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Il discorso di Sharon: ora tocca ai palestinesi decidere la Paceo il terrore

scontri ritiro coloni israeliani striscia di GazaGERUSALEMME - A 24 ore dalla scadenza del termine ultimo per l'abbandono degli insediamenti, lunedì sera il primo ministro israeliano Ariel Sharon si è rivolto alla Nazione con un discorso che ribadisce con forza le ragioni della sua decisione - «un segnale di forza, non di debolezza» - in esplicita polemica con l'ex primo ministro Benjamin Netanyahu, leader della componente di estrema destra del Likud, ma manda anche un chiarissimo segnale all'Autorità Palestinese. Ora tocca a loro, dice Sharon, «il mondo li guarda» e sono ad un bivio: possono rispondere alla nostra iniziativa scegliendo «la pace o il fuoco del terrore». Questo il testo del suo discorso: «Il giorno è venuto: stiamo per avviare il passo più difficile e doloroso di tutti, evacuare le nostre comunita» dalla Striscia di Gaza e dalla Samaria (Cisgiordania) settentrionale.
Si tratta di un passo molto difficile per me in personalmente. Non è a cuor leggero che il governo di Israele ha preso questa decisione sul disimpegno nè il parlamento lo ha approvato con leggerezza.
Non è un segreto che, come molti altri, io abbia creduto e sperato che potessimo restare per sempre a Netzarim e Kfar Darom. Ma la realtà in mutamento nel Paese, nella regione e nel mondo mi hanno imposto una riconsiderazione e un cambiamento di posizione. Non possiamo restare a Gaza per sempre. Lì ci vivono oltre un milione di palestinesi, e il loro numero raddoppia ad ogni generazione. Vivono in condizioni di sovraffollamento che non hanno uguale, in campi profughi, in povertà e condizioni disperate, in incubatrici di un odio crescente senza nessuna speranza all'orizzonte.
E' da una posizione di forza non di debolezza che stiamo compiendo questo passo. Abbiamo tentato di arrivare ad accordi con i palestinesi che mettessero i due popoli sulla strada della pace. Ma questi (tentativi) si sono infanti contro un muro di odio e fanatismo.

«Il piano di disimpegno che ho annunciato due anni fa è per Israele la risposta a questa realtà. Questo piano sarà positivo per Israele qualsiasi sia lo scenario (che ci troveremo ad affrontare). Stiamo riducendo gli scontri quotidiani e le vittime da entrambe le parti.
L'esercito israeliano si ridispiegherà su linee difensive al di qua della barriera di sicurezza.
Coloro che continueranno a combatterci dovranno vedersela con tutta al forza dell'esercito e delle forze di sicurezza israeliane. Ora tocca ai palestinesi l'onere della prova. Loro devono combattere le organizzazioni terroristiche e smantellare le loro infrastrutture, e dimostrare intenzioni di pace sincere così da potersi sedere con noi al tavolo negoziale. Il mondo è in attesa della risposta palestinese: una mano tesa verso la pace oppure il fuoco del terrore. Ad una mano tesa risponderemo con un ramo d'olivo, ma combatteremo il fuoco con un fuoco più violento che mai.
Il piano di disimpegno ci consentirà di guardare al nostro interno. I nostri programmi di politica interna cambieranno. In politica economica saremo liberi di impegnarci nella riduzione delle disparità sociali e di lanciare una reale battaglia contro la povertà. Miglioreremo l'istruzione e aumenteremo la sicurezza personale di ciascun cittadino di questo Paese.
La controversia sul piano di disimpegno ha provocato ferite difficili, un amaro risentimento tra fratelli e affermazioni e azioni forti. Io comprendo il dolore e l'angoscia di chi si è opposto ma noi siamo un solo popolo, anche quando litighiamo e battagliamo.

Residenti di Gaza, oggi noi mettiamo fine ad un capitolo glorioso della storia di Israele, un episodio centrale delle vostre vite come pionieri, come realizzatori di un sogno, (quello) di coloro che hanno portato il peso della sicurezza e degli insediamenti per tutti noi. Il vostro dolore e le vostre lacrime sono parte inestricabile della storia del nostro Paese. Qualsiasi siano le differenze fra noi, noi non vi abbandoneremo e dopo l'evacuazione faremo di tutto per ricostruire da capo le vostre vite e le vostre comunità.
Voglio dire ai soldati e alla polizia, voi avete di fronte una missione difficile. Non affrontate un nemico, ma fratelli e sorelle. L'ordine in questo momento è di usare sensibilità e pazienza. E sono sicuro che è così che vi comporterete.
Voglio che voi sappiate che siamo al vostro fianco e siamo fieri di voi.
Cittadini di Israele, sono io ad avere la responsabilità per il futuro di Israele. Io ho concepito questo piano perchè sono arrivato alla conclusione che questo gesto è essenziale per Israele. Credetemi, la pena che avverto mentre compio questo atto è pari alla piena consapevolezza del fatto che dobbiamo farlo.
Stiamo imboccando una nuova strada, e anch'essa non è priva di rischi, ma che tuttavia contiene un raggio di speranza per tutti noi. Con l'aiuto di Dio, dobbiamo procedere uniti e non divisi, e senza animosità tra fratelli, con amore incondizionato e non di odio. Io farò del mio meglio per garantire che così sia».

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