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Antonveneta: l'ascesa e caduta di Fiorani

MILANO - Giovane banchiere popolarissimo fra i 200.000 soci della sua Popolare, legatissimo al governatore dela Banca d'Italia Antonio Fazio, Fiorani ha conosciuto una rapida ascesa e un'altrettante rapida parabola nel mondo bancario nazionale.
Le intercettazioni telefoniche e il sequestro delle azioni dei «concertisti», oltre alla sospensione dalle cariche in Bpi per due mesi inflittegli dalla Procura di Milano hanno fatto naufragare il grande sogno del banchiere di costruire, con l'acquisizione di Antonveneta, il quarto gruppo bancario nazionale.
Fiorani 3 figli, ha un passato da giornalista al Cittadino di Lodi e sulle pagine dell'Avvenire. L'avventura in banca inizia a 19 anni, con un diploma di ragioniere in tasca. Nel 1982, dopo la laurea, Fiorani diventa funzionario e da qui inizia la sua carriera fino a diventare amministratore delegato della Popolare di Lodi. Nel 1987 è nominato vice direttore generale della Banca Industriale Gallaratese; nel 1992 diventa direttore centrale della Banca Popolare e nel 1995 approda alla guida della Banca Mercantile Italiana con la stessa carica. Nel 1997 è nominato condirettore generale della Banca Popolare di Lodi e due anni dopo ottiene l'incarico di amministratore delegato e subito dopo quello di vicepresidente dell'Abi.
Alla guida della Lodi Fiorani tesse una fitta rete di rapporti: da Emilio Gnutti a Guido Barilla, Roberto Colaninno, la famiglia Ligresti, Tonino Perna, fino ai gruppi Gavio e Riva.

Fiorani si trova sin dall'inizio in grande sintonia anche con il governatore di Bankitalia, rapporto suggellato dalla famosa passeggiata al termine della riunione del Forex nel 2002 proprio a Lodi. La Bipielle si posiziona così in quel periodo tra le prime dieci banche italiane.
E negli ultimi sei anni la più antica popolare italiana, riesce a raddoppiare le proprie dimensioni attraverso operazioni di acquisizione che le permettono di passare dai 143 sportelli nel 1997 ai quasi mille attuali. Il processo di acquisizioni in Italia è costato solo a fine 2002 oltre 3 miliardi di euro. La crescita è stata digerita anche attraverso una riorganizzazione societaria con la costituzione di due controllate: Bipielle Retail e Bipielle Investimenti. La prima detiene il controllo delle attività bancarie tradizionali (con Banca Bipielle Romagna, Banca Popolare del Trentino, Banca Popolare di Mantova, Banca Popolare di Crema, Bipielle Bank Suisse, Banca Valori, Cassa di Risparmio di Lucca, Cassa di Risparmio di Pisa, Cassa di Risparmi di Livorno, Cassa di Risparmio di Imola, Banca Caripe, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure). Bipielle Investimenti, quotata in Borsa dal 2002, opera invece nell'investment banking.

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