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Mafia, tratta di minori e pedopornografia

ROMA - Passa per le mani delle grandi mafie internazionali la tratta dei minori destinati a un vero e proprio mercato della prostituzione indirizzato ai pedofili, della pedo-pornografia. A raccontare i passaggi di questi percorsi dell'orrore è l'Agenzia Fides in un dossier dedicato appunto al dramma della pedofilia. «Le organizzazioni criminali, come le Triadi cinesi, la Yakuza giapponese, la mafia europea centro-orientale, rapiscono i bambini dai campi profughi in Asia, Africa, dalle strade delle grandi metropoli ovunque nei cinque continenti, ai villaggi più poveri dispersi sulle montagne». Cinque miliardi di dollari, tanto fattura questo tipo d'industria dello sfruttamento sessuale dei minori, secondo le stime dell'Onu.
«Grazie ai contatti di cui dispongono, si procurano con facilità documenti falsi e fanno arrivare la merce a destinazione. Dove? In un paese occidentale, in cui i bambini sono risucchiati nei circuiti criminali paralleli, prostituzione, spaccio di droga, furto, accattonaggio, lavoro nero, e schiavizzati. In genere, l'anello del network che strozza la vita di centinaia di minori, è proprio quello dei traffici pedofili. Uomini molto ricchi sono pronti a pagare profumatamente pur di possedere un bambino, alimentando in tale modo uno smisurato giro d'affari. Sempre di più, comunque, chi abusa è anche gente appartenente al ceto medio».
«Diversamente dalle droghe o dalle armi, i bambini, come le donne, possono essere venduti parecchie volte, sono prodotti di un commercio sopranazionale che genera miliardi di dollari e che opera con buone possibilità d'impunità», sottolinea Fides.
In Asia, le rotte del traffico sono dalla Thailandia e dalle Filippine verso l'Europa occidentale, passando dalla Russia, dalla Polonia e dall'ex Cecoslovacchia, o verso gli Usa, il Canada, l'Australia e la Nuova Zelanda. Ma giovani donne e ragazze sono vendute dalla Thailandia anche in Africa meridionale, via Singapore, mentre i bambini da molte nazioni africane sono venduti in Asia Sud-Orientale, passando per l'Africa meridionale.
I bambini sono venduti anche dalla Cina in Thailandia, e dalla Corea e dal Vietnam in Cina. Ci sono rapporti non confermati di giovani filippini venduti in luoghi insospettabili come Africa, Papua, Nuova Guinea e Guatemala. In questo caso, l'ultima destinazione è probabilmente il Canada o gli Usa.
Esiste il traffico di bambini anche dal Paraguay al Brasile e viceversa. Complici in questo caso gli scarsi, e quanto mai superficiali, controlli dell'immigrazione alla frontiera Paraguay-Brasile. Le autorità, infatti, non chiedono le carte di accompagnamento per i bambini che sono da soli o per gli adulti che viaggiano con bambini piccoli.
Spesso le ragazzine sono reclutate con false promesse lavorative o con l'inganno del matrimonio. Come accade a giovani donne che dalla Romania e dalla Moldavia vengono portate fino in Asia con la promessa di lavori onesti, mentre in realtà vengono costrette a lavorare come prostitute.
Un rapporto del 2003 redatto dalla Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite evidenzia come l'Africa meridionale sia diventata un mercato fertile dal quale comprare bambini da avviare alla prostituzione nell'Africa stessa ma anche in Europa e Asia. Bambini dall'Angola, Mozambico, Senegal, Kenya, Etiopia e Uganda sono costantemente rapiti e venduti, per essere prostituiti sulle strade di Johannesburg e Cape Town.
Le bande criminali coinvolte nella tratta di minori in Africa non sono esclusivamente africane (di Angola, Congo e Nigeria per lo più), ma anche bulgare, russe, cinesi e tailandesi.
I gruppi di ufficiali dell'Onu incaricati di investigare, hanno rilevato fame diffusa, povertà e forme di apartheid, tutti elementi che contribuiscono al proliferare di tali attività criminali. Le stesse disperate condizioni di vita spingono spesso i parenti delle vittime a venderle al mercato del sesso, per poter sopravvivere.
