Lunedì 10 Dicembre 2018 | 11:24

GDM.TV

i più visti della sezione

Pedofilia: le strategia Ue per combatterla

ROMA - Da uno a tre anni di reclusione, fino a un massimo di cinque e dieci anni: sono le pene previste in una Decisione del Consiglio Ue (n. 68/2004) per la lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile. Lo ricorda l'agenzia Fides nel suo dossier sulla pedofilia. Secondo il Consiglio non soltanto i privati, ma anche le persone giuridiche dovranno rispondere dei reati legati allo sfruttamento sessuale dei minori di 18 anni e alla pornografia infantile, due fattispecie generali che spesso coincidono e si diffondono anche attraverso la rete Internet e la pratica del turismo sessuale.
Le sanzioni si applicheranno non soltanto a coloro che in vario modo costringono, inducono, traggono vantaggio o utilizzano i minori a scopo di prostituzione, ma anche a quanti vendono, cedono, pubblicano, acquistano o possiedono materiali a carattere pedopornografico. I reati compiuti a mezzo Internet saranno perseguiti indipendentemente dalla dislocazione territoriale dei sistemi informatici che li consentono. L'orientamento programmatico del Consiglio dell'Unione europea è quello di contrastare questi reati con tutti gli strumenti legislativi già adottati nella lotta contro il crimine organizzato (sequestro dei beni, mandato di cattura europeo, cooperazione giudiziaria, monitoraggio di Internet, ecc.) e di fissare delle disposizioni minime di riferimento.
Tra queste vi sono anche l'interdizione dalle attività professionali legate alla cura dell'infanzia, il divieto di esercizio commerciale, e la perseguibilità dei reati commessi anche solo parzialmente nella giurisdizione territoriale di uno Stato membro, indipendentemente dalla denuncia della persona oggetto di reato.

Gli Stati membri dovranno recepire le nuove indicazioni nei propri ordinamenti giuridici entro il 20 gennaio 2006, anche attraverso l'autonoma adozione di misure penali contro le condotte di istigazione, favoreggiamento, complicità e tentativo. Viene infine ribadita la necessità di adoperare tutte le misure già previste per la tutela delle vittime, l'appropriata condotta processuale e le forme di assistenza a favore delle loro famiglie.

La Commissione Europea, punta anche sull'informazione ritenendo che la pratica della pedofilia nei paesi terzi sia causata da problemi patologici individuali, ma anche da un diffuso atteggiamento di disprezzo più o meno conscio verso le persone dei paesi più poveri. «I pregiudizi negativi che descrivono tali società come caricature dove tutto è permesso a chi ha soldi, cosa peraltro realistica in più di un caso, finiscono per legittimare azioni che nessuna persona normale si azzarderebbe mai a giustificare nel proprio paese», sottolinea Fides.
«In questo senso è rivoluzionaria la legislazione che l'Italia ha approvato per perseguire al rientro in patria coloro che commettono reati di pedofilia all'estero. Con la promulgazione della legge 269/98 -spiega Fides- se c'è una denuncia per pedofilia contro un cittadino italiano all'estero, indipendentemente dall'esito dell'iter giudiziario locale, questo dovrà fare i conti con la giustizia italiana al rientro. Purtroppo il limite di questa legge è la flagranza di reato».

Di difficile interpretazione sono poi i dati emersi dalla prima inchiesta sul turismo sessuale a danno dei bambini condotta dall'Unione Europea. «Stupisce -afferma Fides- il livello di informazione medio degli europei rispetto al grande riserbo, o forse pudore, che si ha verso questo argomento. Il 94% del campione di cittadini della Ue (ancora a quindici) intervistato considera moralmente inaccettabile il turismo sessuale, e il 63% ritiene che si possa evitare. Per quanto riguarda le cause dell'offerta, il 72% la collega alla povertà dei paesi del Sud del mondo, seguita dall'esistenza di reti criminali».
Sulle soluzioni il campione si spacca, il 38% tende alla repressione mentre il 36% alla prevenzione, infine, ben il 54% del campione dichiara di essere disponibile a cambiare luogo di vacanze se scoprisse che si pratica la prostituzione infantile.
Finora sono state avviate campagne di sensibilizzazione nel Nord Europa, soprattutto sugli aerei che viaggiano in Asia e in Brasile e sono stati finanziati diversi programmi di cooperazione destinati ad aiutare bambini strappati alle reti criminali della prostituzione. Sono state costruite ad esempio case-alloggio per accogliere i piccoli strappati alla malavita a Calcutta (India), Bogotà (Colombia), Olinda (Brasile) e Nairobi (Kenya), «ma -sottolinea Fides- si è ancora molto lontani dal raggiungimento di risultati concreti».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Il post partita di Cornacchini e Neglia

Il post partita di Cornacchini e Neglia

 
Bari, caso commissioni al Comune: il consigliere «muto» davanti alla telecamera

Bari, caso commissioni al Comune: il consigliere «muto» davanti alla telecamera

 
Bari, si schianta contro un albero: muore 79enne, ferita la moglie

Bari, si schianta contro un albero: muore 79enne, ferita la moglie

 
Lorem video dolor sit amet, consectetur

Lorem video dolor sit amet, consectetur

 
Treni, la partenza del primo Frecciarossa per Torino: ma in Puglia andrà «lento»

Treni, parte il primo Frecciarossa per Torino: ma in Puglia andrà «lento»

 
Portici-Bari, i tre gol biancorossi

Portici-Bari, i tre gol biancorossi

 
Corinaldo, la fuga e il crollo della balaustra che ha schiacciato i ragazzi in discoteca

La fuga e il crollo della balaustra che schiaccia i ragazzi in discoteca

 
F-104, la  storia di un mitoper tre generazioni di piloti

F-104, la storia di un mito
per tre generazioni di piloti

 
Portici - Bari, il punto con La Voce Biancorossa: segui la diretta

Portici - Bari, il punto con La Voce Biancorossa: rivedi la diretta