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Inghilterra: due minuti di silenzio per sfidare la paura ed il terrorismo

Londra, dolore LONDRA - Una settimana fa, giovedì 7 luglio: queste erano le ore della morte, del dolore, della paura, dell'angoscia. Oggi Londra si è fermata per due minuti, a mezzogiorno in punto, ora locale (le 13:00 in Italia), «per sfidare il terrorismo», e per rendere omaggio, secondo lo stile composto che le è proprio, alle vittime delle bombe sui treni della metropolitana e su un autobus rosso a due piani.
I due minuti di silenzio sono stati osservati in tutti gli uffici e le scuole del Regno: li osserva Elisabetta II a Buckingham Palace come Tony Blair al numero 10 di Downing Street; si prega in silenzio nelle chiese cristiane, nelle sinagoghe, nelle moschee, nei templi buddisti ed induisti di questa cosmopolita città. A mezzogiorno tutti gli autobus della capitale hanno tirato il freno a mano; ed anche i bombati taxi neri, che spadroneggiano nel centro cittadino, interrompono le loro corse, così come i treni di superficie. Le strade di Londra si sono bloccate come in un fotogramma prolungato per 120 secondi. Solo la metropolitana è rimasta in funzione.

Già dalla prime ore del mattino, decine di migliaia di londinesi, sulla via del lavoro o della scuola, hanno deposto fiori e si sono fermati in raccoglimento sui luoghi degli attentati. A King's Cross, la maestosa stazione in stile gotico vittoriano, nel cui sottosuolo squadre di operai sono ancora al lavoro per recuperare i rottami e i resti dei cadaveri del treno della Piccadilly Line, è giunto stamane il sindaco di Londra Ken Livingstone, divenuto l'emblema della riscossa della città.
«Due minuti per sfidare il terrorismo, per ricordare, per dimostrare la propria rabbia e per rendere onore ai morti, ai feriti e ai soccorritori», è lo slogan che lui stesso ha coniato per la manifestazione collettiva di oggi. Anche Ken 'il rosso' si è fermato davanti al luogo dove sono deposte i fiori, le candele, le foto in omaggio delle vittime, molte ancora disperse e non identificate. Poco distante da lui, in una fila lunga alcune decine di metri, centinaia di persone aspettavano il loro turno per firmare il libro delle condoglianze. Qui, alle 08:40 di una settimana fa, i quattro attentatori suicidi, tutti giovani britannici di origine pachistana, si divisero per seminare il terrore e il lutto lungo le linee della metropolitana: volevano tracciare con i loro ordigni esplosivi una croce simbolica di fuoco. Stamane, nell'ora di punta, le immagini del terrore sono ritornate nella mente dei pendolari di Aldgate Station e di Eldgware Road, gli altri due luoghi delle stragi.
«Penso che ciascuno di noi conosca qualcuno che in un modo o nell'altro è rimasto coinvolto nei fatti di quella mattina», ha commentato Carol Smith, 33 anni, funzionaria di una banca sullo Strand, fermatasi a pregare ai limiti dell'incrocio di Tavistock Square, dove è saltato in aria l'autobus a due piani rosso, su cui si era imbarcato il più giovane dei terroristi, Hasib Hussain, forse dopo aver cercato inutilmente di salire su un treno verso nord della Northen Line.
La scena dell'esplosione è ancora transennata e una palazzina di lamiera bianca blocca gli sguardi dei curiosi. Ma tutt'intorno, la polizia distribuisce volantini: 'Can you help?', in cui invita eventuali testimoni del 7 luglio a farsi avanti.
Continuano intanto le indagini a tutto campo per catturare il quinto uomo, la «mente degli attentati», un cittadino britannico di origini pachistane, già coinvolto in precedenti inchieste sul terrorismo, e partito dalla Gran Bretagna alcuni giorni prima delle stragi. Avrebbe legami con elementi di Al Qaida in America. Scotland Yard, si è appreso oggi, è inoltre sulle tracce di un egiziano, di nome Magdi El Nashar, di 33 anni, laureato in chimica, scomparso di recente dalla sua abitazione di Leeds, la cittadina 300 km a nord di Londra da cui secondo gli inquirenti provenivano tre dei quattro attentatori del 7 luglio.

Elisa Pinna

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