Giovedì 17 Gennaio 2019 | 22:05

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Di Lauro, era tornato per chiudere la faida

NAPOLI - Gli inquirenti ipotizzano che Paolo Di Lauro sia ritornato nella zona per svolgere un ruolo di pacificazione della faida che è costata oltre 50 morti. Il ritorno di Di Lauro sarebbe avvenuto in conseguenza dell' arresto del figlio Cosimo. Presumibilmente Ciruzzo 'o milionario aveva trovato rifugio nella casa degli ultimi 3-4 mesi. La donna arrestata è Fortuna Liguori, di 40 anni.
I carabinieri hanno fatto irruzione in un appartamento in via Canonico Storaniuolo, nel quartiere Secondigliano, a un centinaio di metri dall'abitazione del boss.
Il boss era latitante dal 2002 e irreperibile dal 1997. Su di lui gli investigatori possedevano pochi elementi: la voce di Di Lauro compare soltanto in una breve intercettazione risalente al 1997 da allora più nessuna notizia tanto che in molti ritenevano che fosse morto, probabilmente vittima della «lupara bianca».

Il 52enne boss Paolo Di Lauro, in jeans e maglietta blu, è uscito a testa bassa dalla caserma Pastrengo e su un cellulare dei carabinieri, scortato da numerose auto, è stato condotto in carcere. Davanti alla caserma una schiera di giornalisti, fotografi e operatori televisivi, e anche una folto gruppo di curiosi, parenti e amici del «padrino» di Secondigliano.
I particolari dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore aggiunto Felice Di Persia, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli; il pm della Dda, Luigi Cannavale; il comandante provinciale dei carabinieri, gen. Vincenzo Giuliani; il vicecomandante del Ros,col. Mario Parente; il comandante territoriale di Napoli, col. Claudio Domizi; e il comandante del Nucleo operativo, magg. Nicodemo Macrì.

«Probabilmente non il responsabile in prima persona della faida ma padre putativo del clan», così il gen Giuliani ha descritto il ruolo rivestito da Ciruzzo 'o Milionario sia al vertice dell'organizzazione sia per quanto riguarda il suo ruolo nella guerra che ha visto contrapposto la cosca alla fazione degli Scissionisti. Una faida che ha fatto contare più di cinquanta omicidi, una catena di delitti che negli ultimi mesi si è però interrotta. Si pensa che sia stato proprio il boss, dopo la morte di tanti affiliati e l'arresto di due figli, a intervenire per mediare il conflitto e mettere fine alla spirale di violenza.

L'appartamento di Secondigliano dove il boss si nascondeva - un'abitazione «modesta» secondo gli inquirenti - era protetto da una porta blindata. All'interno non c'erano armi e Di Lauro si è arreso senza opporre alcuna resistenza. Di Persia ha sottolineato l'impegno della Dda e delle forze dell'ordine che negli ultimi mesi hanno raggiunto importanti risultati nella cattura dei latitanti, scompaginando in un anno di indagini i clan coinvolti nella faida. Ed ha ricordato di aver manifestato ottimismo nei mesi più cruenti dello scontro «non perchè sono un chiaroveggente - ha detto - ma perchè credevo nell'organizzazione della Dda e delle forze dell'ordine che hanno raggiunto un alto grado di conoscenza del territorio, dei clan dei campi di azione e dei movimenti».

Il procuratore aggiunto ha inoltre messo l'accento sul fatto che la quasi totalità dei boss (come il caso nei mesi scorsi di Mario Fabbrocino) vengano catturati nei «loro territori»: «Non c'è solo l'omertà - ha spiegato - La camorra ha ancora un forte potere di attrazione sui giovani ai quali offre la speranza di sbarcare il lunario. Ciò significa che occorre non solo l'intervento di magistratura e forze di polizia ma un forte impegno delle istituzioni». Dopo la cattura di Di Lauro bisogna continuare il lavoro - ha aggiunto il magistrato - per impedire che il vuoto lasciato dal boss sia occupato da altri esponenti del suo clan o dalla cosca avversaria.

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