Martedì 18 Dicembre 2018 | 12:58

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Lo zio di francesco: «Grazie per i fondi stanziati per le ricerche»

PALERMO - «Ringraziamo il Presidente del Consiglio Berlusconi per avere stanziato i fondi che permettono di proseguire le ricerche dei nostri cari, adesso siamo più fiduciosi che le ricerche non verranno interrotte. Ma fino a quando non lo troveremo da qui non ci muoveremo». Parla con la voce spezzata, Giuseppe Greco, zio di Francesco Cafagno, il ragazzo di 23 anni di Bari, uno dei dispersi, insieme con Raffaele Ditano, 42enne di Fasano e il meccanico di bordo tunisino, dopo il disastro aereo di sabato al largo delle coste palermitane. Lo zio di Francesco è ancora a Palermo, insieme con la madre del giovane, Enza e la sorella del ragazzo, Marcella. Mamma Enza, una donna minuta, ha gli occhi gonfi dal pianto. Ha lo sguardo assente. Non ce la fa a parlare, così chiede al cognato di rispondere. I tre sono tutti vestiti di nero. Lo sono stati fin dal primo giorno, da quando hanno saputo che il loro congiunto era tra i dispersi.

«Noi resteremo a Palermo - ha detto lo zio di Francesco - fino a quando non ci verrà restituito il corpo di mio nipote. Non ce ne andremo da qui. Mia cognata vuole indietro almeno la salma di suo figlio, per potere piangere sulla sua tomba. Non possiamo abbandonarlo a 1.200 metri di profondità». «Con il milione e mezzo di euro stanziato dal Governo, le ricerche dovrebbero andare avanti a lungo», dice.

La mamma di Francesco è convinta che il figlio sia imprigionato nella parte posteriore del relitto, che si dovrebbe trovare a oltre 1.000 metri di profondità. «Ieri sera - ha raccontato ancora Giuseppe Greco - ci hanno accompagnato alla Capitaneria di porto, dove ci hanno spiegato come avvengono le ricerche, che cosa succede in mare, e come funziona l'organizzazione. Sono stati sempre loro a dirci che fino a ieri hanno trovato nei pressi di Cefalù, quindi a distanza dal luogo del disastro, diversi oggetti del velivolo, sedili e altre cose appartenute ai passeggeri di quel maledetto aereo. Questo vuol dire che se i corpi fossero stati a galla, li avrebbero trovati. Invece, siamo convinti che si trovino tutti a più di mille metri di profondità, ecco perchè chiediamo al Governo, allo Stato, di andare laggiù per potere recuperare i poveri corpi».

Nel disastro di sabato scorso, costato la vita a tredici persone, tre uomini, una bambina di appena quattro anni e nove donne, è morta anche la fidanzata di Francesco Cafagno, Barbara Baldacci. E proprio la zia di Barbara Baldacci, Donatella Albergo, ha pubblicato oggi su un quotidiano palermitano una lettera di ringraziamento a Palermo «per avere accolto la mia disperazione - dice - fin sulla poltrona dell'aereo che mi ha portato a te poi da te mi portava via». La lettera si conclude con un appello rivolto all'«angelo» che ha «raccolto dal mare le care spoglie di Barbara». «A questo angelo della consolazione - dice la signora Albergo - io dico: ritrova anche Francesco che è ancora disperso e restituiscilo alle braccia vuote della madre disperata e alla fidanzata Barbara che lo aspetta nella tomba».

Intanto, Giuseppe Greco, non abbandona neppure per un attimo la cognata Enza e la nipote Marcella, uno scricciolo di un metro e cinquanta, ma molto tenace e battagliera. «Non lasceremo Palermo senza mio fratello», continua a ripetere.

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