Domenica 16 Dicembre 2018 | 11:01

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New Orleans - Bush sotto accusa per aver finanziato fondi sul fronte Iraq sottraendoli alla protezione civile: interviene l'Esercito, con l'ordine di sparare a vista

WASHINGTON - Il bilancio della catastrofe dell'uragano Katrina s'ingigantisce: il senatore David Vitter parla di 10 mila morti nella sola Louisiana. E, intanto, il primo convoglio militare di aiuti e viveri è entrato in una New Orleans ancora inondata.
Sono camion anfibi, che avanzano su una larga strada. Ma, visti dall'alto, appaiono battelli su un fiume: un Mississippi di melma e di morte.
«Vogliamo aiuto», scandisce la folla dei disperati che s'ammassano al SuperDome, sperando di salire su un autobus che li porti lontano. A loro sono destinati i primi soccorsi.
Ma chi dovrebbe raccogliere il loro appello, parla un linguaggio da generali, non da soccorritori. Il sindaco di New Orleans Ray Nagin dice: «Ho bisogno di rinforzi, ho bisogno di uomini. Mandino qui tutte le forze che hanno: questo è un disastro nazionale».
Ed il governatore della Louisiana Katleen Blanco, annunciando l'arrivo di 300 soldati, afferma: «Hanno esperienza di guerra, sono armati di M16 e sanno sparare e uccidere. Mi aspetto che lo facciano».
C'è un senso di anarchia crescente, esplosioni, incendi, sparatorie. «Siamo in trappola, come animali», si ribella, con la violenza di chi è allo stremo, il popolo dell'inondazione. Il governatore minaccia «una dimostrazione di forza» per «restaurare l'ordine dove c'è il caos».
Le parole di Nagin e della Blanco tradiscono stanchezza e frustrazione, ma lasciano pure emergere la tentazione di dare una risposta militare ai problemi della città allagata, dove la carenza di sicurezza sono frutto della disperazione e della desolazione di una popolazione abbandonata a se stessa nelle cento ore trascorse dal passaggio dell'uragano Katrina.
Manca l'ordine pubblico, che va restaurato, ma mancano l'acqua potabile, viveri, servizi essenziali, con la melma nelle case e cadaveri e carogne a galleggiarci dentro.
Il sindaco ha distaccato 1.500 agenti contro sciacalli e saccheggiatori: molti poliziotti sarebbero, però, irreperibili o si sarebbero dimessi. Il Pentagono aveva ieri annunciato l'invio di 1.400 uomini della polizia militare. E 300 uomini reduci dall'Iraq sono appena giunti in città con l'ordine di sparare a vista in caso di saccheggi e violenze.
Nel clima di tensione, esplodono le polemiche. Nagin se la prende con la protezione civile, «che - dice con frasi forti - non capisce un tubo di quello che sta succedendo qui... Sono esasperato...». E Michael Brown, il capo della Fema, la Federal Emergency Management Agency, replica: «Capiamo la situazione, faremo molto di più nei prossimi giorni».
Ma è difficile frenare il gioco delle accuse reciproche: prima dell'uragano, l'esecuzione dell'ordine di evacuazione, impartito dalle autorità, restò affidata ai singoli. Chi voleva, e poteva, se n'andava; chi non voleva, o non poteva, restava, perché nessuno pensò a confiscare gli scuolabus per organizzare l'esodo dei poveracci. Lo fanno adesso, che il disastro c'è stato.
I cronisti che raccontano quel che resta di New Orleans stanno dalla parte della gente: questa volta, i giornalisti sono "embedded" con le vittime, ne condividono le angosce, sono aggressivi nelle interviste con le autorità.
In un certo senso, si rovescia mediaticamente la situazione dell'invasione dell'Iraq. La stampa è critica: il "New York Times" chiede all'Amministrazione del presidente George W. Bush che la Guardia Nazionale sia usata sul fronte interno, e non mandata a combattere in Iraq, a fare con i riservisti da coperta a un esercito povero di soldati professionisti.
Il dramma della Louisiana appare, nei commenti generali, un "collateral damage" dell'invasione irachena: centinaia di miliardi per la guerra; e, qui, niente soldi per rifare argini a rischio e una reazione inadeguata alle dimensioni della tragedia.
Lo ammette anche il presidente Bush, che compie un sopralluogo sulle zone devastate da Katrina: l'entità e l'efficacia dei soccorsi sono stati «inaccettabili», inadeguate. Il Congresso gli affida 10,5 miliardi di dollari per tamponare le falle: quelle negli argini di New Orleans e negli interventi.
Intanto, le stime dei danni si moltiplicano come quelle delle vittime: 5 miliardi di dollari per le assicurazioni, 50 miliardi contando le infrastrutture per Standard and Poor's, 100 miliardi per un'organizzazione, Risk Management Solutions, che considera anche l'impatto ambientale.
Giampiero Gramaglia

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