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Sindoca: «Il mio arresto? Una bufala per delegittimarci»

ALAGNA LOMELLINA (PAVIA) - «Il mio arresto? Una bufala. Una chiara montatura per delegittimare l'operato di un ente solo perchè diretto da due uomini di destra». L'ente in questione è il Dipartimento di Studi Strategici Antiterrorismo, finito nel mirino dell'inchiesta genovese. Uno dei «due uomini di destra» è Riccardo Sindoca, 37 anni, vicedirettore del Dssa, da questa mattina agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Alagna Lomellina, con l' accusa di associazione per delinquere finalizzata all' usurpazione di funzioni pubbliche.
Riccardo Sindoca, fondatore assieme a Gaetano Saya, del nuovo Msi-Destra Nazionale e capo di Gabinetto dello stesso movimento politico, non fatica a parlare con i giornalisti, tre ore e mezza e conclusione con una 'visità alla sua tenuta: un ex convento tra le campagne della Lomellina, circondato da un enorme parco privato in cui svettano statue e pini secolari.
Sindoca, separato da cinque anni dalla moglie e padre di un ragazzo di 11 anni, in Lomellina vive da quasi un anno, con la madre: «Ho dovuto lasciare Milano a causa di minacce di morte ricevute per la mia attività politica - spiega - Quando ho saputo che la tenuta era stata messa in vendita non me la sono lasciata scappare. Questo è un posto tranquillo». Talmente tranquillo che quando, alle 5 del mattino, 14 uomini tra carabinieri e poliziotti, hanno bussato alla porta di casa Sindoca, c'è voluto un niente perchè in paese tutti sapessero. «Hanno arrestato il commendatore», si vociferava nei bar. Commendatore dell'Ordine Equestre di San Silvestro Papa, Sindoca però è anche conte, per la precisione Conte d'Altavilla, un titolo che il 37enne ha deciso di riscattare qualche anno fa grazie alla sua discendenza «da una casa nobiliare siciliana».

Visibilmente stanco, Riccardo Sindoca - camicia bianca a righe beige e pantaloncini corti grigi - mostra con orgoglio onoreficenze e titoli incorniciati e appesi un po' ovunque sui muri della sua abitazione, arredata con preziosi pezzi d' antiquariato. In salotto c'è l'angolo studio, con tanto di bandiere: quella italiana e quella dell'Unione Europea. «Per me la Patria è un valore da difendere - dice - E per questo valore ora mi trovo nei guai. Almeno qualcuno crede di avermici messo». L'accusa non lo scompone più di tanto. «Sono sereno e confido nell'operato della magistratura. Il nostro dipartimento non si è mai sostituito alle forze di polizia: abbiamo solo svolto studi con l'unica finalità di informare le autorità preposte sull'eventuale esistenza di gruppi terroristi islamici in Italia». E aggiunge: «Non credevo che farsi parte attiva per produrre ricerche altamente qualificate al fine di garantire la sicurezza nazionale fosse un reato». Alla domanda sull' esatto operato del Dssa, Riccardo Sindoca preferisce non scendere nei particolari. Così come sul suo passato: «Alla morte di mio padre, a 17 anni, sono entrato al Centro Interforze Detective Esperti di Liegi, in Belgio. Ne sono uscito un anno dopo, con un punteggio di 87 su 100 e poi sono tornato in Italia. Qui sono stato impiegato in diverse situazioni, da diversi enti istituzionali, non posso dire quali, per varie attività di polizia». Il conte spiega di essere stato ausiliario di polizia giudiziaria presso varie Procure e forze di polizia: tutti lavori svolti come consulente, da libero professionista. Dei suoi incarichi (veri o presunti), però, c'è traccia reperibile solo di quello svolto a Rho, presso l'ufficio del giudice di pace Pasquale Romano, come responsabile della sicurezza del Coordinatore e assistente per le relazioni esterne istituzionali. E qui emerge un'altra attività sconosciuta di Riccardo Sindoca che, oltre a dichiararsi esperto di criminalistica ("branca molto più ampia della criminologia"), sarebbe anche esperto di acuologia. Una disciplina sull' «ascolto dell'altro».

Durante la sua attività di intelligence nel Dssa, Sindoca dice di aver permesso di sventare un attentato di Al Qaeda a Linate nel dicembre 2004. «Fu grazie al nostro rapporto sulle moschee sotterranee, di cui parlò il quotidiano Libero - prosegue Sindoca - che si scoprì l' esistenza di riunioni clandestine che avvenivano nei sotterranei di negozi gestiti da islamici nell'hinterland milanese. Ma tantissimi furono i dossier che il Dssa inviò in un anno al Cesis, al Sismi e al Sisde». In tutti questi dossier sarebbero stati segnalati «a tutti gli enti preposti, ministero compreso» i soggetti islamici considerati pericolosi. «Non abbiamo mai svolto indagini, ma solo studi. E non abbiamo mai effettuato intercettazioni o pedinamenti. In qualche caso abbiamo fatto servizi fotografici, ma tutte le fotografie sono state spedite con i dossier».
Dopo le voci che lo davano come uno dei reclutatori di Quattrocchi, l'esperto criminalista nega di averlo mai conosciuto: «Uno dei nostri iscritti, ora indagato, lo conosceva - dice - Io non l'ho mai incontrato personalmente». Ma ammette che «tra le centinaia di persone - tra cui giuristi, analisti ed economisti - che fanno parte del dipartimento, ci sono anche degli 'agent contractor', consulenti tecnici che svolgono attività di sicurezza all'estero».

Non dice ma neppure smentisce di aver fatto parte di Gladio, domanda che nasce quando mostra il tatuaggio con lo stemma dell'organizzazione Stay Behind e la scritta 'Silendo Libertatem Servo'.
«E' chiaro che stavamo dando fastidio a qualcuno, politicamente intendo. Per questo siamo stati bloccati». La vicenda giudiziaria non sembra preoccupare Sindoca: «continuerò ad oltranza la mia attività politica in chiave anti-Islam. Non sono razzista ma mi sento diverso dagli islamici. Sono cristiano e cattolico, nel '98 la mia attività ha ricevuto la benedizione di Papa Giovanni Paolo II. Ecco l'attestato: vuole trascrivere il contenuto?».

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