Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:11

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Io sopravvissuta ora vago nel deserto

UDINE - «Prima un grande botto. Ho pensato a un aereo caduto. Poi altre due violentissime esplosioni che hanno fatto tremare anche i vetri del mio albergo. Poi la corsa in motorino, con l' affanno e il terrore nel cuore e nel cervello. Il dramma era lì a poche centinaia di metri. Un inferno. Un dramma infinito». Così Selita Fumo, friulana di 32 anni, da quattro a Sharm, sopravissuta agli attacchi terroristici della notte scorsa, parla di quanto ha visto e sentito.
«Siamo tutti terrorizzati - racconta al telefono - perchè hanno colpito zone comuni, come il mercato, dove ognuno di noi, stranieri o egiziani, ogni giorno si reca per la spesa. E poi gli alberghi di 'Naama bay', quelli super lussuosi, dove spesso si reca in villeggiatura anche il Presidente egiziano Mubarak. Luoghi controllatissimi dalla Polizia. Eppure - dice Selita - è accaduto. Hanno portato l' inferno fino qui, in questo angolo di paradiso».

La ragazza, innamorata di Sharm, dove quattro anni fa si recò in gita turistica e che da allora non ha più abbandonato, parla ancora con affanno, quasi fosse sotto choc. «Dopo le esplosioni siamo corsi subito in motorino verso il luogo dove già salivano colonne di fumo. Ho visto con questi occhi il terrore, i morti, in un trambusto indescrivibile. Non credevamo quasi a quello che vedevamo. Sharm colpita al cuore, affranta, in ginocchio. Due alberghi praticamente rasi al suolo. E la zona del mercato squarciata. Abbiamo cercato di capire, poi la Polizia ci ha informato e allora siamo rientrati nel nostro albergo - racconta Selita - alla ricerca dei nostri amici. Ma le linee telefoniche sono saltate e, quindi, ci è stato impossibile contattarli. Abbiamo continuato a chiamare tutta la notte. Non sono riuscita neppure a mettermi in contatto con mia madre - precisa la ragazza - che ho sentito questa mattina. L' ho tranquillizzata. E' andata bene».

Com' è oggi Sharm? «Una città deserta. Nessuno è uscito di casa o dagli alberghi. Ho fatto un giro questa mattina, una cosa desolante. Non avevo mai visto la località così. Una città fantasma - dice Selita - una città ferita a morte. Nessuno sapeva cosa fare. Se andare o meno al lavoro e così tutti sono rimasti incollati davanti alle televisioni. A guardare l'orrore in diretta. Con il numero dei morti che cresce di ora in ora, con i corpi straziati degli egiziani e dei cittadini stranieri che vengono ricomposti. Con le sirene delle autoambulanze che ti bombardano il cervello. Se l' obiettivo dei terroristi era di colpire a morte questa località di villeggiatura - conclude Selita - ebbene, forse ci sono riusciti».
Pierpaolo Gratton

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