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Bobo Vieri sempre con la valigia in mano

Bobo Vieri ROMA - Da ragazzino era terribile, tanto che gli amici australiani di Bob e Nathalie Vieri lo avevano soprannominato «il mostro». Aveva l'argento vivo addosso, non stava fermo un attimo, e una volta si rese irreperibile da scuola per 90 giorni. Nè Bob e Nathalie avrebbero mai pensato che quel piccolo colosso indiavolato sarebbe diventato Christian Vieri, uno dei più formidabili moltiplicatori di denaro nel calcio degli ultimi decenni, uno dei paradigmi della crisi economica del calcio, che ha rescisso (con buonuscita) un super contratto con l'Inter da 13 mln lordi perchè ha capito che con un Adriano così non c'è più spazio per lui. Se ne va, cerca un'altra squadra, dopo sei anni di Inter torna a girovagare come un tempo.
Bobo Vieri è stato recordman di trasferimenti, principe degli ingaggi, eppure senza aver vinto molto: due titoli Primavera col Torino, uno scudetto con la Juventus, una Coppa delle Coppe con la Lazio e due soli titoli di capocannoniere, nella Liga con l'Atletico Madrid e con l'Inter nel 2003.

Era irrequieto e lo sarebbe rimasto a lungo, anche da bomber di lusso: prima di approdare all'Inter Christian Vieri aveva cambiato nove squadre, praticamente ogni anni faceva la valigia. Ma che Bobo Vieri non fosse uno come gli altri era scritto nel dna e nella storia privata del ragazzo.
Figlio di Roberto, stella estrosa e discussa del calcio italiano anni 60/70, madre francese, vissuto dieci anni in Australia (è praticamente bilingue) da 4 ai 14 anni, fino ai 17 anni non aveva mai giocato seriamente al calcio, ma rugby, che non è proprio il percorso normale di un ragazzo italiano che cresce con il pallone in casa. Sta di fatto che un giorno approda nella Primavera del Torino e inizia la carriera di calciatore: dopo due scudetti nelle minori granata passa a Pisa, Ravenna, Venezia, e Atalanta, che lo riscatta dal Toro e lo vende nell'estate del 1996 alla Juventus per 7 miliardi di lire. Bobo Vieri ha 23 anni e finora si è sempre ben comportato: il primo gol in serie A risale al maggio 1992 contro il Genoa, poi tre anni di serie B.

L'esplosione di Bobo è repentina, non è facile farsi largo nella Juve di Ravanelli, Boksic, Del Piero, Amoruso, Padovano, Zidane... ma ci riesce, e strappa persino la convocazione in nazionale contro la Moldavia. «La Moldavia? Mah, francamente non so dove sia...» dichiara alla vigilia dell'esordio in azzurro, manifestando scarsa preparazione in geografia e ricordando a tutti che sui libri non era quel mostro che sarebbe diventato in campo, ma quello della sua permanenza in Australia, dove poi avrebbe aperto successivamente un ristorante. Il debutto contro la Moldavia fu straripante: gol e applausi, e Maldini se lo coccolava, lo chiamava «centravanti antico», tanto per disegnare un prototipo di bomber così raro a trovarsi. In azzurro il compagno Amedeo Carboni lo soprannomina «Chinaglione» e lui si sente onorato.
«Christian, attento, in un attimo sono capaci di farti piombare dalle stelle alle stalle», gli disse mamma Nathalie dopo che i riflettori si erano definitivamente accesi su di lui. «Vieri e Amoruso sono meglio di Ronaldo, ce li terremo ben stretti», disse invece Luciano Moggi nella primavera del 1997.
Solo che la luce su Bobo diventa accesa davvero: arriva l'Atletico Madrid e strappa il giocatore alla Juve nonostante Moggi fino all'ultimo ripeta che «Vieri è incedibile. Ma davanti a 34 miliardi e ad un ingaggio tre volte superiore per il giocatore la Juve cede: è l'estate del 1997. «Ottimo affare», lo giudica papà Roberto, innestando un meccanismo che sarà difficile fermare. Persino Mario Pescante interviene: «Operazione positiva, sono soldi che arrivano al calcio italiano».
In Spagna diventa un idolo, a gennaio 1998 persino il Milan di Capello lo vuole, ma gli spagnoli non cedono. Bobo ha un contratto quadriennale, è blindato, ma non fanno i conti con Cragnotti. E con Arrigo Sacchi. Jesus Gil a fine anno ingaggia il vate di Fusignano e Vieri capisce che è ora di rifare le valige. E' l'anno del Mondiale di Francia che lo consacra a livello internazionale, vicecannoniere con 5 reti dietro a Suker con 6, e allora Cragnotti si presenta con 60 miliardi da Gil e ad agosto porta il giocatore alla Lazio. Utile netto per l'Atletico: 16 miliardi di lire. Utile per Vieri, molto di più, tanto che sull'altra sponda del Tevere Sensi sbotta: «L'ingaggio dato dalla Lazio a Vieri porterà il calcio alla bancarotta». Parole profetiche. Ma Sensi non aveva fatto i conti con l'Inter. Non passa una stagione che Moratti si presenta da Cragnotti con 90 miliardi delle vecchie lire diventando in quel momento il giocatore più pagato della storia. «Vieri l'hanno pagato bene, prima era stato venduto male», è il commento dell'Avvocato. «Di questo passo dove andremo a finire? Le spese del calcio diventeranno insostenibili...», fu il commento di Giovanni Trapattoni. Forse lo stesso pensiero avuto da Moratti, al momento di rescindere il contratto di Vieri.

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