Martedì 11 Dicembre 2018 | 15:21

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Calderoli presenta un esposto contro lo sciopero

Riforme - Calderoli: «DDL entro la fine della settimana o mi dimetto» ROMA - Il ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli, ha presentato presso l'ispettorato di pubblica sicurezza del Senato un esposto contro lo sciopero dei magistrati.
Calderoli ha presentato l'esposto «come privato cittadino» chiedendo al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma il ministro ha specificato che analoga procedura si seguirà «a cascata» per le altre procure, di «accettare e valutare che il fatto dello sciopero promosso dall'Anm sia «tipico, antigiuridico, colpevole e quindi penalmente rilevante», e tutto ciò al fine di verificare la sussistenza di un reato: quello di «serrata e sciopero per fini non contrattuali» (art. 503 Codice Penale). Norma «posta a presidio - dice l'esposto - dei principi fondamentali del nostro assetto costituzionale.

Nell'esposto, Calderoli ricostruisce, citando interventi recenti e norme giuridiche, tutta la vicenda della scelta dell'Anm ricordando che oggi la magistratura si è astenuta dall'attività al fine di «ribadire la propria ferma contrarietà ad una pessima legge» (Calderoli cita i comunicati dell'Anm) e ricordando che lo sciopero è «volto a contestare le linee guida del disegno normativo concernente la riforma dell'ordinamento giudiziario». Il compito di fare leggi rientra nelle funzioni proprie del Parlamento, afferma il ministro leghista, e i giudici «non sono autorizzati a creare leggi, bensì - si legge nell'esposto - hanno l'incondizionato dovere solo di applicare la legge». Quindi, la magistratura «non può trasformarsi in legislatore e pretendere di dettare i contenuti dell'ordinamento giudiziario, operando pressioni sul Parlamento attraverso lo sciopero che paralizza l'attività giudiziaria. In tema di diritto di sciopero manca l'emanazione, pur esplicitamente prevista dall'articolo 40 della Costituzione, delle leggi che avrebbero dovuto regolarne l'esercizio. Pertanto, ad eccezione della disciplina relativa ai servizi pubblici essenziali, il vuoto legislativo è stato colmato, di fatto, dai giudici, soprattutto dalle pronunce della Corte Costituzionale». Dopo aver esaminato la giurisprudenza in materia, Calderoli sottolinea che tutte le volte che il mezzo di lotta sindacale «sia usato per fini diversi dalla realizzazione degli interessi economico-professionali dei lavoratori» e quindi «orientato al raggiungimento di obiettivi che, per realizzarsi, necessitano dell'emanazione di atti politici si applica la sanzione penale».

Lo sciopero di oggi dei magistrati - prosegue la denuncia - a questo punto «si risolve in un'indebita pressione politica sul Parlamento, anzi sul popolo. La violazione di tutti i principi sulla divisione dei poteri produce un'artificiosa contrapposizione tra chi chiede giustizia e chi l'amministra. Ad essere in pericolo è la sopravvivenza di un libero stato di diritto. La pretesa di interferenze, influenze, condizionamenti, invasioni dei campo nelle, competenze da parte della magistratura (un ordine le cui nomine hanno luogo per concorso, autonomo ed indipendente da ogni altro potere, soggetto soltanto alla legge) nei confronti del potere legislativo, spettanza del Parlamento, ergo del popolo, deflagra il sistema democratico». Secondo l'esposto, «non può esserci democrazia dove chi applica le legge provvede anche a strumentalizzarne il contenuto (manifestando contro chi queste leggi le fa), per difendere i propri privilegi a discapito del corretto funzionamento del sistema giudiziario». Quindi, Calderoli chiede all'autorità giudiziaria di accertare e valutare la «sussistenza» dell'ipotesi di reato ipotizzata nei confronti di tutti i magistrati che hanno aderito allo sciopero di oggi i cui nomi «risultano dalla lista chiesta dal ministro della Giustizia, prevedendo, se del caso, a trasferire gli atti che si manifestassero di competenza di altri uffici giudiziari».

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