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Una «guerra» con oltre 40 morti a nord di Napoli

NAPOLI - La «guerra» che ha insanguinato la periferia nord di Napoli dei quartieri Scampia e Secondigliano, estendosi anche ai comuni limitrofi di Melito, Casavatore e Mugnano, è iniziata alla fine del mese di ottobre 2004 ed ha provocato oltre quaranta omicidi e numerosi feriti.
Protagonisti della faida il clan camorristico capeggiato da Paolo Di Lauro, Ciruzzo 'o milionario con la sua roccaforte nel quartiere Secondigliano, nel cosiddetto rione «Terzo mondo», e un gruppo di «scissionisti» o «spagnoli», operanti tra le «Case azzurre» e Scampia, per il controllo del traffico della droga nella zona. «Scaramucce» si erano avute già nei mesi precedenti con l'omicidio del capoclan di Melito Federico Bizzarro.
Il clan Di Lauro era già stato decimato dalle forze dell'ordine nel settembre 2002 e lo stesso boss Ciruzzo 'o milionario era stato costretto a darsi alla latitanza, probabilmente all'estero, lasciando l'organizzazione nelle mani dei figli. All'acuirsi dello scontro le forze dell'ordine reagirono con l'intensificazione delle indagini sui gruppi in lotta e un massiccio e continuo controllo del territorio che portarono alla cattura di numerosi esponenti dei due clan sia nella zona che fuori della regione (in Spagna Maurizio Prestieri, in Italia Errico D'Avanzo, Vincenzo Di Lauro, i fratelli Marino) fino ad arrivare il 7 dicembre 2004 a mettere a segno un maxiblitz nelle roccaforti dei due gruppi, assicurando alla giustizia 54 persone.
Al momento dell'arresto dei componenti del clan Di Lauro, nel «Terzo mondo», le forze dell'ordine si trovarono anche a fronteggiare e sedare una rivolta popolare da parte di abitanti della zona che volevano impedire la cattura dei malviventi. Nel corso delle indagini successive, i carabinieri riuscirono anche ad arrestare il reggente del clan Cosimo di Lauro, figlio di Paolo.

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