Venerdì 14 Dicembre 2018 | 17:00

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Dietro la strage ancora il marchio di Al Qaida

img src='/foto/10967(3).jpg' alt='Egitto - Attentato Hotel Hilton di Taba' vspace='7' hspace='7' border='0' align='left' height='190' width='170'> ROMA - C'è ancora una volta il marchio di al Qaida impresso sulle bombe che la notte scorsa hanno seminato morte e distruzione tra i turisti di Naama Bay, la zona alberghiera di Sharm el Sheikh conosciuta anche come la «Rimini del Mar Rosso».
Con un comunicato su Internet - giudicato ad un primo esame degli esperti «attendibile» - le brigate del martire Abdallah Azzam hanno rivendicato oggi gli attentati di Sharm costati la vita a 90 persone, tra cui l'italiano Sebastiano Conti (ma il bilancio potrebbe aggravarsi) e nel quale sono rimaste ferite 200 persone.
Il gruppo - uno dei tanti della popolosa galassia che si rifà al nome della guida spirituale Osama bin Laden - è lo stesso che ha firmato la strage del 7 ottobre del 2004 all'hotel Hilton di Taba, sul confine tra Egitto ed Israele, dove morirono 34 persone e 157 rimasero ferite.
«I mujaheddin hanno compiuto un attacco devastante contro i crociati, i sionisti e il regime egiziano infedele a Sharm el Sheikh», si legge nel comunicato delle brigate di Abdallah Azzam che si autodefiniscono «il gruppo di al Qaida nei paesi del Levante ed in Egitto».
Abbiamo «attaccato l'Hotel Ghazala Garden che è stato totalmente distrutto così come il mercato vecchio che è pieno di sionisti e crociati»...» questa operazione - prosegue la rivendicazione pubblicata sul web - è una risposta alle forze del male che versano il sangue dei musulmani in Iraq, Afghanistan Palestina e in Cecenia». «Vogliamo dire alto e forte che non avremo paura delle fruste dei torturatori in Egitto e non perdoneremo chi fa male ai nostri fratelli nel Sinai». «Giuriamo che vendicheremo i martiri del Sinai che sono stati uccisi dai tiranni d'Egitto», è scritto in calce sul comunicato.
Le sigle dei fedelissimi alla cupola del miliardario saudita bin Laden si avvicendano, ma la tecnica della campagna del terrore è quella, ormai collaudata, di più attacchi simultanei.
Come a Londra, il 7 luglio scorso, si sono succedute a breve distanza le esplosioni in tre stazioni nella metropolitana e su un autobus per mano di quattro kamikaze, ieri notte a Sharm un'autobomba è esplosa nel suk della città vecchia mentre l'ennesimo martire lanciava a tutta velocità un'altra auto imbottita di esplosivo contro l'ingresso dell'albergo Ghazala Gardens ed un'altra bomba nascosta in una borsa distruggeva diverse vetrine.
Sono anni che gruppi affiliati di al Qaida firmano con il sangue stragi concepite con le stesse modalità: Bali (202 morti nel 2002), Casablanca (40 morti nel 2003), Djerba (21 morti nel 2002) o Istanbul (63 morti nel 2003).
L'attentato di Sharm coincide simbolicamente con il giorno dell'anniversario della rivoluzione degli ufficiali liberi guidati da Nasser del 23 luglio 1952, che rovesciò la monarchia, e quello in cui Hosni Mubarak avrebbe dovuto annunciare la sua candidatura alle elezioni presidenziali per il quinto mandato, ha pesanti indubbi risvolti politici. Ma avviene anche alla vigilia del processo - che dovrebbe aprirsi domani ad Ismailiya - contro tre egiziani accusati dell'attentato contro l'Hilton di Taba e rivendicato anch'esso dalle brigate del martire Abdallah Azzam.
Flavia Ressmann <

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