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Alberona

Alberona è terra di poeti e di leggende, paese dell'acqua "dea" della natura alla quale il paese ha dedicato splendide fontane. Qui si trova la "Fontana Muta", oasi di ristoro per cavalli e viandanti dal 1824 e ci sono i "Pisciarelli": "Acqua d'i Pisciarédde, acqua strafine che cant'e ride pe' di tré cannèdde...", secondo i musicali versi del poeta alberonese Giacomo Strizzi, colui che ha reso famose le tre "cannette" da cui fuoriesce acqua limpida, gelida, dissetante. Il centro storico di Alberona, fatto di splendide viuzze che aprono il cammino verso piazze e chiese antiche, è attorniato dal verde smeraldo delle colline circostanti, vera miniera per gli amanti della natura e delle escursioni in luoghi incontaminati, ricchi di fauna, vegetazione e sorgenti d'acqua purissima.
Alberona è il paese dei Templari che dominarono questo piccolo centro dall'alto delle imponenti mura del Palazzo Priorale. Avamposto di fascino e mistero, posto a quasi 800 metri d'altezza con lo sguardo rivolto alla fiera terra della Daunia. Per raccontare tutto questo, il Comune, l'associazione Italia Nostra e un'intera comunità, hanno collaborato alla realizzazione dell'Antiquarium comunale. Una struttura su cui ha lavorato, volontariamente, un muratore del luogo, ex emigrante nello stato di New York, Antonio Onorato. La memoria degli oggetti antichi è come un grimaldello, con cui, a volte, si riesce ad aprire lo scrigno della Storia. E' quello che succede visitando l'Antiquarium di Alberona, dove tutto, dagli attrezzi usati nelle campagne nei primi anni del '900, alle divise militari della seconda guerra mondiale, diventa un racconto nel racconto. I reperti della "grande guerra", ad esempio, narrano la vicenda di due soldati e di una bambina. I due militari, l'uno alberonese, l'altro tedesco, persero la vita proprio nei giorni in cui la pace, in seguito alla disfatta di Hitler, stava per affacciarsi nuovamente in Europa. Il primo, il tenente Andrea Nazaro (cui è dedicato un monumento), fu ucciso dai tedeschi per rappresaglia. Ad Alberona qualcuno aveva sparato contro soldati dell'esercito nazista. Senza nome, invece, la storia di quel giovane soldato biondo su cui si scagliò l'ira degli abitanti del paese. I tedeschi stavano per abbandonare Alberona, quando qualcuno decise di vendicare la morte del tenente Nazaro e le violenze patite sparando su un soldato tedesco. Quei colpi di fucile fecero cadere a terra, esangue, il giovane biondo militare e, allo stesso tempo, spensero per sempre la felicità di una bambina che stava festeggiando la fine della guerra. La piccola correva per le vie del paese, incapace di contenere la gioia che le dava la fine di un incubo. Un "romanzo" vero, quello scritto attraverso i reperti dell'Antiquarium, testimonianze acquisite lungo un arco temporale di quindici anni, per raccontare due secoli di storie, dal 1800 ad oggi. Nel primo dei quattro ambienti da cui è composto l'Antiquarium, antichi attrezzi agricoli del '900 sono la voce che narra antiche vicende contadine, fatte di sudore e fatica, quelle che servivano per azionare il torchio oleario esposto da questo straordinario museo. E ancora le storie minime, quotidiane, rivissute attraverso la ricostruzione di una vecchia casa del '900: una cucina con suppellettili, stoviglie, sedie, caffettiere e "u varleddhàre", mobile che conteneva barili pieni d'acqua, riserva per la famiglia alberonese di 100 anni fa. In un altro locale un'antica camera da letto, ricca di pregiati pezzi di corredo ricamati a mano dalle donne del paese. Poi, la toilette, con catini, orinali, brocche e rasoi. In un altro angolo, il fascino straordinario di una macchina da scrivere "brille", di ingialliti numeri della "Gazzetta Alberonese letteraria" e ancora tante altre suggestioni che parlano di una scuola che non c'è più, quella dei pallottolieri e di cartine geografiche che disegnavano un mondo profondamente diverso da quello attuale.

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