Martedì 18 Dicembre 2018 | 19:48

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Cerimonie per le vittime in tutte le chiese del Regno

LONDRA - Piccoli volute di incenso salgono verso la volta in stile neo-greco che sovrasta l'altare. Padre Paul Hawkins ha appena finito il suo sermone domenicale e molte del centinaio di persone presenti faticano a trattenere le lacrime, pensando a quanto egli ha appena detto sulle bombe di Londra. In tutte le chiese cristiane del Regno Unito, cattoliche e anglicane, si sono commemorate oggi le vittime degli attentati terroristici che hanno straziato la capitale inglese giovedì scorso. Ieri si era pregato nelle sinagoghe, e venerdì nelle moschee.
Ma nella Chiesa di St. Pancras Church vi era stamani un'atmosfera particolare, unica, perchè questo luogo di culto anglicano si trova a poche centinaia di metri sia da Tavistok Square, dove è saltato per aria l'autobus a due piani, sia da King's Cross Station, il Ground Zero di Londra, nel cui sottosuolo è sepolto ancora il vagone della morte della Piccadilly Line. Jenny Nicholson, una giovane donna che frequentava l'assemblea domenicale, è nella lista dei dispersi e la foto con il suo volto sorridente è appesa sotto il portico, accanto ad una lapide che ricorda 31 persone morte in un incendio della metropolitana del 1987. A St. Pancras, tre giorni fa, tanti si sono rifugiati subito dopo le bombe.

Era commovente - riferiscono alcuni testimoni - vedere l'aiuto e il sostegno che si davano. Totali sconosciuti che si abbracciavano e si confortavano. Dalle 8:50 di giovedì, la Chiesa è rimasta sempre aperta per dare un aiuto psicologico a chi si doveva recare nei luoghi degli attentati, ai tanti parenti disperati alla ricerca dei loro cari.
«Noi tutti - osserva padre Paul nel sermone - amiamo vivere a Londra e, in parte, la ragione è che questa città è così ricca di culture e fedi diverse».

«Gli odiosi attentati del 7 luglio ci rendono solo più determinati a vivere in pace e nel rispetto degli altri. In ciò tutti abbiamo un ruolo importante da svolgere». Sulle panche siedono fedeli di ogni ceto sociale e razza. «Non ci sono terroristi musulmani - avverte il religioso -Ci sono solo terroristi. Ci sono criminali che dichiarano di essere musulmani. Tutti noi sappiamo che la maggior parte dei nostri amici e vicini musulmani sono orripilati e disgustati come noi per ciò che è avvenuto».
Paul Critchon è un sessantenne che vive da sempre vicino alla chiesa di St. Pancras, ma che non vi aveva mai messo piede.
Oggi c'era anche lui ad ascoltare il sermone domenicale. «Ho sentito il bisogno di venire a pregare, per la prima volta in vita mia», confessa. «Penso che il reverendo abbia ragione quando dice che bisogna pensare ai morti e ai feriti, ma nello stesso tempo incoraggiare la gente a continuare nella propria vita».

La cerimonia è finita e i fedeli si stringono la mano in segno di pace. Molti depongono mazzi di fiori ai piedi delle colonne ioniche del portico.
A due chilometri di distanza, nella solennità maestosa di Westminster Abbey, le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della fine della guerra si intrecciano con il ricordo dei morti degli attentati e la risposta da dare al terrorismo. In prima fila siede la regina Elisabetta II, vestita con un completo giallo e con in testa uno dei suoi amati cappellini; poco più in là, in abito scuro il premier Tony Blair.
Dal presbiterio, l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams chiama alla resistenza contro «lo spirito di morte e umiliazione» ancora presente, come hanno dimostrato gli attacchi terroristici del 7 luglio. Le celebrazioni di massa per la vittoria e la fine della seconda guerra mondiale, sono - spiega - «la risposta più appropriata alle bombe terroristiche che giovedì hanno provocato decine di vittime».

Elisa Pinna

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