Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 20:16

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Collina deluso sbatte la porta e lascia il suo mondo

Pierluigi CollinaMONTECARLO (Monaco) - La sensazione che si ha, dopo la lettura della missiva di cinque cartelle che Collina (invece di parlare) ha consegnato alla stampa è che il fischietto più illustre del calcio moderno abbia voluto mandare tutti a quel paese: voi dubitate (anche se) indirettamente di me, non ha avete completa fiducia? E allora perchè mi avete chiesto di restare ancora un anno in campo, per salvarvi l'anima? Arrangiatevi senza di me. Ha ragione, nel frangente se - come scrive - aveva detto tutto a Lanese, specificando che si trattava di Opel. Doveva avere l'autorizzazione scritta però, e non l'ha avuta. E qui sta l'inghippo. La solita questione formale che blocca sempre la nostra vita e che pure ha la sua importanza: se non sta scritto da qualche parte, non possiamo dimostrare nemmeno di essere vivi. Però questo Collina lo sapeva, vivendo in Italia. La verità di quel che è successo sta nella frase «Abbiamo perso tutti». E' vero, il calcio italiano sta dando continue prove di masochismo: immerso in un mondo di gente poco seria, in questo liquido amniotico appiccicoso, il pallone sta annegando. Collina è l'arbitro più bravo, forse per questo dà fastidio: non è influenzabile o manovrabile. E questa è l'ultima (in ordine di tempo, il resto dobbiamo ancora vederlo) martellata che il pallone si sta dando in testa, per usare un termine decente.
Calcio arbitro Collina
Collina racconta (nella lettera) di Scolari, ct del Brasile (sponsor Nike), che gli ha espresso tutta la sua fiducia prima della finale Mondiale, anche se gli arbitri erano sponsorizzati da Adidas, come la Germania. L'ex arbitro (dobbiamo chiamarlo così?) sottolinea anche che in Inghilterra nessuno ha dubitato dei direttori di gara sponsorizzati dalla compagnia aerea «Emirates», come il Chelsea che ha vinto il campionato. E' vero, ma noi siamo in Italia, dove è lecito dubitare della moglie di Cesare, eccome! Andreotti ha detto persino una frase passata alla storia secondo cui a pensar male si fa peccato, ma non si va lontano dalla verità. E allora? Chi ha mai dubitato dell'onestà di Galliani nella guida della Lega Calcio? Eppure, dopo Ascoli, il presidente del calcio prof ha minacciato di dimettersi per difendere meglio gli interessi del suo club, visto che nella sua veste istituzionale non lo potrebbe fare perchè qualcuno protesterebbe. Se vogliamo andare alla fonte di tutto, il problema sta nei soldi, che sono materia sulfurea, diabolica. Nel calcio ci sono sempre stati, ma da qualche anno a questa parte sono diventati davvero tanti e gli aumentati interessi hanno moltiplicato i sospetti. D'altro canto, non si può tornare indietro: che facciamo, restauriamo il sano dilettantismo dell'URSS di Stalin, dove tutti i giocatori e gli arbitri erano reclutati dall'esercito o dal partito, diamo loro uno stipendio di fame e li facciamo giocare obtorto collo?
Oppure cacciamo gli sponsor dal tempio, anche se i nostri (malcombinati) clubs sono sull'orlo del fallimento? Tornando al caso Collina, forse bisognerebbe fare una riflessione e chiedersi se è saggio farsi sfuggire un arbitro (e un futuro dirigente) così equanime ed equilibrato: trovare una mediazione è quanto di meglio si possa pensare per non distruggere così anche questo patrimonio del nostro calcio. Il pericolo sarebbe quello di farne un intoccabile in saecula saeculorum. Se Collina se ne andrà davvero, cosa ci guadagnerà il mondo della pedata? «Abbiamo perso tutti»: ecco la frase più importante di questa vicenda. Ma chi vorrà fare il primo passo indietro?
Franco Zuccalà

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