Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:52

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Un ponte per: dicemmo «no» ad iniziative parallele, Calipari era nostro riferimento

ROMA - «Da parte nostra non c'è stato alcun rifiuto. Abbiamo fatto presente a Scelli, come a tutti gli altri che si sono presentati da noi in quei giorni, che fosse più utile una regia unica per arrivare ai sequestratori e che non volevamo iniziative parallele».
Il presidente di 'Un ponte per...' Fabio Alberti (l'associazione umanitaria per la quale lavorano Simona Pari e Simona Torretta), risponde all'intervista di Maurizio Scelli sulla 'Stampà in cui l'ex commissario della Croce Rossa parla tra l'altro di un «gran rifiuto» da parte dell'organizzazione e sottolinea che «fin dal primo giorno Nicola Calipari era il nostro punto di riferimento per ogni aggiornamento sulla vicenda».

«Non c'è stato un gran rifiuto - spiega Alberti - noi avevamo chiesto fin dall'inizio che i tentativi fossero strettamente coordinati dal governo e che non vi fossero iniziative parallele. Questo anche perchè il governo si era mostrato disponibile a fare tutto il necessario per liberare i quattro ostaggi (assieme alle due Simona furono rapiti anche due volontari iracheni dell'associazione)».
Molti, prosegue Alberti, «si sono offerti per aprire dei canali. Tra loro anche Scelli, che si è presentato come Croce Rossa senza dir nulla dei suoi contatti con il governo e affermando che c'erano «buone probabilita» di arrivare ai sequestratori. Gli ho detto che sarebbe stato più utile una regia unica per tentare di arrivare a loro».

Inoltre, dice ancora, «fin dall'inizio non abbiamo voluto essere messi al corrente dei tanti tentativi in corso. Sapevamo che tra questi c'era la Cri, ma non conoscevamo nessun dettaglio. Calipari era il nostro punto di riferimento fin dal primo giorno per essere aggiornati, era la persona con cui ci rapportavamo e ritengo che fosse al corrente del tentativo di Scelli».
Quanto ai terroristi che sarebbero stati curati, Alberti afferma di non saperne nulla, sottolineando comunque che «non è strano che un mediatore chieda qualcosa per la sua mediazione».
«La nostra opinione - conclude - resta la stessa: la liberazione è avvenuta in seguito alla mobilitazione e alla pressione degli iracheni sul gruppo dei sequestratori, senza certo nulla togliere a chi ha lavorato duramente».

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