Sempre in Africa altri bambini, orfani di genitori malati di Aids, si prostituiscono per le strade nel tentativo di racimolare soldi per mangiare. Sono circa 600 mila i bambini che hanno perso i genitori per l'Aids.
In Europa le rotte che coinvolgono i minori nel traffico internazionale sono dall'America Latina all'Europa e dal Sud-Est asiatico al Nord Europa. Vi è inoltre la formazione di un mercato interno europeo, caratterizzato da movimenti Est-Ovest. Da alcune fonti sembrerebbe che non meno di 15mila minorenni russe siano rinchiuse in case chiuse, di loro il 5% avrebbe meno di 5 anni.
Le rotte del traffico variano secondo le circostanze o i fattori locali di offerta e di domanda. Non basta più dire che le vittime sono portate dai paesi poveri a quelli più ricchi. In molti casi infatti la direzione o il flusso può sembrare illogico. Per i trafficanti inoltre è vantaggioso tenere comunque le loro vittime in un ambiente straniero in cui non soltanto sono vulnerabili perchè sono entrate in modo illegale, ma anche perchè sono in difficoltà poichè non conoscono la legge, la cultura e la lingua del paese.
I bambini possono essere spostati o all'interno di un Paese oppure oltre le frontiere nazionali per il mercato internazionale. Il traffico dei bambini all'interno del Paese, meno diffuso di quello oltre frontiera, avviene dalle campagne alle aree urbane o anche verso zone turistiche o abitate da soggetti che per lavoro vivono lontani da casa, come campi petroliferi, cantieri, porti o basi militari.
Il traffico oltre frontiera può coinvolgere tre paesi: il paese d'origine (cioè da dove i bambini sono presi illegalmente), il paese di destinazione (quello che riceve i bambini) e il paese di transito (non la destinazione finale, ma piuttosto un punto di entrata in un altro paese o altra regione).
Alcuni paesi possono rientrare in tutte e tre le categorie: Il Guatemala, per esempio, può essere considerato un paese d'origine, poichè bambini guatemaltechi sono portati nel vicino Messico o negli Stati Uniti, ma è anche un paese di destinazione per alcuni bambini che vengono da El Salvador, Honduras e Nicaragua. Ed è un paese di transito per i piccoli che vengono dai paesi vicini del centro America diretti verso gli Usa.

Secondo i rapporti dell'Onu, anche il processo di rimpatrio può traumatizzare un bambino che è stato portato oltre frontiera e «salvato». Questo perchè i bambini vengono spesso trattati come dei criminali, sono considerati colpevoli di avere violato la legge in quei paesi che criminalizzano chi pratica la prostituzione e sono considerati colpevoli anche di avere violato le leggi sull'immigrazione perchè sono entrati in un paese illegalmente.
Inoltre possono essere soggetti a prigione o a riabilitazione prima di essere mandati di nuovo al loro paese d'origine. C'è anche la possibilità che una volta ritornati a casa vengano puniti di nuovo perchè, secondo le leggi e le politiche dei loro paesi, sono emigrati illegalmente.
«E' necessario applicare più umanamente le leggi e le politiche di immigrazione nel caso dei bambini vittime del traffico pedofilo, così come sono necessari accordi per una cooperazione internazionale», raccomanda Fides, sottolineando che «qui si chiude la catena, ma chissà quanti altri tasselli questo squallido mercato nasconde. Se moltissimi minori, di differenti nazionalità, sono portati da Est a Ovest e nelle rotte interne, significa che c'è una complicità che va ben oltre a quella dei genitori ridotti alla miseria o dei pedofili assetati di nuova "merce"».
«Significa che ci sono molte persone che credono che un bambino possa essere ceduto e sfruttato e si organizzano perchè questo avvenga -accusa Fides- Il business della pedofilia è un mercato mondiale sommerso e, per molti versi sconosciuto, dove i soldi ordinano, decidono e giustificano orrori inimmaginabili».

La tratta dei minori trova il suo principale alimento nel turismo sessuale, considerato il massimo fattore responsabile del fatto che oltre tre milioni di bambini vengano costretti a prostituirsi. Di questi, 500 mila vivono in Brasile e il resto soprattutto nell'Asia meridionale e orientale.
