Martedì 18 Dicembre 2018 | 17:58

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Pasquale De Vita, presidente dell'Unione Petrolifera: «Le compagnie petrolifere possono farci poco»

ROMA - «E' allarme» sul fronte dei prezzi dei carburanti. Ma da parte delle compagnie gli spazi di intervento per contenere i prezzi sono limitati, «possono fare poco». «Oltre a frenare i rincari diluendo nel tempo, come stanno facendo da mesi, il trasferimento dei rialzi internazionali sui prezzi al consumo, non possono fare». Pasquale De Vita, presidente dell'Unione Petrolifera torna così sull'emergenza caro-carburanti dopo il nuovo record della benzina che ha visto la verde portarsi a 1,292 euro a litro, sfondando la soglia psicologica delle vecchie 2.500 lire.
«Gli spazi di intervento sono pochi di fronte a questo incalzare delle quotazioni internazionali», torna così a ribadire il presidente dei petrolieri, ricordando che l'unica carta da giocare resta quella fiscale, in mano al Governo.
«Sono saltati gli schemi ed è andato tutto fuori scala», prosegue De Vita riferendosi all'andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e delle materie prime. «Ormai la corsa del barile è all'inseguimento di sempre nuove quote da superare. Ormai ogni previsione è fuori logica». I motivi di questa escalation - ammette - «no si capiscono».

La situazione sui mercati internazionali è fuori «controllo». Anche se c'è tensione sui mercati per una situazione strutturale che appare più complicata del passato con un offerta che si teme non riesca a soddisfare la crescente domanda dei paesi economicamente emergenti, i numeri che si vedono in questi giorni «non sono giustificabili»: «la disponibilità di prodotto infatti c'è». C'è sicuramente «speculazione» sui mercati internazionali che trova spazio nella «grande incertezza» che domina gli operatori. Operatori che non sono più solo le 'major' petroliferi degli anni passati ma soggetti finanziari come fondi e broker.
Tornando al mercato interno, il presidente dei petrolieri torna così a sottolineare l'azione di contenimento dei rincari da parte delle compagnie: «gli aumenti registrati dalla materia prima sono stati attenuati e trasferiti con grande ritardo ed in maniera inferiore sui prezzi interni».

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