Venerdì 14 Dicembre 2018 | 15:28

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Blitz antipedofilia a Verona: tutti gli arrestati

VERONA - L'inchiesta condotta dai Carabinieri e dalla Polizia municipale di Verona ha seguito tre filoni principali, legati alle accuse di pedofilia, spaccio di droga e concussione. Sedici le persone complessivamente arrestate, la diciassettesima risulta al momento irreperibile.
Al reato di sfruttamento della prostituzione minorile vanno ricondotti gli arresti dei romeni Student Ghita (35), Martisoara Carmen Briceag (36) e Sclipeta Dila (38), tutti ospiti del campo nomadi di Monsuà. Insieme al latitante, i tre avrebbero costretto con le minacce sei minorenni, tra cui tre dei loro figli, a prostituirsi.
Otto le persone arrestate perchè, secondo l'accusa, si sarebbero accompagnate ai ragazzini: Angelo Gaburro (49) di Isola Rizza (Verona), con precedenti penali per reati a sfondo sessuale ai danni di minorenni; Rinaldo Rabbi (64), consulente, già noto alle forze dell'ordine per corruzione di minorenni; Raffaele Dal Santo (62), artigiano; Ettore Roberto Lizziero (47), pregiudicato per atti sessuali commessi ai danni di minorenni. Tutti e tre risiedono a Verona. Nell'elenco figurano anche Costantino Coatto (78) di Pescantina (Verona), a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari; R.S. (32) di Verona, dipendente presso una ditta di materiali informatici e già condannato per corruzione di minorenni a mezzo informatico; Sergio Piazzola (47) e Franco Castrovinci (73), entrambi di Verona, pregiudicato per ricettazione e detenzione di materiale pedopornografico. A quest'ultimo sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Al reato di concussione sono legati gli arresti domiciliari per Mauro Anselmi (34) di Verona, vice presidente della Comunità dei Giovani Onlus, coordinatore del progetto di integrazione rom dell'area di Boscomantico, e Maurizio Chiappa (43), anch'egli residente nel capoluogo scaligero, coodinatore del progetto di integrazione rom dell'area di Monsuà e dipendente dell'Istituto religioso «Don Calabria». Il quattordicesimo arrestato, Matei Barbu, (45) romeno, avrebbe svolto il ruolo di intermediario per l'ingresso nel campo, in cambio di denaro, di stranieri non inseriti nella lista ufficiale del progetto.
L'ultimo filone dell'inchiesta, legato allo spaccio di stupefacenti, ha fatto scattare le manette per i fratelli Cristian e Costantin Barbu, di 25 e 27 anni, clandestini, entrambi alloggiati nel campo nomadi di Boscomantico.

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