Lunedì 17 Dicembre 2018 | 07:56

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Il documento approvato a conclusione dei lavori del Forum organizzato a Bari dalla Regione Puglia sul tema «Mare aperto, per abolire le frontiere e chiudere i Cpt»

BARI - E' sul sito web della Regione Puglia il documento approvato a conclusione dei lavori del Forum organizzato a Bari dalla Regione Puglia sul tema «Mare aperto, per abolire le frontiere e chiudere i Cpt». Il documento, che s'intitola «Superare i Cpt, costruire una nuova politica dell'immigrazione», è stato firmato da quattro presidenti di Regione (Nichi Vendola per la Puglia, Ottaviano Del Turco per l'Abruzzo, Vito De Filippo per la Basilicata, Agazio Loiero per la Calabria) e assessori regionali di altre dieci: Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Toscana, Umbria.
Il testo, con il nome dei sottoscrittori, è all'indirizzo http://www.regione.puglia.it/quiregione/web/files/presidenza/ mareaperto/.
Questo il testo del documento: «L'Europa e il mondo devono rispondere positivamente e con lungimiranza alle sfide politiche e culturali incardinate nei fenomeni di mobilità degli esseri umani. L'immigrazione non può essere affrontata come una questione di 'ordine pubblicò spesso affidata alle cure di legislazioni emergenziali.
N si possono mettere in mora i diritti fondamentali degli individui, a cominciare dal diritto di asilo fino al diritto indisponibile alla libertà personale. Non si tratta solo di richiamare la non negoziabilità di principi cruciali della nostra civiltà, si tratta di affrontare con realismo e cioè nel pieno rispetto delle Leggi, le grandi problematiche dell'accoglienza, dell'inclusione, dell'interculturalità.
In questa cornice noi, Presidenti di Regione, ci assumiamo la responsabilità di riaprire una discussione che riguardi l'efficacia e l'equità delle politiche dei flussi migratori sin qui perseguite. Lo facciamo senza spirito di contrapposizione politica e senza prefigurare lacerazioni in quello che auspichiamo possa essere un fecondo colloquio inter-istituzionale. Lo facciamo cogliendo il punto più dolente di caduta delle scelte operate dall'Italia: i cosiddetti Cpt.
Chiediamo il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea, chiediamo al Governo l'istituzione di un tavolo di confronto per definire risposte alternative che tutelino i diritti e promuovano la sicurezza sociale. Perchè i Cpt hanno sostanzialmente attratto l'intera materia dentro un quadro di mera regolamentazione repressiva. Perchè essi si fondano su un(idea assai discutibile di 'detenzione amministrativà. Perchè invece di aggredire i nodi spinosi della clandestinità colpiscono, nei loro diritti, le singole persone, nella maggior parte dei casi sono le vere vittime della clandestinità.
In particolare con la Bossi-Fini si è accentuato oltremodo il periodo di trattenimento e si è creata una pericolosa commistione di presenze fra lavoratori, clandestini, richiedenti asilo, che rende ingovernabili i centri stessi.
Crediamo inoltre che i respingimenti collettivi di migranti, spesso in direzione di Paesi di provenienza noti per la sistematica violazione dei diritti umani, siano in contrasto con le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese.
Noi pensiamo che la clandestinità vada combattuta favorendo l' apertura di canali di ingresso legali, varando programmi seri di cooperazione allo sviluppo, riconoscendo il diritto d' asilo, promuovendo la cultura dei pari diritti e dei pari doveri, ma anche consentendo i ricongiungimenti familiari e serie politiche di integrazione sociale.
Superando un approccio ideologico alla regolamentazione dei flussi che contrasta sia con la tutela dei diritti delle persone che con le stesse necessità economiche del nostro paese, visto il rinnovarsi della pratica dei decreti aggiuntivi e non programmati.
Del resto non possiamo dimenticare le condizioni drammatiche di molti paesi da cui si originano i flussi migratori.
Per questo riteniamo urgente lavorare perchè il Mediterraneo diventi un mare di pace, di convivenza tra diversi, di diritti. E chiediamo dunque all' Italia e all'Europa di riaprire il capitolo delle politiche dell' immigrazione».

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