strati più deboli della popolazione le conseguenze di una politica economica sbagliata, come quella portata avanti negli ultimi anni». Non risparmia critiche nemmeno l'Ugl, il sindacato vicino ad An: «Siamo di fronte ad una Finanziaria che non si vede, un fantasma, ma che mette paura», dice il segretario generale, Stefano Cetica.

- AN FRENA SUI TAGLI. Sul fronte della maggioranza, dopo gli incontri di ieri, il dibattito è aperto. An, per bocca del ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha ribadito la contrarietà del suo partito a «tagli effettivi» sulla sanità, avvertendo che il consenso ci sarà solo su «misure di contenimento di andamento della spesa». E il ministro Storace annuncia che a metà della prossima settimana incontrerà Siniscalco col quale, carte e dati alla mano, parlerà della dotazione del Fondo sanitario e di quante risorse in più serviranno. Il testo del ministro dell'Economia prevede che dalla sanità si ricavino risparmi per 2,5 miliardi di euro.
L'Esecutivo di An si riunirà comunque il 21 settembre e in quella sede saranno valutate le proposte da portare al tavolo di confronto tra le forze della maggioranza. Tra le ipotesi in discussione, quella di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, allineandola a quella degli altri Paesi europei, quella di prevedere la totale deduzione dei contributi previdenziali e quella di un concordato di massa «stile '94» (avanzata dal fiscalista del partito, Maurizio Leo) che però nei giorni scorsi è già stata bocciata da Alemanno.

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