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La moglie di Saya: nè truffatori nè polizia parallela

FIRENZE - «Parlano di mio marito e di Sindoca come truffatori. Ma non è vero. Il Dssa è un centro studi, non una sorta di polizia parallela, che ha sempre operato alla luce del sole e di cui fanno parte varie persone appartenenti anche alle forze dell'ordine, che non sono state raggirate: sapevano a cosa si iscrivevano».
A parlare è Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Gaetano Saya, agli arresti domiciliari (nella sua casa di Firenze) così come Riccardo Sindoca per l'inchiesta della procura di Genova sul Dssa.
La moglie di Saya spiega anche che del Dssa fanno parte «persone vicino al governo di Israele e le istituzioni italiane erano a conoscenza del Dipartimento. Si tratta di un'organizzazione che non ha nulla di nascosto, se ne parlava liberamente. Nulla è mai stato fatto di nascosto, tutto è stato sempre comunicato alle istituzioni».

La signora Cannizzaro spiega inoltre che non sono mai stati utilizzati tesserini di riconoscimento falsi «come ho sentito dire: erano stati notificati alle istituzioni» e aggiunge che il Dssa aveva richiesto «finanziamenti, non ancora arrivati, a Bruxelles come centro studi, non alla Nato». Secondo la signora Cannizzaro tutto è scoppiato «perchè hanno disturbato qualcuno per la loro attività di studio legata all'antiterrorismo».
Riguardo alle condizioni del marito spiega che «sta bene, anche se è un po' giù per quanto accaduto». La signora Cannizzaro spiega infine che nel corso della perquisizione di oggi è stato sequestrato anche materiale dell'organizzazione politica Nuovo Msi - Destra nazionale che non c'entra nulla con l'indagine. Riguardo alle armi bianche portate via dall'abitazione di Saya, la moglie spiega che si tratta di una spada comprata da lei al castello di Gradara, nelle Marche, e due che le sono state regalate, una da alcuni persiani che l'hanno portato dall'Iran «e ha passato la dogana», armi per le quali non occorre la denuncia in questura. «Sono spade mie» aggiunge. C'erano poi coltelli da collezione, che la famiglia ha da anni e denunciati alla questura. Inoltre le palette sequestrate hanno l'indicazione «corpo politico» e «mio marito le aveva - conclude la signora Cannizzaro - per il Nuovo Msi-Destra nazionale».

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