Il giro d'affari di questo mercato che si aggira attorno ai cinque miliardi di dollari è alimentato da clienti provengono dai paesi più ricchi della Terra, un girone infernale cresciuto a dismisura a partire dagli anni '70, con la crescita economica dei paesi industrializzati, l'abbassamento dei costi dei biglietti aerei e le mille offerte dei tour operator.
Oggi in poche ore i turisti del sesso possono raggiungere il Brasile, la Thailandia o le Filippine, dove la miseria spinge migliaia di famiglie, spesso anche tratte in inganno, a cedere i propri figli agli intermediari delle case chiuse.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i bambini provengono da località remote dell'interno di questi paesi. Qui sono stati comprati ai loro genitori per cifre irrisorie da intermediari che, di solito, dichiarano di volere il bambino per impiegarlo in città come personale domestico. Per la famiglia è una bocca in meno da sfamare e un piccolo capitale inaspettato; per il bambino il quasi sicuro approdo, in pochi giorni, in una casa chiusa.
Come negli altri rapporti economici Nord-Sud, quanto più povero è il paese di origine, tanto più alto è il beneficio ottenuto con l'esportazione del bambino. Nelle zone più remote di confine tra Thailandia, Birmania e Cambogia, si è sviluppata una economia criminale che si basa sui traffici di droga e di bambini destinati a rifornire le case chiuse frequentate dal turismo internazionale.
Ma ovviamente il fenomeno della prostituzione infantile non riguarda soltanto i ricchi turisti occidentali: In Brasile, Venezuela e Colombia, esistono bande specializzate nell'acquisto o sequestro di bambine per rifornire le case chiuse dei centri minerari in Amazzonia.
Sui paesi arabi non si hanno notizie certe, ma è noto il traffico di bambini razziati in Sudan ed esportati come schiavi.
Anche i mille conflitti dell'Africa offrono il pretesto per il sequestro di bambini che diventano prima schiavi sessuali dei vari eserciti, e poi, se sopravvissuti, si trasformano in baby-soldati. L'Interpol sta seguendo da anni questo spaventoso fenomeno e ha tracciato una mappa che mette in risalto i paesi di origine dei pedofili, le destinazioni privilegiate, la criminalità organizzata e l'uso dei moderni mezzi telematici, come la rete Internet, che agevolano il collegamento tra l'offerta e la domanda.
Qualunque sia la loro provenienza e il luogo in cui vengono sfruttati, i minori vittime dell'industria del sesso vengono vessati ben al di là dell'orrore: nelle case chiuse di Pattaya o di Manila, l'assistente sociale belga France Botte (autrice de «La notte dei coccodrilli"), ha intervistato baby-prostitute di 8-10 anni con i corpi martoriati dalle bruciature di sigarette o addirittura con piccole mutilazioni sessuali.
In Brasile, il giro della prostituzione infantile si nutre dei «ninos de rua», i bambini di strada che a migliaia si aggirano senza fissa dimora nelle metropoli del paese. Qui è facile trovare bambine di otto anni che si prostituiscono sotto il controllo di protettrici dodicenni. Questi bambini, che spesso non risultano nemmeno all'anagrafe, vivono una breve vita d'inferno presto consumata da malattia e violenze, e la loro scomparsa non viene nemmeno registrata.
Molto spesso l'unica via di fuga per questi piccoli sono la droga dei poveri, la colla da calzolaio, e il crack.
Da rilevamenti fatti a campione in Thailandia, circa il 50% delle baby-prostitute sono state contagiate dal virus HIV ed è prassi comune che quando cominciano a farsi notare i primi sintomi della malattia vengono eliminate senza lasciare traccia.
A Fortaleza e a di Rio de Janiero le bambine vengono rapite, vendute e portate nei garimpos: i giacimenti diamantiferi dell'Amazzonia. Queste ragazzine sono costrette a vivere in case chiuse nel cuore della foresta amazzonica, completamente isolate e con poche possibilità di uscirne libere o vive, la loro età va dai 10 ai 20 anni e sono sottomesse giorno e notte ai disperati che lavorano nei giacimenti.

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