Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:52

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Sassi cavalcavia - Padre Letizia: se davano l'ergastolo agli assassini di mia figlia forse non succedeva più

CIVITANOVA MARCHE (MACERATA) - «Abbiamo uno Stato che protegge solo i delinquenti, e basta. Invece di condannare questa gente all' ergastolo gli regalano il rito abbreviato, e quelli hanno pure il coraggio di fare ricorso in Cassazione. Se gli davi 30 anni, a chi ha ammazzato mia figlia, magari qualcun altro ci pensava, prima di buttare giù un altro sasso». Vincenzo Berdini è il papà di Maria Letizia, uccisa a 31 anni - era il 27 dicembre del 1996 - da una pietra lanciata dal cavalcavia della Cavallosa, lungo l' autostrada Torino-Piacenza.
Per lui oggi il tempo è tornato indietro di nove anni, se le indagini confermeranno che a uccidere un automobilista, Natale Gioffrè, e a ferirne altri, lungo la Roma-Napoli è stato il lancio volontario di un masso sull' asfalto «da parte di qualche incosciente».
Anche la vittima dell' A1 stava andando in vacanza, come Letizia, falciata via sotto gli occhi del marito, Lorenzo Bossini, sposato solo cinque mesi prima, con il quale stava per volare a Parigi, per un viaggio desiderato a lungo. Un tonfo sordo, che manda in frantumi il parabrezza della Mercedes 190, e di quella ragazza sorridente, che sognava di fare qualcosa di più della cantante di pianobar, oggi non restano altro che il nome su una tomba a Civitanova Marche, e un melograno piantato in giardino, che Vincenzo ancora coltiva. «Ed è morta per che cosa mi domando io, perche?», si dispera. A 74 anni Berdini non ha ancora voluto lasciare l' incarico di coordinatore della Protezione civile della sua città, nè la vecchiaia l' ha aiutato ad accettare i 17 anni di carcere - «solo» - inflitti agli assassini di sua figlia, Paolo Bertocco, Alessandro Furlan e i fratelli Franco e Paolo. Sbandati di paese, che non sapevano come passare il tempo, e prima della gara di sassi avevano bivaccato sul cavalcavia, come oggi, forse, i lanciatori dell' A1: «E' la cosa che mi ha fatto più male - racconta Vincenzo - sentire in tv di quelle bottiglie di birra e del pic-nic».
Anche stamattina alle 8, prima di raggiungere la moglie Mara a Castelsant' Angelo sul Nera, nella loro casetta di montagna, Vincenzo è andato al cimitero, a trovare Letizia. «Lo faccio tutti i giorni, qualche volta anche due o tre volte al giorno». Poi, all' ora di pranzo, la "botta" del telegiornale. «Io le cose quasi me le vado a cercare - mormora -, ho detto a Mara accendi la televisione, anche se qui non si vede tanto bene, perchè mi sembrava brutto non sentire le notizie... e lì, ho visto quella pietra, ed è stato come...non lo so, non lo so nemmeno io». Un cerchio dal quale non si esce, nonostante anni di processi, il dolore condiviso da una famiglia unita, le altre figlie Mariarosa e Maria Grazia sempre vicino, e di solidarietà ricevuta: «ma non quella dello Stato, quella mai. A una famiglia come noi, che ha sempre fatto il proprio dovere, rispettato le leggi, nessuno avesse detto almeno "quanto avete speso per i funerali", niente», quasi grida Berdini, con in cuore ancora «tantissima rabbia». «Per come va la giustizia in questo paese, perchè sono sicuro, sicuro no ma ho paura, che "quelli lì" fra un po' saranno già fuori, con i permessi premio, o qualche altro marchingegno. E sono sicuro anche che se gli davano l' ergastolo, o 30 anni, qualcun altro forse ci pensava prima di rifarlo». Anche se, almeno questo, «la Cassazione ha confermato le condanne».
Invece, colpa della stupidità e della cattiveria umane, «certo, non solo della giustizia - ammette alla fine - la storia di Letizia si è ripetuta. Forse quel signore, se veniva da Torino, ha perfino fatto un pezzo della stessa strada sua, lei era andata a vivere con Lorenzo a Rezzato, vicino Brescia, si ricorda?». Domani, appena rientrato a Civitanova, la prima cosa che Vincenzo farà sarà cercare l' indirizzo di questa famiglia torinese straziata e mandare un telegramma. Poi, andrà nella cameretta di Letizia, «che è rimasta come è rimasta, abbiamo fatto anche una raccolta di tutte le canzoni cantate da lei». E starà lì con la testa fra le mani, come ogni giorno.

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