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Maurizio Maggiani, 'IL VIAGGIATORE NOTTURNO' (FELTRINELLI, pp. 194 - 15,00 euro)

Un romanzo di racconti, carico di incontri e di visioni, di riflessioni e intime rese dei conti, di suggestioni liriche e di avvenimenti forti, di personaggi reali e figure simboliche, che spaziano dal deserto algerino ai boschi dei balcani: un libro complesso, quest'ultimo di Maggiani, che si sviluppa e intreccia su più piani che vengono fusi dall'intensità della voce narrante, da un andamento orale risolto con bella e costante misura espressiva.
La storia inizia nel Sahara, dove il protagonista, uno studioso di migrazioni animali, è stato mandato a seguire l'arrivo delle rondini che scendono a sud d'inverno. Così aspetta «una rondine che dentro di lei ricorda che questo deserto di pietre è stato verde di pascoli e boschi, ricco di fiumi e di cervi. E se non in questa, nella prossima era tornerà a esserlo. E se io, che sono scienziato-ricercatore posso anche non saperlo, le rondini no. Le rondini sanno quello che fanno».
E come le rondini, erranti sono gli uomini che gli passano accanto, che arrivano in quel posto, dove è la tomba di padre Charles Foucauld, gran viaggiatore sconvolto dai massacri della Grande Guerra e finito a vivere tra i Tuareg. Personaggio reale di cui Maggiani ci offre spesso citazioni, che sono però sue, apocrife, anche se nello spirito originale.
E l'io narrante, dal suo punto d'osservazione, isolato, in Africa ricorda il proprio mondo e valuta la distanza che lo separa dal resto del mondo e da quei luoghi, come l'ex Jugoslavia, sconvolti dalla guerra. Mentre i personaggi che nascono dai suoi racconti, specie le donne, rappresentano quella bellezza che è anche nei luoghi, negli animali e che è un po' il valore che accomuna tutti, in cui ci si riconosce e ci si placa, momento di pace e amore, su cui è come si spargessero le macchie del sangue della guerra e del terrorismo, di una bomba che scoppia nel mercato bosniaco di Tuzla o dei banditi che stanno arrivando dal Mali, i feroci uomini del Fis.
Il gioco di questa ricca, fascinosa e coinvolgente narrazione, è forse quello di confonderle realtà e visioni, e non farci distinguere quel che è da quel che vorremmo fosse, sperando che un giorno il mondo torni ad essere un Eden, come indica l'arrivo in quel deserto delle rondini, e sapendo che «accettare il mistero, vivere portando il mistero con sè, fa di qualunque uomo un profeta», come ha scritto padre Foucould-Maggiani.

Paolo Petroni

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